Post Brexit, bene gli asset più dinamici

L’inchiesta di Fondi&Sicav sul post Brexit continua con l’intervento a cura di Nick Peters, gestore della gamma FF Global Multi Asset Tactical Fund, Moderate e Defensive di Fidelity International

 L’indice S&P 500 e i titoli di Stato USA sembrano i principali beneficiari delle tensioni scaturite dal referendum nel Regno Unito. Due mesi dopo il voto, quali altre asset class hanno superato incolumi la vittoria del fronte anti-europeista?

A mio avviso i titoli di Stato Usa hanno in parte beneficiato della situazione poiché gli investitori sono andati alla ricerca di beni rifugio, spinti dall’incertezza post Brexit. Ciononostante, abbiamo anche assistito a un rally generalizzato che ha coinvolto molteplici asset class, comprese azioni e obbligazioni. Ha giocato a favore anche la possibilità di misure più espansive da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Da parte mia, ho aumentato l’esposizione agli asset più dinamici dal momento che la congiuntura economica appare ragionevolmente favorevole.
Le materie prime, invece, non hanno certo brillato quanto a performance. Dopo il referendum hanno continuato a registrare andamenti alterni, sebbene restino una delle asset class con i risultati migliori da inizio anno. Di recente ho incrementato le allocazioni sul segmento all’interno dei fondi GMAT, approfittando delle quotazioni petrolifere in ribasso.

Quali asset class hanno invece subito le ripercussioni maggiori o non hanno recuperato le perdite registrate all’indomani del referendum?

Il forte indebolimento della sterlina è la principale conseguenza del risultato con cui si è chiuso il referendum. Mentre cresceva l’aspettativa di un voto favorevole alla permanenza nell’Ue durante la notte delle votazioni, la sterlina si è impennata raggiungendo quota 1,50 contro il dollaro Usa. Successivamente, però, è crollata del 15% circa. Inoltre, fattori quali il deterioramento delle prospettive economiche, una politica monetaria più espansiva e i deficit gemelli del Regno Unito (disavanzo pubblico e disavanzo delle partite correnti) potrebbero indebolire ulteriormente la valuta britannica.
All’interno dei fondi GMAT, mantengo una posizione lunga sul Ftse 100 e corta sul Ftse 250. Questo tipo di allocazione dovrebbe trarre vantaggio dal risultato del referendum, poiché una sterlina più debole fa crescere il valore degli utili generati all’estero dalle società Ftse 100, che rappresentano il 75% circa dei profitti complessivi dell’indice. Il Ftse 250, invece, essendo maggiormente orientato al mercato interno, perderà probabilmente terreno in concomitanza con l’indebolimento dell’economia britannica, provocato dall’incertezza sulla Brexit e dal conseguente calo degli investimenti.

Ritiene che la Brexit avrà conseguenze a medio-lungo termine oppure che l’attenzione si sposterà presto sulla normalizzazione dei tassi d’interesse negli Stati Uniti o su altri eventi?

Ritengo probabile che la Brexit avrà conseguenze a medio termine. Sia il Regno Unito che l’Unione Europea stanno mettendo a punto le rispettive posizioni in vista di una trattativa. Anche i tempi dell’iter di separazione sono un tema sensibile: in Francia e in Germania sono previste le elezioni nel 2017 e nessuno dei due governi vuole che la Brexit diventi argomento di campagna elettorale. In ogni caso, le trattative richiederanno almeno due anni di tempo e non mancheranno gli scossoni, anche se l’esito finale dovrebbe essere ragionevolmente positivo.

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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