Preferenza per i titoli azionari"; ancora neutrali su bond e USD

I nostri indicatori del ciclo economico sono tuttora positivi a livello globale ma ma deludono i dati USA. PICTET AM Strategy Unit

Confermiamo il sovrappeso del mercato azionario in quanto gli stimoli monetari forniti da diverse banche centrali a livello mondiale dovrebbero sostenere le asset class più rischiose e stimolare la crescita economica, sia nei Paesi avanzati che in quelli emergenti.

È incoraggiante anche l’andamento degli utili aziendali. La proporzione di società che alzano le stime degli utili è in notevole aumento rispetto a quella delle società che le tagliano.

Manteniamo un posizionamento neutrale sulle obbligazioni, prevedendo rendimenti abbastanza stabili in assenza di pressioni inflazionistiche; anche il dollaro resta su un livello neutrale alla luce del rallentamento delle ultime settimane.

I nostri indicatori del ciclo economico sono tuttora positivi a livello globale, come sottolinea il rialzo degli indicatori anticipatori dell’attività mondiale ben al di sopra della media di lungo periodo. A trainare la ripresa potrebbero essere Europa e Giappone. Gli ultimi dati USA appaiono invece complessivamente deludenti.

L’economia americana evidenzia infatti una continua decelerazione sia nel settore manifatturiero che in quello della distribuzione al dettaglio. Il calo degli indici manifatturieri per il quarto mese consecutivo e l’ulteriore contrazione degli investimenti tecnici indicano debolezza dell’attività industriale. In seguito alla flessione dei prezzi del petrolio, le famiglie americane hanno visto ridursi i costi energetici, ma hanno preferito risparmiare anziché spendere di più in beni di consumo. Una dinamica che ha pesato sulle vendite al dettaglio. Allo stesso tempo, il vigore del dollaro ha frenato, sia pur lievemente, le esportazioni: secondo i nostri calcoli, un aumento del 10% del valore del dollaro ponderato per l’intercambio riduce l’export nazionale del 6% circa.

A nostro parere, però, l’attuale debolezza dell’economia USA è un fenomeno di breve durata. Nella seconda metà dell’anno è probabile un rimbalzo del 3% (annualizzato), decisamente al di sopra del trend di lungo termine. Nel terzo trimestre, inoltre, è prevedibile una ripresa della crescita salariale al 2,5%, che consentirebbe alla Fed di cominciare ad alzare i tassi di interesse verso fine anno.

L’economia dell’eurozona continua a mostrare segni di miglioramento. Gli indicatori anticipatori hanno subito un’ulteriore accelerazione grazie alla spesa retail, soprattutto in Germania. La fiducia dei consumatori dell’area euro si attesta al punto più alto da settembre 2007 e la crescita del credito, in particolare alle famiglie, si conferma robusta. Il programma della BCE, che prevede l’acquisto mensile di 60 miliardi di euro di asset, dovrebbe, a nostro parere, dare ulteriore impulso ai prestiti. Inoltre, il recente calo dell’euro dovrebbe favorire le esportazioni, incrementando gli utili aziendali.

Il Giappone, dopo la recessione dell’anno scorso, è protagonista di una costante ripresa. Gli indicatori di tendenza sono saliti per il secondo mese consecutivo, mentre la produzione industriale ha evidenziato una ripresa grazie alla debolezza dello yen, che contribuisce a rilanciare le esportazioni. Dato il continuo calo dell’inflazione, la BoJ potrebbe ampliare il programma di stimoli monetari per far salire i prezzi e difendere così la propria credibilità.

In Cina l’attività economica rallenta, frenata da industria, costruzioni e settore immobiliare. Nei prossimi mesi è probabile un’accelerazione grazie alla solidità dell’export (le esportazioni nominali hanno registrato un aumento del 20% semestrale su base annualizzata) e alla resilienza della domanda interna, che dovrebbe essere ulteriormente sostenuta dagli stimoli monetari della banca centrale. Un altro segnale positivo è la decisione del governo di allentare la pressione sulle amministrazioni locali indebitate con un programma di swap obbligazionario.

Le economie dei mercati emergenti continuano a evidenziare una divergenza fra chi, come l’India, consuma energia e beneficia quindi di un calo dei costi, e chi invece esporta materie prime. Particolarmente vulnerabile è il Brasile, dove inasprimento fiscale e tassi di interesse più elevati gravano sull’economia interna. In futuro, la ripresa della domanda estera dovrebbe favorire la crescita delle esportazioni dai Paesi emergenti, soprattutto alla luce della forte sottovalutazione delle monete di tali aree, che secondo il nostro modello si attestano al di sotto del fair value di lungo termine del 26% circa.

Le condizioni di liquidità sono favorevoli a livello globale. I nostri indicatori europei hanno raggiunto il massimo storico grazie al programma di allentamento della BCE. Il contesto di liquidità è migliorato anche negli USA in seguito alla ripresa della crescita del credito, ma potrebbe peggiorare nel corso dell’anno, quando la Fed alzerà i tassi di interesse. Segnali incoraggianti arrivano dai mercati emergenti, dove varie banche centrali hanno tagliato il costo del denaro. Il quadro è positivo soprattutto in Asia.

Gli indicatori del sentiment sono passati a un livello neutrale su scala globale, in quanto gli investitori hanno assunto un posizionamento meno ottimista sul mercato azionario statunitense. In Europa, però, dopo un generale rialzo delle borse della regione e un marcato aumento dei flussi di investimento, gli indicatori del sentiment sono scesi al di sotto dello zero. Le valutazioni sono meno favorevoli all’investimento sul mercato azionario. I principali indici di borsa sono prossimi ai massimi storici, con multipli degli utili al di sopra dei picchi del 2007. A livello globale, i titoli azionari scambiano a un P/E prospettico a 12 mesi di 16,4. L’asset class si conferma comunque allettante rispetto alle obbligazioni, dato un premio di rischio implicito1 molto al di sopra della media di lungo termine in tutte le piazze più importanti.