Prese di profitto anticipate

Per la giornata di oggi ricordiamo la pubblicazione dei dati sul Pil degli Stati Uniti alle 14.30 e del Canada alla stessa ora. FXCM

Azzardando un orizzonte temporale di quasi 1 anno ma anche semplicemente estrapolando l’ultimo mese, abbiamo quasi con noia reiterato sul ruolo cruciale del dollaro americano e su come sia sempre lui a “decider” le sorti del mercato valutario e più in generale del mercato nel suo complesso. Ogni giorno questo concetto, per quanto ormai sviscerato con ridondanza e maniacalità, ci fornisce lampanti ed incontrovertibili conferme. Lo abbiamo nelle settimane passate quando ha perso terreno nei confronti delle altre valute in maniera univoca, sebbene con movimenti non sempre sincronizzati, e lo abbiamo osservato quando durante tutta questa settimana ha invece incarnato la parte del leone andando a mostrare considerevole forza. E ancora, ieri quando è stata palese protagonista di vere e proprie prese di profitto nella seconda parte del giorno dopo i nuovi rally della mattinata. Ma tanto per essere chiari e inequivocabili, con il rischio di apparire stucchevoli, tutti gli elementi portano all’assunto per il quale “il mercato è dollaro-centrico, non riferendoci naturalmente solo a alla struttura con la quale il valutario è stato concepito, ma ad un concetto più ampio che rimanda al ruolo catalizzatore di flussi di liquidità che il biglietto verde riveste in maniera univoca in vendita o in acquisto a seconda degli indicatori provenienti da news ed aspettative di politica monetaria”. Il virgolettato è d’obbligo nel momento in cui, autocitandoci, poniamo in evidenza un concetto che deve restare scolpito nella nostra mente quando ci approcciamo al trading dei mercati in questo momento storico. I macrotemi, ormai è noto, restano 2: Fed ed Europa. Per quello che concerne il primo fronte abbiamo già però osservato come il mercato accusi una certa difficoltà a prezzare alcune aspettative, in particolare quelle sulla Federal Reserve dal punto di vista del timing dell’eventuale rialzo dei tassi di interesse: a Washington (e crediamo volontariamente) si passa da toni hawkish come quelli adottati da Janet Yellen lo scorso venerdì sera in chiusura di mercati quando ha lasciato intendere che l’istituto centrale americano procederà entro il 2015 al rialzo dei tassi, a veri e propri colpi di freno che invece mettono in guardia dato che il quadro economico statunintese continua a confermare ancora la sua eccesiva altalenanza ormai da oltre 2 mesi a questa parte. Dunque il punto resta quello per il quale gli operatori, non riuscendo ancora a costruire precise aspettative, reagiscono in maniera violenta su base episodica quando si tratta di release di un certo peso dal punto di vista macro, restituendo comunque l’idea che i diversi tasselli possano verosimilmente andare a comporre il mosaico di aspettative di attesa per il rialzo tassi. In tal senso tuttavia ieri abbiamo assistito ad una singolarità legata al fatto che sulla release delle 14.30 relativa alle richieste dei sussidi di disoccupazione la reazione del mercato sia stata piuttosto regolare, dal momento in cui un dato appena negativo (+282K vs +270exp, ricordiamo che in questo caso un dato più elevato è negativo) ha portato a vendite di dollaro poi riassorbite piuttosto in fretta, mentre 1 ora e mezza più tardi i pur buoni dati sulle Abitazioni in Vendita che hanno mostrato un +3,4% contro un +0,9% atteso hanno condotto all’effetto esattamente opposto di veloci e potenti dismissioni di breve dal biglietto verde. Difficile dunque trovare una ratio a tale accadimento, se non ascriverlo alla logica di prese di profitto nel momento in cui il susseguirsi di pubblicazioni favorevoli al dollaro – e che quindi hanno consentito buoni buy sullo stesso – ha in qualche modo preparato il terreno per andare a chiudere quelle posizioni tanto più, e lo abbiamo ribadito spesso, in giorni in cui è la dinamica di brevissimo termine a dominare le scelte degli operatori senza dimenticare naturalmente le line guida di medio termine. Ottica di breve che è naturalmente sostenuta dalla “tragedia greca” sulla quale però non ce la sentiamo di approfondire in maniera particolare, dal momento che l’informazione “canonica” è già ampiamente attiva sul tema oltre al fatto che è perfino logorante rincorrere tutti i rumour che su susseguono circa accordi vicini, possibili risoluzioni, disclosure su dialoghi e così via. La sensazione è che un qualche accordo si troverà entro il 5 giugno, che verosimilmente però sarà preceduto da grande nervosismo sui mercati tanto più se si pensa anche mercoledì 3 vi sarà la comunicazione da parte di Draghi di eventuali decisioni prese all’interno del Governor Council della BCE, seguita 2 giorni dopo appunto dalla scadenza per il pagamento della Grecia al FMI e dai dati sul lavoro USA naturalmente. Operativamente suggeriamo ancora con grande enfasi di monitorare la price action del FXCM Dow Jones Dollar Index il quale appare come la proxy perfetta per interpretare bene l’andamento del greenback con immediatezza ed esaustività con lo scopo di tradarlo in primo luogo, in quanto comunque grafico molto tecnico, o solo trarne squisitamente suggerimenti tecnici per poi andare a lavorare invece sui singoli cambi. Per la giornata di oggi invece ricordiamo la pubblicazione dei dati sul Pil degli Stati Uniti alle 14.30 e del Canada alla medesima ora, con la possibilità dunque di assistere da subito a conferme del nostro impianto logico.