Presto la debolezza del dollaro potrebbe attenuarsi

“Il mercato non sembra molto convinto di seguire le indicazioni della banca centrale americana”, sostiene John J. Hardy, head of Fx Strategy di Saxo Bank

Il mio titolo preferito, dopo i disastrosi dati sull’occupazione Usa di venerdì, è stato quello di Lisa Abramowicz “La Fed è all’oscuro come te” (Bloomberg) riguardante la traiettoria dell’economia degli Stati Uniti. In generale, è gioco facile evidenziare gli errori delle precedenti previsioni economiche fatte dalla Fed. Ma questa volta, riguardo il rialzo dei tassi, la Banca centrale ha sbagliato davvero di molto le previsioni, mettendo in campo il tentativo di aprire la strada a due o tre rialzi dei tassi per quest’anno. Il mercato, al contrario, era riluttante anche soltanto a prezzare con buona probabilità un singolo rialzo. Considerando la chiara intenzione della Fed, il mercato ha deciso di spingere il dollaro americano un po’ più in alto nelle ultime settimane, immaginando che la pubblicazione di dati positivi potrebbe consentire alla Fed di muoversi in giugno – o almeno certamente in luglio.

Anche per via di un mercato che non sembra molto convinto di seguire le indicazioni della banca centrale americana, le aspettative sui tassi d’interesse non hanno mai prezzato completamente due rialzi dei tassi. Più avanti nella curva, inoltre, il mercato continua a credere che i tassi degli Stati Uniti non si muoveranno per nulla, anche se le proiezioni del Fomc della riunione di marzo suggeriscono una normalizzazione verso il 3,0% entro la fine del 2018, basata sulla mediana di un range il cui minimo tocca il 2,0%.

Il mercato sostiene l’1,0% e la curva dei rendimenti degli Stati Uniti, nonostante gli operatori finanziari siano riluttanti a scontare rialzi dei tassi, continua ad appiattirsi rapidamente. Non esiste peggior segnale di un rischio di recessione di una curva dei rendimenti piatta o invertita, e questa ultima serie di dati (insieme a un primo trimestre con crescita, profitti societari e settore dei servizi deboli per gli Stati Uniti), hanno ulteriormente innalzato il profilo di rischio.

I prossimi sviluppi saranno difficili per i trader e, più in generale, per gli investitori in Usd. Qualche ulteriore debolezza del dollaro potrebbe essere in vista, ma considerando quanto poco il mercato si aspetti un tentativo della Fed di mostrarsi aggressiva, potrebbe esserci poco spazio per una simile mossa.

Allo stesso modo, il dollaro Usa dovrebbe salire contro qualcosa, ma cosa? Normalmente dovremmo guardare alle valute dei mercati emergenti, le quali tendono tuttavia ad essere correlate alla propensione al rischio, che difficilmente può essere prevista in crescita di fronte ad una recessione degli Stati Uniti. E anche se i mercati globali dovessero resistere, le più forti tra le valute dei mercati sviluppati, dollaro australiano e dollaro neozelandese, hanno visto i loro vantaggi crollare negli ultimi mesi, mentre i livelli di inflazione calavano sulla scia del rallentamento delle economie correlate alle materie prime. La Reserve Bank della Nuova Zelanda è prossima a tagliare il tasso di interesse ad un minimo record del 2,0%, con possibili ulteriori tagli in futuro, anche da parte dell’Australia, portando il vantaggio di detenere queste valute ad una mera frazione del valore precedente.

Per quanto riguarda le altre principali valute, l’Europa è in balia del referendum del Regno Unito previsto il 23 giugno, mentre il Giappone cercherà in ogni modo di combattere i rischi di deflazione se UsdJpy scenderà ancora a nuovi minimi annuali. I più ottimisti faranno notare che l’economia americana ha subito un paio di brutti colpi negli ultimi anni senza crollare veramente in recessione, e i preoccupanti dati sull’occupazione dovrebbero venire velocemente messi da parte se nei prossimi due mesi si verificherà una ripresa, consentendo al dollaro di salire nuovamente. Tuttavia, se gli Stati Uniti stessero davvero entrando in una fase recessiva, potremmo trovarci alle porte di un nuovo capitolo per i mercati valutari globali, con un dollaro senza nulla da perdere rispetto alla maggior parte delle altre principali valute, in particolar modo perché gli Stati Uniti potrebbero essere decisamente distratti dalle elezioni presidenziali più controverse della storia moderna.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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