Prezzi del petrolio: il crollo continua a gennaio 2015

I prezzi a pronti del petrolio greggio hanno registrato un crollo deciso fino a circa 50 dollari al barile, senza mostrare segni di consolidamento a partire dalla seconda meta’ del 2014. L’analisi di Harish Sundaresh, Portfolio Manager e Senior Commodities Strategist di Loomis

Nel breve termine, un debole equilibrio tra domanda e offerta, elevati livelli di scorte, scarsa domanda e l’avversione al rischio da parte degli investitori potrebbero indicare che i prezzi del petrolio rimarranno bassi. Mi aspetto che il benchmark del Brent si attesti su una media di circa 60-65 dollari nel 2015 e 70-80 dollari nel 2016. A dicembre ho osservato attentamente diverse dinamiche che potrebbero far oscillare i prezzi del petrolio di oltre 10 dollari in entrambe le direzioni. Da allora è emersa un po’ più di chiarezza su questi temi. I fattori rialzisti si sono rafforzati:

1. Quanto è sostenibile la produzione della Libia? Il periodo di stabilità si è dimostrato estremamente fugace”; la produzione libica è scesa a 450.000 barili al giorno da oltre 800.000 barili al giorno nel quarto trimestre del 2014.
2. Qual è l’impatto a lungo termine delle sanzioni contro l’Iran e la Russia? Date un’occhiata ai contratti CDS e ai contratti a termine in valuta estera dei Paesi produttori di petrolio; il rublo russo ha perso l’80% del suo valore nei confronti del dollaro statunitense dall’estate del 2014 e le contrattazioni del Venezuela hanno un valore predefinito.
3. I produttori statunitensi di scisto stanno affrontando il tema della loro spesa in conto capitale: in alcuni casi la spesa è in calo del 40%. Questo ci aiuta a comprendere che i prezzi attuali sono troppo bassi sul lungo termine.

Se i prezzi a pronti continueranno a essere negoziati a questi livelli per un periodo prolungato di tempo, ciò potrebbe tradursi in un enorme evento geopolitico, come l’instabilità politica in un Paese produttore di petrolio che deve far fronte a un budget ridotto. Continuano a essere in gioco anche fattori ribassisti:
1. Senza lasciarsi influenzare dai membri dell’OPEC più poveri, l’Arabia Saudita sembra intenzionata a un testa a testa con gli Stati Uniti sulle quote di mercato. Non c’è più una posizione libera dell’OPEC, il che, credo, potrebbe rendere il cartello irrilevante per il futuro. È una questione quasi pari alla dissoluzione della Federal Reserve.
2. Le scorte hanno continuato ad accumularsi a un ritmo rapido sia per il prodotto lavorato sia per il petrolio greggio. L’offerta ha continuato a superare la domanda nel quarto trimestre e ci stiamo avvicinando a livelli estremamente elevati di scorte. Sotto il profilo stagionale, la domanda di petrolio per il riscaldamento è stata debole a causa di un clima più mite del normale.
3. Nonostante i prezzi bassi, la domanda al di fuori degli USA ha evidenziato un andamento laterale. Gli spread del calendario del greggio sono profondamente “in contango”.

Che cosa significa tutto questo per i prezzi del petrolio? Prevedere i prezzi del petrolio è un problema tridimensionale: economia dal lato dell’offerta, crescita della domanda e scorte. Quando le scorte sono basse e l’equilibrio tra domanda e offerta è sottile, le materie prime tendono a essere negoziate a prezzi molto superiori rispetto al costo marginale. Tuttavia, quando l’equilibrio tra domanda e offerta delle materie prime è allentato si verifica l’opposto: le materie prime tendono a essere negoziate a un prezzo più vicino al costo marginale.

Abbiamo iniziato il 2015 con scorte estremamente elevate e gli spread del calendario delle materie prime sono in forte contango. Questo dimostra che, con tutta probabilità, continueremo ad accumulare scorte anche nel 2015. La natura flessibile dell’offerta e quella meno flessibile della domanda indicano che il rialzo dei prezzi ha un limite. Se il prezzo del greggio dovesse salire a 100 dollari, l’offerta aumenterebbe e dopo qualche mese dovremmo riesaminare questa situazione. Pertanto, il limite superiore nel medio termine è ben al di sotto del prezzo di 100 dollari a cui siamo storicamente abituati.