Protezionismo in vista per gli Stati Uniti?

Protezionismo in vista per gli Stati Uniti? Il team di Axa Im si chiede se la protezione porterà più prosperità

La partita chiave si gioca tra le politiche del commercio esterno (protezionismo puro e dazi doganali) e l’adeguamento delle politiche interne (una radicale svolta nella tassazione delle imprese) che potrebbero orientare gli incentivi più a favore della produzione domestica. Per quanto riguarda il primo punto, il Presidente ha facoltà di imporre restrizioni e dazi doganali unilaterali sulle importazioni. Vedremo in dettaglio i settori che potrebbero essere interessati, soprattutto considerando i rapporti commerciali tra USA e Cina. Valuteremo inoltre le possibili ritorsioni della Cina a fronte di tali misure e la probabilità che si arrivi a una guerra commerciale. Siamo fermamente convinti che una situazione di questo tipo avrebbe effetti devastanti sulle prospettive di crescita di Stati Uniti e Cina, ma anche del resto del mondo. Rispetto al secondo punto, l’alternativa sarebbe una riforma della tassazione delle imprese che, comprendendo eventualmente una “tassa di confine” (BTA), bilancerebbe di gran lunga alcuni degli incentivi che negli ultimi quindici anni hanno spinto alla delocalizzazione della produzione statunitense. Dal momento che molte delle questioni legate al protezionismo e alla definizione del budget richiederanno probabilmente estenuanti negoziazioni con i partner esterni e interni, le attuali posizioni nelle negoziazioni potrebbero essere estremizzate.


Quali sono le opzioni a disposizione del Presidente Trump?

Il Presidente Trump ha già iniziato a dare attuazione alle promesse della campagna elettorale, ad esempio con il ritiro degli Stati Uniti dal TPP e l’avvio delle trattative per una rinegoziazione del NAFTA. In un’ottica futura, egli ha facoltà di imporre restrizioni alle importazioni e/o politiche protezioniste. Maoprattutto, in queste sue decisioni, Trump sarebbe poco vincolato dal Congresso, anche se è lecito presumere che agirebbe con cautela a fronte di eventuali negoziazioni su altre politiche, come l’imminente budget, subordinate all’approvazione del Congresso.


Accusare la Cina di manipolazione della valuta

Dopo essere stata più volte minacciata dagli Stati Uniti, la Cina potrebbe essere formalmente etichettata come manipolatore di valuta, una decisione su cui ha piena discrezionalità il Segretario del Tesoro americano. Nonostante il Dipartimento del Tesoro disponga di tre linee guida per stabilire la necessità di un attento monitoraggio. Anche se ai nostri occhi le conseguenze specifiche derivanti dall’accusa di “manipolazione della valuta” appaiono di secondaria importanza, nel caso della Cina tale decisione risulterebbe particolarmente simbolica e fungerebbe da dichiarazione di intenti. Inoltre sarebbe un primo mezzo per portare la Cina al tavolo delle trattative. Per noi si tratta di una decisione rischiosa, pur non essendo del tutto ingiustificata, date le attuali linee guida del Dipartimento del Tesoro e la facoltà dell’esecutivo di mettere in atto misure alternative.


Imporre dazi doganali mediante l’autorità esecutiva USA

Il Presidente ha diverse strade per applicare dazi o contingenti all’importazione senza bisogno dell’approvazione del Congresso. In molti casi, queste decisioni potrebbero essere impugnate in un secondo tempo dal Congresso, anche se con tempistiche probabilmente molto lunghe. Anche le procedure previste dall’OMG e nell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) potrebbero richiedere parecchio tempo e non dare necessariamente i risultati sperati. Qualora Trump decidesse di seguire queste politiche, non incontrerebbe particolari ostacoli sul suo cammino fatta eccezione per una serie di ritorsioni reciproche, colpo su colpo. Essendo investito del potere esecutivo, il Presidente ha facoltà di approvare un cambiamento della politica commerciale, arrivando persino a imporre dazi del 35% e 45% sulle importazioni provenienti da Messico e Cina.


Evitare restrizioni generalizzate alle importazioni

I membri dell’amministrazione Trump hanno discusso i vantaggi del libero commercio e lo stesso Trump si è dichiarato “disposto a lavorare con i Paesi disposti a lavorare con gli Stati Uniti”. Non ci aspettiamo che gli Stati Uniti rompano tutti gli impegni internazionali, né che adottino un atteggiamento isolazionista/protezionista su molteplici fronti. Trump ha identificato chiaramente Cina e Messico quali obiettivi chiave del suo protezionismo commerciale. Ciononostante continuiamo a dubitare che l’amministrazione Trump intenda lanciarsi a capofitto nell’imposizione di dazi doganali generalizzati.


Il grande rischio dei dazi mirati

Mentre escludiamo il ricorso a restrizioni generalizzate alle importazioni, il rischio di un protezionismo mirato è decisamente più alto.


Ritorsioni ed escalation

È improbabile che la Cina sia disposta a ignorare anche solo l’imposizione di dazi mirati. La Cina potrebbe ricorrere a procedure ufficiali di ricorso mediante l’OMC, anche se queste richiedono tempi lunghi e non sempre danno i risultati sperati. Ancora una volta, l’intervento mirato sulle importazioni di cereali statunitensi sembra un chiaro segnale di avvertimento di una serie di ritorsioni reciproche che potrebbero essere avviate.


Un approccio alternativo: la riforma fiscale

Una soluzione alternativa potrebbe venire da una significativa revisione del sistema fiscale delle imprese USA. Lo stesso Navarro riconosce che l’attuale situazione è frutto di un mix di mercantilismo cinese, obiettivi delle imprese americane e politica del governo locale. Una componente importante della soluzione potrebbe essere rappresentata da una revisione degli incentivi destinati alle imprese statunitensi, una misura che sembra nelle corde dei Repubblicani al Congresso, anche se il Presidente non si è mostrato molto entusiasta della proposta.

Conclusioni

Siamo convinti che dazi mirati siano più probabili di un approccio generalizzato, anche in ragione del possibile impatto negativo di un aumento dell’inflazione statunitense e degli ostacoli per l’attività economica derivanti da eventuali ritorsioni colpo su colpo della Cina. Rispetto ai dazi, a nostro parere risultano particolarmente a rischio i settori di computer/prodotti elettronici e componenti elettrici/apparecchiature in virtù degli ampi disavanzi bilaterali e della significativa penetrazione delle importazioni. Questi settori potrebbero inoltre essere considerati aree in grado di trarre vantaggio da una maggiore attività di ricerca e sviluppo, in alcuni casi con implicazioni sulla sicurezza. Per questa ragione, riteniamo che questi settori sarebbero ad alto rischio se gli Stati Uniti decidessero di applicare i dazi mirati. L’eventuale introduzione di tali misure comporterebbe, a nostro parere, un rischio elevato di ritorsioni da parte delle autorità cinesi, a cui farebbero probabilmente seguito ulteriori ritorsioni e un’escalation delle tensioni. Una vera e propria guerra commerciale andrebbe a incidere non solo sulle economie di Stati Uniti e Cina, ma anche su quelle di tutto il mondo. A nostro parere, i mercati finanziari stanno sottovalutando questi rischi, in parte per la mancanza di informazioni. A livello di tempistiche, tali politiche potrebbero seguire il dibattito sulla riforma fiscale, presumibilmente tra l’estate e la fine dell’anno, a conferma della natura interconnessa di queste politiche. Tuttavia, se questi rischi dovessero concretizzarsi verso fine anno o nel 2018 ne potrebbero risentire pesantemente il mercato e le imprese.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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