Puntiamo su Europa e Giappone

Visione sui mercati azionari, obbligazionari e valutari di Armando Carcaterra, Direttore Investimenti di Anima SGR

Il futuro prossimo dei mercati sembra ruotare intorno sostanzialmente a due pilastri: gli effetti sull’inflazione del Quantitative Easing avviato dalla Banca Centrale Europea da una parte e, dall’altra, il momento in cui la Federal Reserve americana darà il via libera al tanto atteso rialzo dei tassi. L’impatto del Quantitative Easing, a circa un mese dall’avvio del piano, ha determinato intanto una lieve ripresa delle aspettative di inflazione, che però restano tra le più basse di sempre.

Anche se le valutazioni dei mercati azionari in alcuni casi hanno toccati i massimi, il team gestionale di ANIMA nel medio termine continua a preferire all’interno dei suoi fondi i mercati azionari e in particolare le Borse europee.
Queste ultime sono infatti sostenute, oltre che da tassi di interesse ai minimi storici, dal supporto della Bce alla ripresa economica nell’Eurozona. Ciò non esclude, però, che potranno verificarsi momenti di volatilità e di brevi flessioni: il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve o situazioni come quella attuale, con le tensioni tra vertici europei e governo greco per la complessa situazione legata al debito ellenico, potrebbero causare movimenti bruschi dei mercati.

A livello geografico, oltre all’Europa, privilegiamo ancora il Giappone. Ma vediamo nei dettagli l’orientamento sulle diverse asset class.

MERCATI OBBLIGAZIONARI

L’esposizione fa ancora la differenza

Il Qe della Bce ha determinato al momento due conseguenze sui mercati: ulteriore compressione degli spread e dei rendimenti e rafforzamento del dollaro a scapito della moneta unica. Ne è un esempio evidente la curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani, che all’indomani dell’annuncio del Qe da parte della Bce del 21 gennaio, si è abbassata su tutte le scadenze, pur da livelli già molto bassi. I tassi restano dunque ai minimi storici e pertanto, a nostro parere, l’approccio da mantenere per rendere più efficiente il portafoglio obbligazionario, continua ad essere quello di prevedere un’esposizione diversificata alle valute. Sul fronte dei titoli governativi, all’interno dei portafogli dei nostri fondi obbligazionari, restiamo focalizzati sulla “Periferia”, ma crediamo che per i titoli di stato italiani le opportunità più interessanti, se pur con ritorni molto più contenuti, si trovino fra le scadenze a lungo termine e quando possibile, l’attenzione si debba rivolgere anche ai titoli trentennali, oltre che ai Btp legati all’inflazione (inflation linked).

Corporate bond e high yield: support dalla ricerca di extra-rendimento

Anche le obbligazioni societarie, se pur non direttamente interessate dagli acquisti della Bce, otterranno comunque benefici dall’immissione di liquidità e dalla ricerca di extra-rendimento, perciò l’idea su questi due segmenti si mantiene costruttiva con una preferenza per il rischio credito rispetto al rischio tasso.In generale i portafogli corporate di ANIMA presentano un sottopeso di duration, in un contesto di sempre maggior diversificazione, e un sovrappeso di beta”; si preferisce ancora avere emissioni con rendimenti più elevati, ma su orizzonti temporali ravvicinati o con un grado di seniority inferiore, a scapito di emissioni di migliore qualità ma con scadenza più lontana.
I fondi corporate non hanno comunque modificato l’esposizione al mercato nel corso dell’ultimo mese; permane del resto l’idea che gli spread non siano particolarmente attraenti in relazione alla fase del ciclo economico. In termini di allocazione settoriale si conferma una marginale preferenza per utility, industriali e telefonici. Sotto la spinta della Bce, inoltre, siamo ritornati positivi anche sull’asset class degli high yield europei, che ha ritrovato valutazioni maggiormente generose.

VALUTE

Il dollaro può ancora crescere

La nostra idea sul cambio euro/dollaro resta a favore di un apprezzamento del dollaro nei confronti della moneta unica (Grafico 3); riteniamo che il movimento di deprezzamento di quest’ultima verso il biglietto verde (-11% da inizio anno) possa continuare almeno fino a giugno; tuttavia molto dipenderà dalle prossime mosse della Fed. La banca centrale americana comincerà a rialzare i tassi nel corso dell’anno, ma a detta della sua Presidente Janet Yellen il processo potrebbe “accelerare, rallentare o subire pause”, in base ai dati macroeconomici che emergeranno e soprattutto cruciale sarà il tasso di disoccupazione.In pratica, se quest’ultimo negli Usa proseguirà nella sua marcia al ribasso, virando verso la soglia di piena occupazione fisiologica pari al 3-4%, verosimilmente dovrebbe crearsi un circolo virtuoso in grado di far crescere anche i consumi e di conseguenza l’inflazione; a quel punto quindi la Fed dovrebbe per forza di cose alzare i tassi. Per quanto riguarda il posizionamento su sterlina e yen si conferma, rispettivamente, neutrale e negativo.

MERCATI AZIONARI

Europa: utili in espansione

L’idea sui mercati azionari nel complesso si conferma costruttiva e in termini relativi positiva sui listini europei che in generale hanno inaugurato il 2015 nel segno del rialzo. In particolare, oltre all’ampia liquidità disponibile, riteniamo che i listini dell’Eurozona restino i favoriti per la combinazione di più fattori:l’indebolimento dell’Euro, insieme al minor costo delle materie prime e del petrolio e ancora al supporto che viene dal Qe della Bce, stanno contribuendo al miglioramento dell’economia – sempre più concreto e superiore alle attese – e al contempo allo sviluppo degli utili aziendali. Dopo quattro anni di continuedelusioni, infatti, le ultime trimestrali hanno finalmente evidenziato un moderato miglioramento degli utili aziendali nel mercato europeo e, a proposito, ci aspettiamo revisioni al rialzo sulle stime future.In merito al posizionamento dei fondi europei crediamo che nel breve periodo il contributo ad un ulteriore rialzo dei mercati possa venire maggiormente dai settori ciclici rispetto ai difensivi. Nel dettaglio, il giudizio si mantiene positivo in primo luogo per il settore dei consumer discretionary, dal momento che i bassi tassi d’interesse e le aspettative di crescita economica dovrebbero favorire la ripresa dei consumi. Inoltre, il sovrappeso è rinnovato anche per i titoli delle banche dell’Area Euro, date le nostre attese di una risoluzione della questione greca. La visione resta invece negativa per il comparto delle utilities – considerato il continuo deterioramento dei trend operativi dovuti alla diminuzione della domanda energetica ed al potenziale rischio regolatorio che potrebbe ridurre la profittabilità del settore – per il comparto energetico, vista ancora l’incertezza esistente sull’andamento del prezzo del petrolio, e infine su quello degli industriali, considerando anche i livelli di bassa inflazione.

Italia: confidenti nella ripresa

Come per gli altri listini europei, l’idea sulla Borsa domestica è ancora ottimista, supportata da una serie di aspetti promettenti, primo fra tutti la considerazione che il 2015 sarà l’anno della ripresa economica, ma anche una politica fiscale più bilanciata tra crescita e austerity. Nel dettaglio, la scomposizione del Pilevidenzia la stabilizzazione e la lieve ripresa dei consumi e il buon andamento dell’export, mentre ancora manca un segnale di miglioramento negli investimenti, su cui pesa soprattutto la parte relativa a quelli immobiliari e delle costruzioni. Non vanno poi dimenticati gli impatti derivanti dal Qe della Bce, tra cui, oltre all’indebolimento della moneta unica che favorisce le esportazioni, il forte incentivo alle banche ad aumentare l’offerta di credito: il costo del credito per le aziende italiane rimane elevato rispetto agli altri Paesi europei, ma in progressiva diminuzione.
Ancora, la riduzione dei tassi di interesse e la ripresa della domanda dovrebbero sostenere un recupero dei volumi nei prossimi trimestri. In ogni caso, sul fronte interno, sarà importante proseguire l’azione riformatrice per contribuire alla competitività e all’attrattività domestica nei confronti degli investitori stranieri. La riforma del mercato del lavoro o jobs act rappresenta un passo importante, ma non va perso di vista che dopo i segnali positivi di dicembre e gennaio, il mercato del lavoro italiano ha subito a febbraio una nuova battuta d’arresto: 23mila persone in più, rispetto al mese precedente, che cercano lavoro senza trovarlo e ben 67mila disoccupati in più rispetto a febbraio 2014. Per quanto riguarda il posizionamento dei fondi azionari Italia, è confermato il sovrappeso sul settore del lusso, la posizione neutrale sugli industriali e il sottopeso sugli energetici.

Usa: giudizio di cautela

Su questo mercato l’orientamento è ancora improntato alla cautela, complice nel prossimo futuro il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, nonostante il Comitato di politica monetaria, il Fomc, sembri disponibile a mantenere l’attuale tasso di interesse per un periodo più lungo del previsto.Il sottopeso di ANIMA è però soprattutto determinato dalle valutazioni ormai troppo elevate e dalle stime sugli utili per il 2015, che hanno subito revisioni al ribasso significative a causa del rafforzamento del dollaro. Diversi settori continuano però ad offrire rendimenti interessanti come media, food, farmaceutici, tecnologici e telefonici.

Borse asiatiche: Giappone in cima alla classifica

Sul piano geografico, sulla spinta della liquidità disponibile e degli utili societari in espansione, la Borsa giapponese resta con i listini europei tra quelle privilegiate nei portafogli dei fondi azionari di Anima.Nei prossimi mesi il mercato nipponico dovrebbe essere influenzato da tre fattori positivi: dall’annuncio di aumenti salariali da parte di alcuni grandi gruppi, compresa la componente base, importante per alimentare l’inflazione dal lato della domanda aggregata e sostenere la politica dell’Abenomics.
Secondo, un numero crescente di società che sta uniformando la cultura societaria ai criteri di redditività (ristrutturazioni di rami poco redditizi), ritorno per gli azionisti (aumenti di dividendi e piani di riacquisto di azioni proprie) e best practice di trasparenza (come ad esempio la nomina di membri esterni nel consigli di amministrazione), che sembra alimentare una spirale positiva per imitazione-competizione, visto che il mercato continua a premiare le società che si muovono in questa direzione. Infine, ma non per importanza, la politica espansiva della BoJ, che potrebbe divenire ancora più accomodante.
Oltre al Giappone, in attesa del primo rialzo dei tassi in Usa – che rimane un rischio per le valute emergenti e per quei Paesi contraddistinti da situazioni economiche più vulnerabili – in questa fase il posizionamento dei nostri fondi favorisce Cina, India, Messico e Turchia.