QE, il commento di Hedge Invest

Commento a cura di Hedge Invest sgr sulle recenti mosse annunciate dalla BCE. Alcuni spunti di riflessione di Filippo Lanza, gestore di HI Numen Credit Fund.

La Banca Centrale Europea ha annunciato ieri un QE di dimensioni ampiamente superiori rispetto alle attese del mercato. Il piano, che prevede l’acquisto di titoli pubblici e privati per un ammontare di 60 miliardi di euro al mese a partire da marzo, ha durata prevista fino a settembre 2016, ma continuerà, in ogni caso, fino a quando il target di inflazione non si avvicinerà al livello obiettivo del 2%.Fra i titoli oggetto di acquisto, rientrano covered bond e asset-backed securities (come già annunciato nel meeting di settembre 2014), le obbligazioni di istituzioni comunitarie come la BEI, i Titoli di Stato emessi da Paesi dell’area euro con scadenza compresa fra 2 e 30 anni, che abbiano rating investment grade o che siano emessi da Paesi sotto programma di assistenza della Troika. Tenuto conto che gli acquisti mensili di covered bond e ABS sono stati finora pari a circa 12-13 miliardi di euro, è ragionevole attendersi che gli acquisti di titoli pubblici procederanno al ritmo di 47-48 miliardi di euro al mese.L’ammontare di Titoli di Stato comprati per Paese dipenderà dalla quota di ogni singola Banca Centrale nazionale nel capitale della BCE (vedi tabella sotto riportata) e non potrà rappresentare più del 33% del debito di ciascun Paese e più del 25% di ogni emissione. E’ importante notare che l’acquisto di titoli emessi da istituzioni comunitarie (12% del totale) sarà soggetto ad una piena condivisione dei rischi, mentre i Titoli di Stato verranno acquistati direttamente dalle singole Banche Centrali nazionali senza risk sharing”; la BCE deterrà in ogni caso l’8% degli acquisti totali (di conseguenza il 20% del rischio verrà condiviso).

Di seguito alcuni spunti di riflessione del gestore di HI Numen Credit Fund, Filippo Lanza:
– Ammontare. La dimensione complessiva del piano è di almeno 1.140 miliardi di euro, significativamente superiore quindi rispetto alle stime degli analisti, che si attendevano acquisti per 500 miliardi di euro. L’ammontare elevato indica chiaramente che la BCE non solo raggiungerà il target di espansione previsto del bilancio (1.000 miliardi di euro di espansione per tornare ai livelli di marzo 2012) ma è disposta anche a superare tale target, se necessario per riportare l’inflazione al livello obiettivo.

– Deep Periphery. La BCE ha incluso nel proprio programma di acquisti anche Paesi che non hanno un rating investment grade, ma che soddisfano determinati requisiti e, in particolare, l’adesione ad un programma di assistenza della Troika. La notizia è potenzialmente molto positiva per i Titoli di Stato di Paesi come Cipro e Grecia, che molti pensavano sarebbero stati esclusi dal programma in quanto non-investment grade. Per Cipro, in particolare, se il Paese passerà la review della Troika, come atteso, gli acquisti potranno iniziare già a marzo. Elementi di incertezza maggiori rimangono attorno alla Grecia, considerando le elezioni di domenica e le discussioni tuttora in corso riguardo un’eventuale uscita dal Paese dal piano di salvataggio. I requisiti richiesti dal programma della BCE incentiveranno, però, il nuovo governo greco a trovare un accordo di buon senso con la Troika; nel caso di sviluppi positivi a livello politico, gli acquisti di titoli greci potranno essere effettuati a partire da luglio (nei prossimi mesi andranno infatti in scadenza diversi bond greci detenuti da BCE).

– Unanimità e supporto tedesco. Come confermato da Draghi nella conferenza stampa, la decisione di lanciare il programma adesso è stata presa a larga maggioranza, ma soprattutto il Consiglio è stato unanime nell’affermare che il programma di acquisto è un vero strumento di politica monetaria in senso legale. Il secondo punto, in particolare, evidenzia un supporto da parte del Consiglio superiore alle aspettative, in linea con i recenti commenti favorevoli al piano da parte della Merkel.

– Risk sharing. La condivisione dei rischi è stato sicuramente uno dei punti più controversi del piano annunciato ieri, in quanto solo il 20% degli acquisti aggiuntivi sarà soggetto a risk sharing. Le discussioni riguardo tale decisione, assunta principalmente per mitigare le preoccupazioni di Paesi come la Germania riguardo l’eventuale mutualizzazione dei rischi in caso di un ipotetico default, sono state definite però dallo stesso Draghi piuttosto futili. La condivisione avverrà, infatti, in modo automatico e indiretto attraverso il sistema Target 2. Ogni discussione sul risk sharing appare quindi piuttosto irrilevante.