Questo divorzio non s’ha da fare

A cura di Rocki Gialanella

Evitare la Grexit sarebbe la soluzione migliore per tutti ma, come tutti i matrimoni, anche quello tra Atene e l’UE non vale la pena di essere salvato ad ogni costo. La view dell’Economist

Il settimanale britannico ‘The Economist’ sostiene che un ipotetico divorzio tra la Grecia e l’Unione Europea sarebbe un disastro per tutto il mondo, tuttavia, considera che se entrambi i contendenti non adottano significativi cambiamenti delle rispettive posizioni, restare uniti non sarebbe molto meglio. In un articolo intitolato ‘My big fat Greek divorce’, il settimanale sostiene che un accordo è ancora possibile nonostante le parti siano arrivate ad odiarsi profondamente.

Per quel che concerne i numeri relativi alla situazione dei conti pubblici ellenici, l’Economist sottolinea che i costi arriverebbero ad essere potenzialmente enormi per la tenuta futura dell’Unione Europea. Il default dei 317 mld di debito ellenico e il conseguente abbandono dell’euro potrebbero far lievitare le probabilità di propagazione del problema ad altre economie vulnerabili dell’area come Portogallo e Cipro.

Per queste ragioni, le relazioni tra l’eurozona ed Atene sarebbero destinate a svilupparsi in termini di concessioni reciproche. Conseguentemente, il matrimonio può sopravvivere ma senza molte chance di assistere ad una decrescita dell’infelicità coniugale.

L’Economist ritiene necessario un cambiamento di mentalità perché entrambi i contendenti hanno contribuito, negli ultimi mesi, a peggiorare la crisi del paese, in modo particolare all’inizio della trattativa, quando i creditori hanno dato troppo peso all’importanza della politica fiscale per limitare le dimensioni del debito ellenico.

Secondo l’Economist, questo atteggiamento ha allontanato le negoziazioni dall’obiettivo reale: risolvere i problemi strutturali che limitano la crescita, il clientelismo, l’inefficienza dell’amministrazione pubblica, la presenza di normative inadeguate, la scarsa affidabilità del sistema giudiziario, le numerose attività nazionalizzate e gli oligopoli, l’eccessiva rigidità del mercato dei beni e servizi e del mercato del lavoro.

La maggior parte dei greci vuole restare nell’euro ma i suoi rappresentati politici continuano a dare troppo peso alle negoziazioni condotte in quel di Berlino piuttosto che alle profonde riforme da introdurre nel sistema economico domestico, sostiene l’Economist, che sottolinea come ogni sforzo si rileverà alla lunga inutile se non si assisterà ad un cambio di marcia sul versante interno.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.