Quiete prima della tempesta

Tempesta potrebbe dunque essere quella che ci apprestiamo a vivere domani quando verranno comunicate le decisioni di politica monetaria della Bce, alla quale faranno seguito le tanto temute elezioni greche proprio questo weekend. Fxcm

Così dopo quanto accaduto meno di sette giorni fa sui mercati finanziari, che noi stessi non abbiamo esitato a definire “terremoto”, ci ritroviamo alla vigilia di un evento che per quello che sono le aspettative costituisce una potenziale tappa storica del finora travagliato processo di integrazione economica in Europa e che, da un punto di vista strettamente finanziario, potrà condurre a movimenti dei prezzi di notevole impatto.

Va ribadito che la dinamica di apprezzamento del franco svizzero di giovedì scorso non ha avuto precedenti in termini di portata e durata temporale ed ogni paragone con situazioni in qualche modo simili impallidisce, per quello che rappresenta un caso che entra prepotente negli annali dei mercati finanziari e che, ed è bene rammentarlo prima di domani, è ragionevole ritenere che non avverrà per molto tempo neanche in simili termini. Tornando al nodo centrale della questione, gli interrogativi su quanto potrà succedere nella giornata di domani sono i più ampi e variegati e già ieri in questa sede abbiamo avuto occasione di sviscerarne alcuni. I punti di domanda sorgono nel momento in cui vi è chiaramente un problema strutturale dell’organo chiamato ad assumere una simile decisione e cioè la BCE: essa è essenzialmente espressione di più Stati sovrani, ciascuno con storie, culture e situazioni economiche diverse ed in alcuni casi molto distanti.

Ciò è tangibile nella misura in cui il Governor Council BCE è nettamente spaccato, ancora una volta, tra coloro che individuano in una misura straordinaria quale il QE una necessità non rinviabile e coloro – i famosi “falchi” – che essenzialmente lo considerano fuori dal mandato dell’istituto centrale e come tale non implementabile. Il risultato potrebbe perciò essere controverso e frutto di un compromesso tra le parti che potrebbe sensibilmente svilirne gli effetti reali. E’ doveroso precisare che il consiglio Direttivo non deve necessariamente decidere all’unanimità ma va da sé che una decisione frutto di una maggioranza risicata porterebbe con sé effetti di scarsa credibilità. Entrando nel merito vi sono davvero tanti nodi da sciogliere”; le sfaccettature sono infatti molteplici e le implicazioni piuttosto complesse. Un elemento in via di definizione riguarda il problema del “moral hazard” che dunque lascia ventilare che parte del rischio intrapreso possa scaricarsi sulle banche centrali nazionali e non dunque sul bilancio della banca centrale.

Secondo punto riguarda i quantitativi: potrebbe trattarsi di acquisti a ritmi di 40-50 miliardi per un lasso temporale di 12-18 mesi, con una soglia minima di quantitativo dunque di 500 miliardi di euro. In molti però individuano in mille miliardi di euro la cifra target che condurrebbe dunque il bilancio della BCE ai famosi 3 trilioni di euro. Gli importi attesi tuttavia potrebbero essere ben maggiori dal momento che, banalmente, l’entità degli attivi di bilancio della BCE ammontano attualmente a 2,1 trilioni di euro con un obiettivo dichiarato di espansione a 3 trilioni. Altro snodo cruciale: quali titoli governativi comprare? Quelli a rating più elevato in misura proporzionalmente maggiore, fino ad una soglia minima sotto la quale non scendere ed integrazione di bond corporate e di debito sovranazionale è una delle ipotesi sul tavolo. Per quanto possano essere questioni tecniche apparentemente di limitato impatto sulla reazione dei prezzi degli strumenti finanziari – ciò che da trader a noi interessa in definitiva – ci preme invece sottolineare come siano proprio essi a poter determinare la direzione e la portata dei movimenti stessi ai quali assisteremo domani. Tanto più infatti le decisioni saranno collegiali, nette e non caratterizzate da eccessive distorsioni legate alle negoziazioni, e chiare, tanto più i prezzi potranno seguire linearità di dinamica e pulizia della stesso. Noi, tuttavia, continuiamo a mantenere forti riserve circa l’eventualità dell’implementazione di un QE già a partire da questo mese, dal momento che proprio le questioni brevemente elencate e descritte non è detto che trovino vicina risoluzione. In secondo luogo, restano le incognite dell’attesa per eventi quali le elezioni in Grecia il prossimo weekend in secondo. Riteniamo a tal proposito i prossimi 2/3 mesi più significativi in tal senso, anche se lo scetticismo circa un’operazione che andava attuata mesi se non anni fa permane con veemenza. Di contro, se il QE non venisse annunciato i mercati potrebbero reagire in maniera violenta nella direzione opposta a quella auspicata dalla BCE stessa, con effetti dunque nel breve perfino deleteri. Per quello che riguarda la giornata di oggi, potremo assistere ai primi strappi di volatilità rispetto alla lateralità apprezzata ieri sul cambio Eurodollaro e sui listini azionari in maniera particolare, ma difficilmente potranno partire dei movimenti direzionali in grado di violare soglie di prezzo significative. Focus sulla sterlina nella mattinata per le Minute BOE le quali non dovrebbero però destare sorprese, e sul dollaro canadese per le comunicazioni di politica monetaria di questo pomeriggio da parte della BoC. Dunque la volatilità potrebbe quindi presentarsi, anche se in maniera fortemente circoscritta.