Salvataggi europei, successi e disastri

A cura di Rocki Gialanella

Una comparazione tra il Portogallo e la Grecia -entrambi soggetti a salvataggi- dimostra l’influenza negativa rivestita dal clientelismo esasperato nel caso di Atene ed i migliori risultati ottenuti da Lisbona grazie ad un capitalismo di relazione ‘soft’

Senza voler fare una valutazione di merito degli effetti dell’austerità sull’economia, ci si può chiedere perché alcuni paesi hanno gestito meglio di altri le politiche di riequilibrio dei conti pubblici. Un gruppo di economisti crede che la risposta a questa domanda si trovi nel livello di clientelismo (capitalismo di relazione) presente nei distinti Stati. La forte influenza del clientelismo sulla destinazione della spesa pubblica ha rappresentato un grande ostacolo per l’attuazione delle riforme in Grecia, indipendentemente dalla parte politica che è stata chiamata a governare il paese ed implementare le riforme e le misure di austerità.

Questo è il risultato di una ricerca condotta dal alcuni docenti della London School of Economics e di altre università europee. Secondo lo studio, le formazioni politiche che fondano gran parte del proprio successo sul clientelismo e sulla conseguente distribuzione di compensi a persone più o meno vicine alle attività del partito, sono inclini a ritardare (o evitare) in tutti i modi l’adozione di misure tese al riequilibrio fiscale, alla riduzione della spesa pubblica, ai cambiamenti normativi. L’azione di questi partiti si concentra sulle modalità da perseguire per ricompensare tutti coloro che hanno portato voti alla formazione nel corso delle ultime tornate elettorali. Al contrario, i partiti che hanno meno vincoli di tipo clientelare hanno maggiori margini di manovra per implementare politiche di austerità. Il loro consenso è meno legato all’utilizzo della spesa pubblica.

Nello studio viene sottolineato come molti partiti siano in grado di ottenere risultati vincenti non soltanto grazie ai propri programmi e alle ideologie, ma anche alle risorse materiali (trasferimenti di risorse, nuova occupazione nel settore pubblico, rendite, investimenti ed erogazione di privilegi) che sono capaci di offrire a determinati nuclei in cambio di voti.

La parte più interessante dello studio è quella dedicata ad un’analisi comparativa delle misure di austerità: entrambi i paesi partivano nel 2009 da livelli di indebitamento molto elevati ed entrambi sono stati coinvolti da piani di salvataggio messi a punto dalla troika. Il salvataggio è stato ottenuto grazie alla promessa di adottare programmi di riequilibrio che includevano tagli dei salari, licenziamenti nel settore pubblico, tagli al welfare state e aumenti delle imposte.

Le misure proposte ad entrambi i paesi sono molto similari, tuttavia, i processi politici necessari a trovare il supporto per applicarle sono stati molto diversi. In Portogallo i partiti hanno da subito cooperato. In Grecia, le parti politiche hanno preferito perseguire strategie tese alla colpevolizzazione della controparte. L’opposizione alle misure correttive è stata durissima e non si è mai affievolita con il passare del tempo. I curatori dello studio sostengono che in Grecia hanno giocato un ruolo rilevante gli intrecci tra i gruppi di potere che appoggiano i partiti e la spesa pubblica. Le misure di austerità hanno trovato una diga insormontabile nell’humus politico ellenico, fatto di pratiche basate sullo scambio tra pacchetti di voti e posti pubblici, aumenti salariali etc).

Tutto il contrario si è verificato in Portogallo, dove le riforme hanno trovato terreno fertile non soltanto grazie ad una maggiore collaborazione politica ma anche ad un minor legame tra la politica e i sindacati. Lisbona ha realizzato degli aggiustamenti fiscali significativi all’inizio della crisi, senza erodere l’accordo tra le parti politiche. Al contrario, ad Atene le parti politiche hanno cominciato a litigare su tutto fin dall’inizio del processo. La presenza di un sistema clientelare predominante è stata confermata anche dalla pesante perdita di consenso da parte dei partiti nel momento in cui hanno deciso di mettere in moto il processo di consolidamento fiscale.

A differenza di quanto accaduto in Portogallo, i sindacati ellenici sono stati sempre molto vicini alle posizioni dei partiti di governo, assicurandosi in tal modo favori e posti di lavoro da distribuire tra i propri iscritti. Questi vincoli creano una specie di connessione di interdipendenza tra partiti e clienti che muove in modo inefficiente un’enorme quantità di risorse. Il risultato di tale processo è molto negativo per la crescita economica del paese.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.