Sarà un’inflazione moderata e di breve durata

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Azioni value e fondi con una modified duration negativa le migliori protezioni. Julien-Pierre Nouen, head of economic research & multi-assets investment, Lazard Frères Gestion

 

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

 

Per rispondere a questa domanda, è necessario prima risolvere altri tre interrogativi: quanto aumenterà l’inflazione? Perché? Cosa è attualmente prezzato nelle aspettative del mercato? Guardando agli inflation swap e ad altri indicatori di mercato, possiamo dedurre che gli investitori si aspettino un aumento dell’inflazione nel corso dell’anno, che poi tornerà a normalizzarsi.

 

Anche noi siamo convinti che l’inflazione sia destinata ad aumentare per effetto delle riaperture delle economie e della ripresa della domanda, ma che questo trend non continuerà a lungo; pertanto, le obbligazioni legate all’inflazione, l’unica tipologia di strumento che protegge completamente dal rischio di inflazione, non forniranno ulteriori ritorni.

 

Con un’inflazione più elevata, gli investitori cercheranno maggiore protezione dal rischio, provocando un aumento dei tassi di interesse a lungo termine. Di conseguenza, pensiamo che si debba investire in asset class che beneficeranno dell’aumento dei tassi di interesse, come fondi che possono avere una modified duration negativa o con un’esposizione alle azioni value, o entrambe.

 

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

 

L’inflazione aumenterà nei prossimi mesi a causa degli effetti di mercato, dato che l’anno scorso il livello dei prezzi era in alcuni casi molto basso. Negli Stati Uniti, l’entità dello stimolo è enorme e potrebbe far sì che l’inflazione rimanga sopra il 2,0% nel corso del prossimo anno.

Tuttavia, non crediamo sia possibile un aumento sostenuto dell’inflazione al 3,0%, al 4,0% o al 5,0%. Infatti, simili aumenti richiederebbero dei cambiamenti radicali nell’economia globale, dei quali per ora non c’è alcun segnale.

La digitalizzazione e la globalizzazione sono alcuni importanti fattori disinflazionistici che difficilmente scompariranno presto e, contrariamente agli anni ‘70, le Banche Centrali non permetteranno che la situazione vada fuori controllo.

Infatti, le Banche Centrali hanno dichiarato di tollerare un’inflazione superiore ai target per brevi periodi di tempo ma, nel caso essa dovesse persistere, metterebbero in atto misure volte ad invertire la spirale inflazionistica.

Tuttavia, contrariamente a quanto successo dopo la crisi finanziaria globale, è probabile che questa volta gli stimoli fiscali non saranno rimossi immediatamente, evitando un crollo dell’inflazione simile a quello avvenuto dopo il 2012.

Per riassumere, dopo anni di inflazione troppo bassa, dovremmo avere un’inflazione appena sufficiente, come abbiamo avuto nel ventennio precedente. Ovviamente, questo scenario, favorevole per famiglie e società, implica l’aumento dei tassi di interesse.

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