Sbagliato parlare di Fed ostaggio dei mercati

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? L’inchiesta di Fondi&Sicav prosegue con Andrea Conti, head of Macro Research di Eurizon Capital SGR

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Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Il mercato è molto conservativo sulle aspettative di normalizzazione dei tassi. Guardando solo all’economia Usa, la Fed potrebbe andare più rapidamente. Ma dovendo agire come Banca centrale dell’economia globale, la Fed non può abbandonare l’approccio graduale che i mercati le chiedono. Però ritengo che sia sbagliato parlare di Fed ostaggio dei mercati. Piuttosto direi che la Fed è “ostaggio” di un’economia globale ancora fragile. Il nervosismo dei mercati, quando si manifesta, è solo il segnale di ciò che l’economia globale può sopportare e cosa no.
Le elezioni sono un motivo di incertezza e consiglieranno, con ogni probabilità, un rinvio delle decisioni. Ma a meno che dopo il voto si inneschi una fase di forte volatilità, l’esito delle elezioni non cambierà i piani di una normalizzazione dei tassi molto graduale.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Questo è un motivo di vera incertezza. Se il Qe non dovesse essere prolungato, la risposta dei mercati sarebbe di delusione. Ma questo è poco probabile. In caso di prolungamento, l’aspetto davvero importante saranno le modifiche alle modalità di intervento. La Bce deve fare i conti con la scarsità di titoli da acquistare, soprattutto tedeschi, e con gli effetti collaterali che tassi troppo bassi esercitano sul settore finanziario. Io penso che il nuovo Qe debba puntare a tassi bassi, per stimolare l’economia, ma non troppo bassi, per non pesare sul settore finanziario. Inoltre dovrà tenere bassi gli spread, o farli scendere ancora. Dovrà evitare un rafforzamento del cambio.
Appare un’equazione di difficile soluzione, ma la Bce è sempre stata molto brava a trovare soluzioni innovative. Possiamo pensare che anche questa volta non deluderà.

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

La Banca del Giappone è stata la prima a sperimentare gli effetti collaterali dei tassi troppo bassi. La soluzione trovata è tassi a lunga un po’ più alti e maggiore apporto da parte della politica fiscale. E’ un esperimento da seguire con attenzione. Osservato speciale è soprattutto lo yen. Se lo yen conferma la stabilizzazione contro dollaro, la borsa giapponese può avere spazi di recupero. Diversamente, una ripresa del rafforzamento, oltre quota 100 contro dollaro, potrebbe segnalare un ritorno dell’avversione al rischio. Non solo in Giappone.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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