Sei fattori per capire l’addio britannico all’UE

Sei fattori per capire l’addio britannico all’UE. Analizziamo in breve quali sono i principali temi del processo che porterà il Regno Unito a uscire dall’Unione Europea

Perché il Regno Unito ha deciso di abbandonare l’Unione Europea?
L’obiettivo dei fautori della Brexit è chiudere in via definitiva la divisione che Bruxelles aveva provocato tra i conservatori britannici. L’ex premier David Cameron ha ceduto alla richiesta di una parte dei conservatori di indire un referendum sulla permanenza nell’Ue. Il 23 giugno 2016 il voto popolare ha sancito un’inattesa vittoria della Brexit. Nonostante il risultato referendario, il terremoto politico innescato dalla Brexit ha determinato una serie di ritardi a catena che hanno fatto slittare l’avvio ufficiale del processo al 29 marzo 2017, data in cui l’attuale premier Theresa May ha richiamato l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Quanto tempo c’è per negoziare?

Tecnicamente due anni, anche se il margine potrebbe subire un ampliamento se le parti in causa opteranno per tale soluzione. Ufficialmente la scadenza è stata fissata a ottobre 2018 per consentire la ratifica di tale data da parte di Westminster, del Parlamento Europeo e della Commissione Europea. L’ipotesi più gettonata dagli esperti considera che saranno necessari successivi accordi per gestire la delicata fase di transizione. Il processo potrebbe spingersi ben oltre marzo 2019.

In che modo la situazione politica potrebbe influenzare la fase di transizione?
Il margine a disposizione del Governo britannico si è ulteriormente ristretto dopo la perdita della maggioranza assoluta che i Tories potevano vantare fino all’8 giugno. La premier May ha optato per le elezioni anticipate nel tentativo di ampliare la sua egemonia politica, ma la sconfitta elettorale la lascia esposta alla volontà di un partito profondamente diviso in materia di politiche europee. A questo si aggiunge il problema di cercare consensi all’interno del Parlamento.

Quali sono i principali contenziosi?
In primis, nelle intenzioni del Regno Unito c’era la volontà di trattare in parallelo la negoziazione del divorzio e quella delle relazioni commerciali. Questo progetto è stato scartato da subito dalle autorità europee, che intendono risolvere prima i temi riguardanti il futuro dei cittadini UE presenti in UK, in secondo luogo la fattura della rottura –che potrebbe ammontare a 100.000 mln di euro- e infine il problema della frontiera con l’Irlanda.

Cosa significa Brexit duro e Brexit blando?
E’ la denominazione più popolare per fare riferimento al grado di separazione dei futuri ex soci una volta che il processo sarà giunto al termine. La Brexit dura implicherebbe la rottura del mercato comune, dell’unione doganale e della giurisprudenza comune. Quella blanda implicherebbe una maggiore vicinanza e regole meno dure in materie di rapporti commerciali e circolazione delle persone.


Cosa succede se non c’è l’accordo?

Il Regno Unito dovrebbe rispettare le regole stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, con conseguenze dirette sul controllo delle dogane e imposizione di costose tariffe, sia per l’import sia per l’export. Theresa May sarebbe disposta anche a perseguire la linea dura piuttosto che accettare condizioni poco favorevoli al Regno Unito, ma i costi derivanti da questo atteggiamento potrebbe essere molto elevati.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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