Settimana scorsa e’ cambiato il mondo

Con la decisione da parte della SNB di rimuovere il peg tra euro e franco abbiamo assistito ad un movimento epocale che ha confermato come il mercato fosse lungo di franchi da parte degli investitori istituzionali

Gli investitori istituzionali, durante i primi anni della crisi, hanno iniziato a convertire parte dei propri portafogli in franchi svizzeri. Franchi acquistati e mai venduti a causa del fatto che, come ribadito più volte nel corso degli ultimi mesi (possiamo parlare di anni), gli investitori non sono mai stati in grado di spostare il proprio orizzonte temporale di investimento sul medio periodo. Se si fossero infatti create delle aspettative razionali valide, avremmo potuto assistere alla liquidazione di parte dei franchi detenuti nei portafogli istituzionali a finanziamento di posizionamenti su altre attività finanziarie, una mossa che sarebbe valsa la pena nel momento in cui i nuovi posizionamenti non avessero riguardato il breve periodo, time frame senza ombra di dubbio che ha guidato l’operatività di molti investitori negli ultimi anni. Con la rivalutazione del franco si vanno a creare diversi scenari di analisi ed operativi, ma prima di ragionare su di essi (sia dal punto di vista accademico che operativo) occorre dare il tempo al mercato di poter digerire quanto accaduto.

L’implementazione di un QE europeo rappresenta di gran lunga lo scenario che, colpo dopo colpo, si è fatto strada all’interno delle attese della maggior parte di analisti ed investitori, uno scenario che non rappresentava il principale fino a pochi mesi fa ma che, piano piano, è arrivato in cima alle classifiche di sentiment (noi lo suggeriamo da anni, addirittura dai tempi di Trichet, pur non essendo premi nobel in Economia) ed ora si tratta di comprendere, nel caso in cui esso venga effettivamente implementato, quali possano essere le tempistiche corrette. Il fatto che la SNB abbia rimosso, inaspettatamente e perdendo qualsiasi tipo di credibilità le fosse rimasta, il peg, ha fatto aumentare le speculazioni che il prossimo 22 gennaio si possa accendere il bazooka della BCE, un qualcosa che, dal punto di vista probabilistico, vede ancora la possibilità di essere deciso tra febbraio ed aprile ma che, dopo il cataclisma del 15 gennaio, non ci sentiamo di escludere con la convinzione che ci ha caratterizzati fino a mercoledì scorso.