Settore immobili e infrastrutture a copertura dell’aumento dei prezzi

Negli ultimi tempi si comincia a parlare di lievi segnali di risveglio per l’inflazione. Come sarà lo scenario per i prossimi mesi? Stefan Kreuzkamp, Cio di Deutsche Asset Management, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav

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– L’inflazione nei paesi industrializzati sembra un gigante addormentato, tuttavia, da più parti si comincia a ipotizzare una fine del ciclo deflazionista vissuto dall’inizio della crisi post Lehman? Qual è la vostra opinione?

A nostro avviso, è molto probabile che, in media, la bassa inflazione persisterà in molti paesi industrializzati per qualche anno. Tuttavia, questo sarà probabilmente scandito da occasionali allarmi inflazionistici e anche aumenti reali in determinati mercati. Ad esempio, effetti di base (come ad esempio variazioni del prezzo del petrolio rispetto all’anno precedente) possono fare salire i tassi di inflazione nel 2017. Quando si tratta di paesi industrializzati, tuttavia, è necessario differenziare, a seconda del paese che si sta guardando. Il petrolio ha un impatto diverso a seconda, tra gli altri fattori, di come la benzina è tassata. Per fare un altro esempio, attualmente prevediamo che l’inflazione inglese salga del 2,6%, per effetto del deprezzamento della moneta, sulla scia del voto Brexit che alimenta i prezzi al consumo britannici. Tuttavia tali stime sono tutt’altro che lineari. Sono molti anni che la sterlina inglese non registra una diminuzione di simile portata rispetto alle valute dei propri principali partner commerciali. Da allora, la struttura del mercato e della modalità di formazione dei prezzi è probabilmente cambiato in molti settori. Quindi, sarebbe effettivamente sorprendente se i modelli costruiti su dati storici e l’analisi econometrica dovessero produrre una previsione perfettamente in linea con le future tendenze inflazionistiche. Fare supposizioni che si rivelino attuali è più un’arte poi una scienza, che è uno dei motivi per cui in molti mercati, le banche centrali hanno a lungo lottato nel prevedere correttamente le dinamiche dell’inflazione. I problemi di misurazione sono un altro fattore di complicazione, difficile fare confronti tra paesi. Questo è il motivo per cui è necessario andare a fondo nei dettagli per ogni paese – e si dovrebbe stare attenti ad ampie affermazioni categoriche.

Nell’ipotesi di un ritorno della corsa dei prezzi, quale ritenete siano le asset class da preferire per difendersi dai morsi dell’inflazione e puntare a ottenere rendimenti reali positivi?

In linea di principio, i settori come quello immobiliare e delle infrastrutture dovrebbero offrire una certa protezione contro l’aumento dei prezzi al consumo. Gli affitti sono in genere legati all’inflazione, mentre i guadagni di aziende come quelle portuali o ferroviarie in media tendono ad aumentare in linea con il Pil nominale (cioè crescita reale e inflazione). In teoria, quest’ultimo si applica più in generale anche alle azioni. In pratica, il diavolo è nel dettaglio. In un ambiente in cui i rendimenti nominali dei titoli di Stato sono bassi o addirittura negativi, i prezzi di beni reali aumentano. Gli investitori farebbero bene ad adeguare le loro aspettative sulla base dei rendimenti reali. Il più delle volte, ad esempio, l’attrattività di aziende di qualità con marchi forti e con dividendi costanti, è già riflesso nel prezzo delle loro azioni. Lo stesso tende ad essere vero per altri beni reali, che possono anche essere sensibili alle oscillazioni cicliche degli utili (si pensi di nuovo a porti e ferrovie). Un portafoglio gestito attivamente e in modo diversificato con attività reali può contribuire a mitigare tali rischi. Tuttavia, la realtà è che questi sono rischiosi e non è possibile essere sicuri di realizzare un rendimento reale positivo quando si considera solo un periodo di tempo breve.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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