Shock politico ma non finanziario

Una crisi simile a quella del 2012 sembra improbabile. Pierre Olivier Beffy, chief economist di Exane BNP Paribas

A livello personale, da francese che vive a Londra, pensavo che la situazione politica sarebbe stata meno incerta nel Regno Unito. Devo dire che gli eventi recenti battono la maggior parte degli episodi di disordine politico che ho visto in Francia. L’esito del referendum ha creato più dubbi che risposte e il fronte politico pro Brexit sembra completamente impreparato. Probabilmente, questa è una delle ragioni per cui il sindaco londinese Boris (pro-Brexit) ha ritirato la propria candidatura come primo ministro al posto di David Cameron. Questo è anche il motivo per cui, nel caso si applicasse l’articolo 50, il processo di esclusione del Regno Unito dall’Unione Europea non dovrebbe concludersi entro quest’anno. Infatti, il nuovo primo ministro dovrà nominare un nuovo gabinetto, comporre un team per le negoziazioni, e indire il voto del Parlamento sull’articolo 50 prima di iniziare le negoziazioni con l’Unione Europea.

Al momento, la favorita per succedere a Cameron è Theresa May che ha sottolineato che il concetto “Brexit significa Brexit” e che, quindi, non indirà elezioni anticipate o addirittura un altro referendum. La May, che aveva tenuto una posizione equilibrata durante la campagna referendaria, rimanendo in silenzio ha tessuto la sua tela. Dato che in passato, Theresa May aveva adottato numerose misure per limitare il numero di migranti, allo stadio attuale è difficile capire le sue intenzioni. Tuttavia, è chiaro che il referendum nel Regno Unito abbia spalancato la porta a un prolungato periodo di incertezza politica nel paese.

Il dibattito a livello europeo diventerà più chiaro. L’accesso al mercato singolo è soggetto al rispetto di quattro regole fondamentali dell’Unione Europea, tra cui la libertà di movimento mentre il mantenimento del passaporto finanziario europeo dipenderà dal fatto che il Regno Unito continuerà a contribuire al budget dell’Unione Europea. La scorsa settimana la Merkel ha sottolineato che la Norvegia gode dell’accesso al libero mercato perché ha accettato le “quattro libertà” del movimento di beni, capitale, servizi e persone. Per questo motivo, la volontà di attuare un maggiore controllo sull’immigrazione rappresenta un ostacolo al fatto che il Regno Unito faccia parte dello Spazio Economico Europeo (seguendo il modello della Norvegia). Non serve essere un genio per capire che le negoziazioni non saranno facili!

In un contesto di tal tipo è ovvio che l’incertezza politica sia ai massimi livelli in Europa, un situazione simile a quella registrata in occasione del fallimento di Lehman e dell’attacco dell’11 settembre negli Stati Uniti. Dal momento che il fronte Brexit ha vinto con un margine molto ridotto e che il contagio finanziario sembra contenuto (ad esempio, i rendimenti sui titoli di Stato italiani sono ai minimi quest’anno), l’Unione Europea può fare la voce grossa con il Regno Unito. L’incertezza politica peserà, dunque, sulle decisioni di investimento, soprattutto nel Regno Unito. Per questo motivo, alcune persone temono che possa verificarsi uno scenario catastrofico per l’economia globale.

Vale la pena notare che le condizioni finanziarie a livello globale siano rimaste relativamente accomodanti. Nell’Eurozona, la Bce sta fornendo elevati livelli di liquidità e sta comprando il mercato, una situazione molto diversa rispetto allo stress del 2012. Inoltre, sebbene gli spread creditizi abbiano registrato un lieve rialzo, sono ancora bassi e il nostro team che segue il settore bancario ritiene che le condizioni di finanziamento non dovrebbero risentire dell’incertezza rappresentata dall’incognita Regno Unito all’interno dell’Eurozona. Infine, la resistenza dei prezzi delle commodity e la relativa maggiore incertezza nei mercati sviluppati ha comportato un incremento degli inflows verso i mercati emergenti.

Nel complesso, stiamo assistendo ad uno shock politico ma non finanziario. In particolare, la Bce comprerà circa 75 miliardi di euro di titoli di Stato ogni mese e durante l’estate pochissimi governi emetteranno nuovi titoli. Sembra pertanto molto difficile che si possa verificare un rialzo dei rendimenti sovrani nei prossimi mesi e, quindi, il rischio di una recessione in Europa come accaduta nel 2012 (quando il Pil europeo cadde più dell’1%) sembra molto contenuto. Detto questo, il periodo di massimo del ciclo economico in Europa sembra ormai passato e le economie sviluppate sono destinate a registrare un rallentamento economico nei prossimi anni.

 

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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