S’impennano i default di HY bond negli Usa

S’impennano i default di HY bond negli Usa. Le oil companies rappresentano un terzo del totale delle società insolventi. Gli effetti positivi attesi dagli accordi Opec potrebbero arrivare tardi

Stando ai dati raccolti ed elaborati dall’agenzia di valutazione creditizia Standard and Poor’s Global Ratings, il numero di emissioni obbligazionarie andate in default nel mercato obbligazionario ad alto rendimento (High Yield) degli Stati Uniti, ha subito una nuova impennata la settimana scorsa. La lettura dei dati mostra che i casi d’insolvenza corporate a livello globale registrati nel corso del 2016 hanno raggiunto quota 146, superando il livello toccato nello stesso periodo del 2015.

Il dato più sorprendente tra quelli raccolti dalla società di rating riguarda il settore in cui si concentrano i casi d’insolvenza. Le energy companies statunitensi focalizzate nei business del petrolio e del gas costituiscono un terzo del totale dei bond alle prese con dichiarazioni d’insolvenza. Tuttavia, dopo il periodo buio vissuto a causa del crollo delle quotazioni petrolifere, molte di queste compagnie si aspettano un valido supporto dagli effetti che dovrebbero scaturire dagli accordi siglati dall’Opec in materia di tagli alla produzione di petrolio.

La settimana scorsa, nel corso della riunione tra la Russia e l’Opec tenutasi a Doha, è stata diffusa la notizia che le parti in causa starebbero lavorando a un congelamento della produzione di petrolio per un periodo di sei mesi. Le negoziazioni vere e proprie tra i paesi produttori facenti parte dell’Opec e i paesi non Opec sono state fissate per il prossimo 28 novembre, due giorni prima della prossima riunione ufficiale del cartello petrolifero.

Il ministro del petrolio algerino Boutarfa ha confermato che è in via di formazione un consenso e che l’Opec potrebbe raggiungere un livello di produzione di 32.5 mln di barili diari. La produzione dell’Opec si aggira attualmente sui 33,6 mln di barili giornalieri (stando ai dati contenuti nell’ultimo report emesso dalla stessa organizzazione).

Tuttavia, a dispetto degli annunci fatti nelle ultime settimane, per le oil companies alle prese con serie difficoltà di sopravvivenza, gli effetti di tali misure potrebbero arrivare troppo tardi. Un esempio del trend negativo in atto ci è offerto dall’analisi dell’andamento di degli Exchange traded fund che seguono da vicino questo settore. Negli Usa, i veicoli d’investimento legati al Fondo petrolifero degli Stati Uniti (USO) e l’iPath S&P legato alle sorti del greggio accumulano, a partire dal 17 novembre, perdite rispettivamente del 7,9% e del 13,48%.

Un vantaggio per tutti gli emittenti di high yield bond, non solo per le società con focus su petrolio e gas, potrebbe arrivare dalla Federal Reserve e dal numero di rialzi del costo del denaro applicati dall’entità nel prossimo anno. La ragione di tale ottimismo risiede nelle aspettative per l’arrivo di un tasso d’inflazione più alto, che consenta alle società di ridurre il carico degli interessi reali pagati ai sottoscrittori, svalutare gradualmente il valore reale del proprio debito e, non ultimo, aumentare i prezzi di vendita di prodotti e servizi con la speranza di far lievitare i propri margini di guadagno.

La speranza è riposta nella capacità dell’Opec di raggiungere un accordo in tempi non lunghi. Paesi produttori chiave come l’Iran e l’Iraq non hanno ancora sottoscritto alcun tipo di accordo potenziale. Finora, alcuni produttori sono riusciti a evitare di dichiarare il default grazie al taglio dei costi di produzione. Altri hanno tratto beneficio da sovvenzione dei prezzi che stanno arrivando a scadenza. In tutti i casi, la guerra per le quote di mercato sarà un fattore chiave nel 2017.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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