Small Cap: l’interesse degli investitori internazionali registra un trend crescente

Piero Serafini, senior portfolio manager di Euromobiliare Advisory Sim (Gruppo Credem), risponde alle domande di Fondi&Sicav sulle small cap europee

Piero Serafini – Senior portfolio manager Euromobiliare Advisory Sim (Gruppo Credem)

Nell’ultimo decennio, le small cap europee hanno battuto l’indice europeo delle large cap. Quali sono le ragioni alla base della sovraperformance?

Le aziende a piccola capitalizzazione del mercato europeo hanno realizzato, nel corso degli ultimi anni, performance superiori rispetto alle Big Cap, innanzitutto grazie a una minore correlazione sia con fenomeni macroeconomici sia con eventi politici globali che hanno fortemente caratterizzato i mercati finanziari nell’ultimo decennio. L’interesse degli investitori internazionali verso il segmento Small Cap ha registrato un trend crescente che ha interessato tutte le aree geografiche, ma proprio in Europa lo “spread” verso le società a più larga capitalizzazione è risultato molto più ampio. I motivi vanno ricercati nelle caratteristiche principali di tali società: la flessibilità, la capacità di innovarsi e di adattarsi più facilmente alla situazione economica, ma più di tutto una delle peculiarità principali delle Small Cap è la loro maggiore esposizione al mercato domestico. Si tratta, inoltre, di aziende che hanno una minore sensibilità all’andamento dei tassi di interesse, essendo meno indebitate e ai mercati valutari rivolgendosi, appunto, a mercati interni. Non va poi dimenticato che ad alimentare la performance delle small cap ha contribuito notevolmente l’incremento dell’attività di fusione e acquisizione.

Quali sono, a vostro giudizio, le prospettive del segmento small cap europeo? Quali i punti di forza e quali le debolezze?

Riteniamo che le società a piccola capitalizzazione continueranno ad avvantaggiarsi maggiormente delle fasi di crescita del ciclo economico. Il loro tasso di crescita degli utili continuerà a essere superiore a quello delle Big Cap, che invece spesso vivono fasi già mature del proprio ciclo di crescita. Ciò che potrebbe contribuire ulteriormente alla ottima performance dell’asset class, così come nell’ultimo decennio, è anche la differente composizione degli indici in termini settoriali. Il principale indice europeo, lo Stoxx 600, ha un peso della tecnologia di soli 6%, mentre un’esposizione al comparto finanziario ed energetico sommati costituiscono un quinto dell’indice; invece gli indici principali delle Small Cap hanno un peso su tali comparti, a crescita relativamente bassa, notevolmente inferiore, assegnando invece una quota più elevata a settori a maggior contenuto tecnologico. Se consideriamo, inoltre, che le Piccole Medie Imprese (cosiddette Pmi) rappresentano più del 90% del tessuto industriale europeo, non si può investire sul mercato azionario europeo senza includere una quota sulle small cap. Tuttavia, bisogna essere sempre consapevoli che l’asset class ha beneficiato notevolmente delle politiche accomodanti delle banche centrali che hanno inondato di liquidità i mercati finanziari, quindi un eventuale cambio di rotta, per ora ancora lontano secondo il nostro punto di vista, potrebbe portare fasi di volatilità crescente e una riduzione della liquidità.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
Advertisement