Sovraperformare in uno scenario di tassi bassi

I risultati e le conclusioni d’investimento dell’Investment Forum di Allianz Global Investors.

La prima volta che abbiamo identificato la financial repression come il tema dominante che avrebbe influenzato l’andamento futuro di economie e mercati finanziari è stato durante il nostro Investment Forum del 2012 a Hong Kong. Tre anni più tardi, gli esperti di investimento di AllianzGI si sono ritrovati ancora una volta in questa dinamica città per approfondire come si è evoluto il nostro scenario a lungo termine per i mercati finanziari: la financial repression è ancora in atto ora che le politiche monetarie del G4 cominciano a divergere? Gli sforzi in termini di riforme aiuteranno finalmente l’Asia a cambiare il modello di sviluppo del passato? In che modo i cambiamenti demografici influenzano le prospettive della crescita globale? Quali le implicazioni di investimento per noi gestori attivi e, soprattutto, per i nostri clienti?

Financial repression ancora in atto.
Il nostro scenario macroeconomico e di mercato a medio e lungo termine rimane incentrato sulla comprensione delle politiche delle Banche Centrali nel G4. Con l’economia mondiale che continua a soffrire per gli elevati livelli di leverage e la crescita modesta, ci aspettiamo che la politica monetaria a livello globale rimanga accomodante se non espansiva. Allo stesso tempo, per essere efficaci le misure di politica monetaria nei mercati sviluppati dovranno essere accompagnate da riforme di carattere fiscale e sul lato dell’offerta: le une non possono esistere senza le altre. In questo contesto, riteniamo che gli approcci monetari divergenti tra le nazioni del G4 – con la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone da un lato, e la Federal Reserve statunitense e la Banca d’Inghilterra dall’altro – possano continuare a seguire percorsi diversi senza contraddire la nostra prospettiva globale di politiche monetarie “finanziariamente repressive”. Anche con un imminente rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, la Banca Centrale americana ha ancora una lunga strada da percorrere per riportare i tassi ai livelli storici, e rimarrà volentieri “”dietro la curva “” per assicurarsi il raggiungimento del suo doppio mandato. Ma essendo più avanti in tale processo rispetto alle altre economie, ci aspettiamo che il dollaro continui a rafforzarsi.

Crescita modesta, ma generalizzata”;” non prevista deflazione a livello globale
Ad ogni Investment Forum, l’inflazione, o la sua mancanza, hanno sempre costituito argomenti chiave. Quest’anno, abbiamo discusso a lungo su come i cambiamenti demografici e un modello di sviluppo in Asia ormai datato stiano contribuendo in modo significativo ad alimentare le pressioni deflazionistiche. Tuttavia, vediamo segnali a supporto della nostra opinione per cui sebbene l’inflazione rimarrà contenuta, non prevediamo una deflazione, nel senso di un lungo rallentamento economico accompagnato dalla contrazione dei prezzi al consumo.Il calo significativo del prezzo del petrolio apparentemente risulta deflazionistico, ma il fatto che sia legato a un eccesso di offerta piuttosto che a una domanda modesta dovrebbe tradursi in un’azione di stimolo – insieme ad una politica monetaria accomodante – a supporto della crescita economica. Inoltre, gli Stati Uniti sono tornati ad essere l’economia più forte del mondo e proseguono il recupero post crisi finanziaria, passando dalla convalescenza alla guarigione, sino a tornare in piena salute: la re-industrializzazione è in corso e stiamo assistendo ad un’incoraggiante crescita dei posti di lavoro tra i segmenti a salario più alto. In Europa, si vedono segnali di stabilizzazione, anche se i dati provenienti dal Giappone continuano a deludere.

Riforme strutturali decisive per la trasformazione dell’Asia
Con Hong Kong sullo sfondo dell’Investment Forum, gran parte della nostra agenda è stata dedicata alle molteplici opportunità ed alle sfide che caratterizzano questa area geografica. Data la contrazione dei surplus commerciali, abbiamo valutato la sostenibilità del modello “”North Asian Development””: una serie di politiche basate sulla sostituzione delle importazioni e sulla promozione delle esportazioni, in presenza di bassi rendimenti reali che facilitano l’accesso al credito da parte delle aziende. In tale contesto, è stato incoraggiante riflettere su quanto la Cina, guidata dal premier Xi Jinping, stia compiendo notevoli passi avanti per quanto riguarda la liberalizzazione dei mercati finanziari e le riforme nel settore dei servizi, avendo l’obiettivo della transizione verso un’economia maggiormente guidata dai consumi. In realtà, lo sforzo riformistico si respira in tutta l’area asiatica, con l’India che sta avviando la riforma del mercato del lavoro, la Tailandia che sta annunciando la politica di investimento “”Thailandia Plus One”” e l’Indonesia che aumenta la spesa per infrastrutture, solo per citare alcuni esempi. Il messaggio è chiaro: il modello del passato sembra aver fatto il suo corso.

Importanti cambiamenti demografici a livello globale
Spostandoci poi verso un’altra regione asiatica, ci siamo focalizzati anche sullo sforzo del Giappone di fare i conti con una popolazione sempre più anziana, un fenomeno che potrebbe essere precursore di trend demografici1 simili e nuove sfide anche in altre economie. Nei prossimi 20 anni la maggior parte dei paesi sviluppati e di quelli emergenti evidenzieranno un significativo incremento del numero di pensionati, con un aumento della quota di popolazione non appartenente alla forza lavoro. Infatti, il 2013 è stato il primo anno che ha registrato una restrizione della popolazione professionalmente attiva nei paesi sviluppati, escludendo il Giappone2 . La combinazione di forza lavoro in calo e incremento del numero dei pensionati, insieme ai minori consumi, influenzerà l’andamento della crescita economica e potenzialmente anche i mercati finanziari, laddove gli investitori più anziani sposteranno la propria allocation verso asset meno rischiosi. Senza dubbio cercare di anticipare come i mercati finanziari saranno influenzati da questi fattori è molto complesso. Dobbiamo poi considerare che i cambiamenti demografici rappresentano un mega-trend in corso, ma non una strada necessariamente già tracciata. Alcuni paesi potrebbero decidere di incoraggiare flussi immigratori netti, sebbene la risposta più sostenibile ed efficace sia la promozione di misure volte ad accrescere il tasso di natalità, come è avvenuto in Svezia. Inoltre, se è complesso intervenire al fine di aumentare la forza lavoro attiva, sono tuttavia possibili misure volte almeno al contenimento degli effetti dell’invecchiamento della popolazione. Possono essere affrontate alcune rigidità strutturali nel mercato del lavoro, e le riforme previdenziali possono rendere l’età pensionabile più flessibile, o anche posticiparla. Per esempio, se a partire da oggi sino al 2020 nella zona Euro, Germania esclusa, fossero adottate riforme per avvicinare il tasso di partecipazione della forza lavoro ai valori del mercato tedesco, la forza lavoro nell’area aumenterebbe di quasi il 7%, con un incremento netto di 9 milioni di persone. Inoltre, come abbiamo osservato in uno dei nostri primi Investment Forum, le innovazioni guidate dalla tecnologia offrono l’opportunità di sostenere la produttività e l’efficienza nel lungo periodo.Per gli investitori individuali, gli effetti dei cambiamenti demografici non potrebbero essere più significativi: siamo infatti in un contesto di rendimenti obbligazionari estremamente bassi, mentre le aspettative di vita aumentano e la forza lavoro si va riducendo3 . In tale scenario, che Peter Drucker ha sintetizzato nella sua celebre osservazione secondo cui nel mondo moderno il rischio di morire troppo presto continuerà a cedere il passo al rischio “di non morire abbastanza presto”, si rafforza l’esigenza di disporre di soluzioni di investimento innovative di sostituzione del reddito.

Conclusioni di investimento Queste le conclusioni cui siamo giunti con riferimento alla valutazione di quali investimenti offrano valore a noi e ai nostri clienti: – In uno scenario che si conferma di financial repression, con i Treasury statunitensi ed i Bund tedeschi sopravvalutati, rimane valida la nostra principale convinzione: il rischio più grande è non assumere alcun rischio.
– I mercati finanziari potranno ancora offrire opportunità di investimento interessanti, ma sarà necessario un approccio più selettivo.
– Lo scenario per le obbligazioni dei mercati emergenti e le valute rimane positivo per gli investitori con un orizzonte di lungo periodo. I rendimenti nominali sono attraenti e molte valute sono sottovalutate in relazione al loro potere d’acquisto.
– Gli asset dell’area Euro dovrebbero strutturalmente beneficiare di un’unione monetaria più stretta, delle ristrutturazioni a livello delle imprese e dei bassi rendimenti.
– In un contesto di crescita modesta e rendimenti molto contenuti, i dividendi rimangono un elemento fondamentale per i rendimenti azionari.
– Dividendi, obbligazioni high-yield e debito dei mercati emergenti possono inoltre supportare la generazione di rendimento.
– Le strategie caratterizzate da un comprovato premio al rischio superiore nel lungo termine, come le small-cap globali, potrebbero fornire rendimenti addizionali.