SPDR ETFs: “I bond in valuta locale restano attraenti”

All’inchiesta di Fondi&Sicav sul debito governativo emergente interviene Antoine Lesné, responsabile della Strategia e della Ricerca di SPDR ETFs per l’area EMEA

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Gli Em bond in valuta forte, in valuta locale e societari hanno generato rendimenti totali praticamente identici nel 2016. In quali bond governativi – in valuta locale e in valuta forte – emessi dai paesi emergenti ritenete sia possibile trovare del valore in uno scenario internazionale in cui le scelte politiche nei paesi industrializzati potrebbero avere impatti considerevoli sull’andamento del mercato valutario?

Generalmente prendiamo in considerazione il mercato nel suo complesso quando replichiamo gli indici. Possiamo sostenere che gli spread creditizi dei Treasury statunitensi per le obbligazioni in valuta forte si siano già ridotti in modo significativo dopo il sell-off avviato con l’elezione Trump. Attualmente preferiamo lo spread delle obbligazioni governative in valuta forte e l’esposizione a duration brevi in questo segmento. Mentre la posizione aggressiva della Fed non è necessariamente il segnale di un prossimo aumento dei tassi di interesse nel mese di marzo, l’inflazione può riservare delle sorprese attraverso il rilancio del premio a termine dei titoli del Tesoro Usa, portando a un temporaneo aumento dei rendimenti dei titoli governativi decennali.

I bond in valuta locale risultano al momento attraenti grazie alla posizione piuttosto morbida delle banche centrali dei mercati emergenti e alle cedole più elevate. Benché le valute stiano attraversando una fase rialzista, il real brasiliano e il rublo russo mostrano ancora un calo di oltre il 40% rispetto a cinque anni fa.

Quanto rischiosa per i bond governativi emergenti potrebbe rivelarsi la normalizzazione dei tassi voluta dalla Federal Reserve?

Il ritmo della normalizzazione dei tassi sarà la chiave per lo sviluppo del debito dei mercati emergenti. Tuttavia le aspettative relative alla forza del dollaro statunitense non sono attualmente troppo elevate per il resto dell’anno, pari a circa un + 2% rispetto a un paniere di valute dei paesi sviluppati. E mentre i tassi di interesse a breve termine potrebbero salire negli Stati Uniti, il ​​differenziale di tasso di interesse rimane interessante. Potrebbe essere sfidante per gli Stati Uniti avere sia un numero di aumenti dei tassi più elevato rispetto alle previsioni, sia un dollaro forte. Su questo fronte si giocherà la partita che contrapporrà la Fed e la nuova amministrazione.

A vostro giudizio, quali altri rischi possono condizionare l’asset class nel 2017?

I crescenti rischi geo-politici e le loro potenziali conseguenze in termini di risk-off possono certamente mettere sotto pressione i mercati emergenti. Nel frattempo il rischio più grande sarebbe quello di un forte rallentamento dell’economia cinese, ma non riteniamo che questo sia lo scenario più probabile in questa fase, in quanto non ci aspettiamo un errore in termini di politica monetaria da parte della seconda più grande economia mondiale nel 2017.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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