Speciale Etp 2016: il futuro dell’industria

Il debutto del primo Etf sul mercato risale al 1993, con la quotazione da parte di State Street del primo Spider che replicava l’indice S&P 500 sull’American Stock Exchange. In Europa i primi prodotti sono sbarcati nel 2000, e al 2002 risale il debutto del primo tracker a Piazza Affari. Da allora l’industria ha registrato una crescita prodigiosa, sia in termini di asset under management che di numero di strumenti. Solo in Europa sono disponibili oggi oltre 3000 prodotti diversi, e si può costruire un’asset allocation praticamente completa utilizzando solo gli strumenti a replica.

Ci si può chiedere cosa resti ancora da fare, e se gli Etf coprano ormai proprio tutto l’universo investibile, tenendo sempre presente che una delle caratteristiche distintive dell’industria è sempre stata l’innovazione.

Abbiamo discusso di questo tema durante la tavola rotonda sugli Etp alla quale hanno partecipato Vincenzo Sagone, head of Etf indexing&smart beta business unit di Amundi SGR, Marcello Chelli, referente per l’Italia di Lyxor, Antonio Sidoti, director of italian sales di WisdomTree Europe, Mauro Giangrande, head of passive distribution southern Europe di Deutsche AM Italy, Emanuele Bellingeri, responsabile iShares per l’Italia e Stefano Caleffi, executive director, head of Italy di Source UK Services Ltd. Ecco una sintesi dei punti principali emersi durante il dibattito.

Grazie all’innovazione di prodotto sono nati strumenti che in passato si credevano impossibili, ma va sempre tenuto presente che l’Etf è un prodotto quotato e liquido, e per rispondere a questi requisiti fondamentali deve essere costruito su un’asset class che possa essere negoziata abbastanza facilmente. Bisogna quindi fare attenzione a non eccedere nella parcellizzazione, andando a creare strumenti che replicando un segmento troppo specifico all’interno di una determinata asset class sarebbero poco liquidi e difficilmente negoziabili, con rischi elevati di miss selling.

Un altro rischio con gli Etf è che sono prodotti spesso molto più innovativi dell’industria del risparmio gestito in generale, e richiedono tempo per essere adeguatamente compresi e utilizzati nella maniera corretta.

Resta il fatto che innovazione e sperimentazione sono una caratteristica intrinseca all’industria degli Etp, e da parte di tutti i provider l’attività di emissione di nuovi prodotti non si ferma, dietro la spinta di due driver: da una parte il completamento della propria gamma, e dall’altra la necessità di soddisfare una domanda specifica presente sul mercato in un determinato momento, che può anche trasformarsi in un tema di lungo periodo, come è stato ad esempio per i prodotti currency hedged. Senza dimenticare che nel mondo degli Etf il first mover advantage è un elemento importante: riuscire per primi a intercettare un’esigenza reale presente sul mercato implica un vantaggio competitivo importante.

Di conseguenza, in futuro l’innovazione e il lancio di nuovi prodotti nell’ambito dell’industria degli Etf potrà forse rallentare rispetto a qualche anno fa, ma non si fermerà mai.

 

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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