Sterlina al top e payrolls in arrivo

Dagli exit polls sembra che i Tories abbiano ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni. FXCM

E’ doveroso iniziare oggi la redazione del nsotro contributo con la sterlina e con quanto sta avvenendo in queste ore in Gran Bretagna. Dalla tornata elettorale interamente sviluppatasi nella giornata di ieri è dunque uscito vincitore l’attuale premier David Cameron seppur i conservatori non abbiano ottenuto la maggioranza dei seggi ai Comuni e quindi quella che andrà a formarsi sarà una coalizione di partiti esattamente come quella uscente. I risultati non si possono ritenere ancora definitivi ma dagli exit poll sembra che i Tories abbiano ottenuto la maggioranza relativa, a 10 seggi di distanza da quella assoluta, con i laburisti in netto distacco e, come atteso, con i nazionalisti scozzesi del SNP come terza forza. Distanti invece I LibDem che verosimilmente andranno però a costituire la formazione di governo. Per quanto riguarda la tematica di nostro interesse, l’esito subito ripercossosi sui mercati è stato clamoroso in quanto la sterlina ha vissuto un vero e proprio exploit mettendo a segno oltre 2 figure contro il dollaro Americano: era questo uno scenario da noi paventato nel momento in cui invece una vittoria dell’opposizione avrebbe potuto condurre a vendite di pound in ottica di avversione al rischio. Lecito a questo punto aspettarsi aperture positive del FTSE di Londra che, nel breve, potrebbe dunque in qualche modo trainare i listini europei già ieri in profonda correzione. Ma per terminare la parentesi legata agli accadimenti finora succedutisi oggi vale la pena citare le attese Minute della Reserve Bank of Australia che, come da attese, tra le altre cose ha chiaramente espresso che questa forza del dollaro australiano non è utile al rilancio economico del paese e che quindi sono necessari e probabili dei suoi future apprezzamenti. Nulla che ci stupisca anche in questo caso, per quello che è un wording oramai piuttosto usuale da parte della RBA e che il mercato prezza quindi con molta freddezza come dimostrano le lievi discese di AudUsd poi prontamente rientrate. La domanda è dunque: in che fase di mercato ci troviamo? Ieri in questa sede lo scenario che andava dipingendosi era in qualche modo chiaro: dal punto di vista del mercato valutario osservavamo la dinamica dollaro-centrica in quanto il biglietto verde si muoveva tendenzialmente in maniera univoca contro tutte le altre major e le conferme arrivavano sulle news degli Stati Uniti. Inoltre, come rammentavamo, Janet Yellen aveva lanciato al mercato input non sottovalutabili andando peraltro (intelligentemente) a “cavalcare” la debolezza del dollaro Americano, affermando a chiare lettere che “bassi tassi di interesse sono necessari al raggiungimento degli obiettivi economici”, lasciando dunque intendere una volta di più che i vagheggiati rialzi dei tassi di interesse non saranno così ravvicinati nel tempo e rafforzando la nostra idea che questi ultimi giungeranno in autunno anche inoltrato. Naturalmente ciò aveva contribuito ad acuire le dismissioni di dollaro, dismissioni che invece ieri sono state completamente disattese. A fronte di questi buoni presupposti e anche di quadri tecnici su base daily favorevoli a nuove discese di greenback abbiamo invece ieri assistito a riprese importanti dello stesso con un contesto quindi completamente ribaltatosi che ha visto l’eurodollaro andare a “rimangiarsi” gran parte del movimento rialzista di mercoledì. Dinamiche simili hanno riguardato gli altri cambi originali, anche se con specifiche differenze (che peraltro ieri ci premuravamo di sottolineare) l’uno dall’altro , ma soprattutto le Borse”; queste ultime infatti hanno acuito le vendite nella mattinata, anche in questo caso peraltro confermando gli ottimi spunti grafici daily dei giorni precedenti, per poi rientrare in maniera quasi altrettanto significativa nel pomeriggio e rendendo dunque piuttosto complessa la ricerca di posizioni multiday direzionali. Ebbene, oggi ci troviamo di fronte alla pubblicazione dei dati sul lavoro negli Stati Uniti: i nuovi posti di lavoro creati dovrebbero attestarsi a 224mila, a fronte di un dato precedente piuttosto ridotto di 126k, mentre la disoccupazione è prevista addirittura in calo dallo scorso +5,5% al + 5,4%. Come interpretare dunque tali release? A fronte dell’incertezza che regna sul fronte Fed ci aspettiamo in qualche modo le reazioni che si avevano alcuni mesi fa quando si attendevano prima la decisione sulla fine del Quantitative Easing, poi la portata dei vari step del tapering, e poi la cadenza di ciascun taglio al programma. Se è vero infatti che la principale preoccupazione per gli Stati Uniti è il raggiungimento dei target di inflazione, in un mondo occidentale che invece si trova o si dirige verso la deflazione, non v’è dubbio che gli indicatori macro degli ultimi 2 mesi degli USA non siano stati lusinghieri e che quindi abbiano instillato ulteriori incertezze a Washington. Incertezze che quindi potrebbero acuirsi a fronte di una pubblicazione ancora inferiori al consensus, o allontanate a fronte di sostanziali miglioramenti che quindi porterebbero alla mente tempi ragionevoli per il famigerato rialzo dei tassi di interesse (in ogni caso difficilemente precedente all’autunno). Dollaro quindi in salita in questo secondo caso e Borse in potenziale nuovo calo, viceversa per il primo scenario. Naturalmente questa è la logica prevalente, ricordando come però per ogni posizionamento a mercato andremo a valutare le prime reazioni del mercato subito dopo la pubblicazione e, sulla base dell’intero aggregato di notize, l’opportunità poi di metterci in scia al movimento prevalente. Nessuna ottica dunque anticipatoria o previsiva.