Sterlina, alla deriva tra dollaro ed euro

A cura di Rocki Gialanella

La divisa britannica naviga aggrappata al biglietto verde ma condizionata dai cambi di direzione dell’euro

Fino a pochi mesi fa, gli Stati Uniti e il Regno Unito combattevano per il ruolo di paese occidentale capace di liberarsi per primo dalla morsa della crisi. Attualmente possiamo affermare, dati alla mano, che l’onda della ripresa si è spostata con decisione verso occidente.

In questi ultimi sette anni, l’economia britannica ha evidenziato quanto sia vicina agli Stati Uniti in termini di struttura dell’economia e impostazione di politica monetaria e quanto sia condizionata dalle scosse di terremoto che si manifestano all’interno dell’eurozona. La somiglianza con gli Usa si trova nella forte dipendenza dell’economia dal settore finanziario (la City muove una buona fetta dell’economia nazionale) e nella politica monetaria (ultraespansiva) adottata dalla Bank of England per fronteggiare i momenti più difficili della crisi. Il legame con il Vecchio Continente è evidente nei rapporti commerciali intrattenuti con molti paesi europe: talmente intensi da frenare la ripresa economica avviata qualche trimestre fa.

Fino a metà del 2014, il dibattito in seno alla BoE era identico a quello condotto dalla Federal Reserve: decidere quando alzare i tassi d’interesse per non provocare squilibri che avrebbero potuto generare altre crisi nel medio termine. Il dubbio sui tassi è reale in un paese che ha sperimentato un aumento dei valori immobiliari del 9% in un anno. L’altra spinta all’inversione di marcia sui tassi arriva dall’andamento del Pil, cresciuto del 2.7% nel 2014.

Tuttavia, c’è un indicatore che toglie il sonno ai responsabili della BoE: l’inflazione. Il Regno Unito ha importato un trend deflazionistico dall’eurozona a causa della svalutazione dell’euro, fatto che determina importazioni meno costose e una conseguente frenata dei prezzi al consumo. Il tasso d’inflazione è sceso allo 0,3% su base annua a gennaio e le previsioni per febbraio indicano un’ulteriore calo fino allo 0,1%. La BoE ha mostrato la sua preoccupazione per la forte rivalutazione della sterlina rispetto all’euro e per le conseguenze negative che questo trend può avere sull’inflazione. Lo scenario attuale è del tutto nuovo per la BoE. Negli ultimi tre decenni, il Regno Unito non ha mai avuto un’inflazione negativa.

In definitiva, il primo rialzo del costo del denaro nel Regno Unito potrebbe arrivare più tardi rispetto alla prima mossa della Fed, ma non dovrebbe tardare molto se l’economia continuerà a macinare buoni risultati. In virtù dell’andamento dell’occupazione e del livello di incremento dei salari, gli operatori di mercato stimano l’arrivo di un primo rialzo alla fine del 2015. Se invece l’inflazione dovesse riuscire a risalire la china nei prossimi mesi, il ritocco del costo del denaro -accompagnato dalla rivalutazione della sterlina- potrebbe arrivare prima o materializzarsi con maggiore intensità nei prossimi trimestri.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.