Sulle spine

La percezione dei mercati sulle intenzioni o sulle azioni della Fed e’ stata piu’ volte causa di una diffusa volatilita’ di mercato. Andrew Harmstone, Gestore del Global Balanced Risk Control di Morgan Stanley Investment Management

L’ondata di vendite sui mercati obbligazionari globali tra aprile e inizio maggio indica che potremmo essere nuovamente in una di tali fasi di volatilità. Gli investitori temono che l’aumento dei rendimenti e il calo dei prezzi delle obbligazioni, una dinamica che ha avuto inizio a fine marzo, possa essere solo un preludio e che il 2015, come il 1994, possa diventare tristemente famoso per la volatilità di mercato generata dalla Fed. Nel 1994, sotto la guida di Alan Greenspan, la Federal Reserve sorprese i mercati finanziari alzando i tassi d’interesse. Ciò ebbe un impatto negativo sia sulle piazze azionarie che su quelle obbligazionarie. Inoltre, la volatilità dei mercati finanziari fu considerata la causa di significativi eventi a effetto domino come la bancarotta di Orange County in California. Persino commenti ipotetici della Fed su eventuali azioni future possono turbare i mercati.

Ad esempio, il 22 maggio 2013 l’allora presidente Ben Bernanke dichiarò al Congresso che se le notizie economiche avessero continuato a essere favorevoli, l’istituto avrebbe probabilmente iniziato a ridurre il suo programma di acquisti di Treasury e titoli garantiti da ipoteche (Mbs) emessi da enti pubblici. La dichiarazione portò al cosiddetto “taper tantrum” (malumore da tapering), durante il quale i mercati azionari e obbligazionari persero terreno, mentre il dollaro Usa registrò un marcato apprezzamento. Tuttavia, alcuni sviluppi al di fuori degli Stati Uniti hanno svolto un importante ruolo nel recente aumento dei rendimenti. I tassi delle obbligazioni governative decennali nell’Eurozona sono saliti più di quelli dei Treasury decennali statunitensi, sia ad aprile che nella prima metà di maggio. Ciò è avvenuto malgrado non ci sia alcun segnale che la Banca centrale europea (Bce) intenda ridurre il suo massiccio programma di Qe, partito a inizio anno, né tantomeno alzare il tasso principale di rifinanziamento dall’attuale livello dello 0,05%.

I rendimenti dei titoli di Stato decennali giapponesi (Jgb) sono anch’essi aumentati, nonostante non ci siano indicazioni che la Banca del Giappone stia pensando di modificare in tempi brevi la propria politica monetaria. È possibile che molti investitori fossero preoccupati dall’eventualità che queste due regioni restassero invischiate in una spirale deflazionistica. Tuttavia, gli ultimi dati sul Pil potrebbero aver dissipato questi timori dato che in entrambi i casi la crescita del primo trimestre è stata superiore a quella degli Stati Uniti. Questa notizia potrebbe a sua volta rendere le obbligazioni meno appetibili. È comunque probabile che gli investitori rimangano ansiosi a causa dell’incertezza su quando la Fed inizierà a normalizzare la sua politica monetaria e a operare i primi rialzi dei tassi.

Ad esempio, l’ottimo dato sui nuovi cantieri edili pubblicato il 19 maggio ha determinato un aumento dei rendimenti obbligazionari legato probabilmente alla decisione della Fed sui tassi d’interesse, poiché un rafforzamento del mercato immobiliare potrebbe indurre la banca centrale ad anticipare la manovra restrittiva. In breve, le previsioni sulle azioni della Fed tendono a far muovere i mercati. La banca centrale americana tiene gli investitori sulle spine in attesa della decisione sui tassi d’interesse e del tipo di effetto domino che potrebbe avere.