Sull’onda dei buyback

A cura di Rocki Gialanella

Le aziende statunitensi quotate a Wall Street hanno annunciato operazioni di acquisto di titoli propri per 98 mld di Usd. Si tratta di un nuovo record storico

Le Borse Usa continuano la loro corsa al rialzo, ma sono sempre più numerosi gli operatori di mercato che si domandano come sia possibile questa ascesa in presenza di indicatori macroeconomici non del tutto positivi. Una spiegazione del fenomeno risiede nella possibilità -per le imprese- di continuare a rastrellare capitali sui mercati a costi irrisori, per poterli poi destinare all’acquisto di azioni proprie.

La più intensa revisione al ribasso degli utili stimati per il primo trimestre del 2015 coincide anche con il nuovo record di operazioni di buy back annunciate dalle società quotate sulle Borse statunitensi. Per quanto riguarda gli utili, le stime relative al primo trimestre indicano una contrazione del 7,4% rispetto ad una crescita media del 2,8% nell’ultimo decennio.

La notizia non ha avuto -almeno per ora- un impatto negativo sull’andamento dei listini perché la maggior parte dei risultati negativi vengono addebitati alle società petrolifere, e pertanto, in larga parte già scontati dalle quotazioni dei titoli appartenenti a questo settore.

Da una parte si assiste ad un’impennata del debito accumulato dalle società. Dall’altra, il rovescio della medaglia è offerto da un’accelerazione delle operazioni di buyback che spinge al rialzo le quotazioni.

Ai livelli attuali di share buy back, è ipotizzabile che anche le previsioni formulate da Goldman Sachs per l’intero 2015 vengano battute. La casa d’investimento usa aveva pronosticato per l’anno in corso un ammontare di 450 mld di usd destinato a questo tipo di operazioni. In ogni caso, si tratta di un importo superiore alle vendite effettuate da investitori privati ed istituzioni.

Le valutazioni delle società hanno raggiunto livelli impensabili per alcuni ratio in un mercato normale: superiori a 10 volte l’Ebitda. Per ora c’è un enorme flusso di denaro a basso costo che si muove nei mercati (proprio come nel 2007). I nodi verranno al pettine quando la Fed deciderà di invertire la rotta in materia di tassi d’interesse, rendendo meno conveniente l’emissione di corporate bond. A quel punto si fermeranno anche gli acquisti di azioni proprie e il mercato azionario potrebbe andare incontro ad una correzione.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.