Svizzera, franco forte positivo per l’azionario

Il commento di Eleanor Taylor Jolidon, gestore del fondo UBAM – Swiss Equity di Union Bancaire Privée – UBP

Nel periodo successivo alla mossa della Banca Nazionale Svizzera, che il 15 gennaio ha deciso a sorpresa di abolire la soglia minima di cambio di 1,20 franchi per un euro (in vigore dal 2011), la reazione del mercato azionario svizzero è stata molto più razionale di quella dei mercati valutari. Infatti, il franco svizzero ha mostrato una volatilità eccezionale, mentre il calo dell’SMI si è dimostrato in linea con l’impatto negativo atteso sugli utili.

Per decenni il franco è cresciuto costantemente in termini di valore e ciò ha avuto un effetto frenante sulla crescita delle società locali. Esiste però anche un aspetto positivo: una moneta forte, infatti, costringe le aziende a essere innovative, efficienti e attente ai costi, e questo nel tempo ha ripagato. Per almeno vent’anni, l’SMI ha sovraperformato l’MSCI World (in franchi svizzeri). Una moderata politica valutaria, nel lungo periodo, aiuta l’economia del Paese.

All’inizio dell’anno, c’erano buone probabilità che le valutazioni del mercato azionario potessero aumentare del 15%. Ora, a questi livelli, notiamo che le stime di crescita sono piatte o solo in lieve rialzo per l’intero anno. In altre parole, da quando la BNS è intervenuta, siamo più probabilmente di fronte a un recupero del mercato per circa il 15%. Nelle settimane e nei mesi dopo la manovra della Banca Nazionale Svizzera, i mercati hanno risentito quindi più del tasso di cambio che dei fondamentali societari. Nel breve periodo, ciò si traduce in maggiore volatilità e, per il momento, mette il premio al rischio sotto una luce diversa.

Dato l’outlook positivo sui mercati azionari e sulla crescita economica globale, i settori ciclici ci sembrano interessanti. Tuttavia, in Svizzera, una vasta gamma di titoli rientra in tale ambito. In considerazione del fatto che siamo scettici riguardo ai prezzi dell’energia, siamo cauti sulle società che sono molto esposte all’industria oil & gas. Detto ciò, siamo favorevolmente colpiti dal settore dell’automotive, che sta performando bene, con i prezzi energetici bassi che fungono da supporto. Questo comporta che le cose potranno andare bene anche per i loro fornitori locali basati in Svizzera.

Infine, alcune aziende possono trarre molti vantaggi da un franco forte. Un esempio è Calida. Tale società, infatti, genera un fatturato piuttosto elevato in Svizzera, mentre il suo costo-base si trova principalmente nell’Eurozona.