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	<title>buyback Archivi - Fondi e Sicav</title>
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	<description>Conoscere per investire al meglio</description>
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	<title>buyback Archivi - Fondi e Sicav</title>
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		<title>Nuovi record in vista per i buyback azionari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[buyback]]></category>
		<category><![CDATA[Capital Group]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni, i buyback sono diventati sempre più diffusi nei mercati azionari globali. Le risultanze di uno studio realizzato da Capital Group</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Negli ultimi dieci anni, i buyback sono diventati sempre più diffusi nei mercati azionari Globali. Le risultanze di uno studio realizzato da <a href="https://www.linkedin.com/company/capital-group/?originalSubdomain=it" target="_blank" rel="noopener">Capital Group</a></em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-70912 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/03/4OBBLIGAZIONARIO-e1686047514301.jpg" alt="obbligazioni" width="600" height="345" /></p>
<p>Sebbene le pratiche varino a seconda della regione e del settore, il 52% delle società incluse nell&#8217;indice di Capital Group ha effettuato riacquisti di azioni nel 2025, in aumento rispetto al 36% del 2015.</p>
<p>Nello stesso periodo, il valore delle operazioni di buyback è aumentato del 123%, superando la crescita dei dividendi, pari al 98%. A livello globale, il valore dei buyback ha raggiunto il 75% dei dividendi distribuiti, ma le notevoli differenze nella cultura aziendale e nella composizione settoriale di ciascun paese fanno sì che il range vari dal 147% negli Stati Uniti al 13% in Australia.</p>
<h2>Regioni chiave:</h2>
<p>Nel 2025, gli Stati Uniti hanno rappresentato il 71% dei buyback azionari globali, con una crescita dell&#8217;8,5%, sostanzialmente in linea con la media mondiale. I buyback azionari europei hanno rappresentato solo un nono (10,8%) del totale globale del 2025, sebbene negli ultimi anni siano diventati una componente più importante delle distribuzioni complessive agli azionisti. I buyback stanno diventando una caratteristica fondamentale anche in Giappone. Quasi la metà (48%) delle società giapponesi incluse nel rapporto ha effettuato buyback nel 2025, in aumento rispetto a meno di un quarto registrato dieci anni fa.</p>
<p>La crescita più rapida si è registrata in Canada (67,9%), nei Paesi Bassi (53,5%), in Francia (44,4%), a Singapore (62,3%) e in Giappone (15,3%) tra i principali mercati. I buyback sono rimasti invariati o in calo in Germania (2,0%), nel Regno Unito (1,4%), in Australia (-17,5%) e in Cina (-34,5%).</p>
<p>Per quanto riguarda il mercato italiano, i programmi di riacquisto di azioni sono aumentati nella maggior parte delle società; tuttavia, la sospensione di uno dei programmi più consistenti ha determinato un calo complessivo dei volumi aggregati, rispecchiando la tendenza osservata nelle distribuzioni di dividendi in Italia.</p>
<h2>Settori chiave:</h2>
<p>Il settore finanziario ha rappresentato poco più di un quarto (26%) dei buyback del 2025, con un aumento del 23,1% fino a raggiungere il record di 386 miliardi di dollari, mentre i riacquisti nel settore tecnologico sono aumentati del 18,5% fino a raggiungere il record di 312 miliardi di dollari.</p>
<p>Anche la vendita al dettaglio di generi alimentari è stata un punto caldo, con buyback in aumento del 93,2% su base annua, sebbene il totale (30 miliardi di dollari) sia meno di un decimo della spesa del settore tecnologico. Il totale del settore dei media è sceso di un decimo poiché le grandi aziende di Internet si sono concentrate sugli investimenti in IA, mentre i riacquisti nel settore energetico sono diminuiti per il terzo anno consecutivo a causa del calo dei prezzi del petrolio.</p>
<p>L&#8217;attività globale di riacquisto è concentrata in un numero relativamente esiguo di grandi aziende. Nel 2025, 20 aziende hanno rappresentato quasi un terzo (32%) del totale dei riacquisti a livello mondiale.</p>
<h2>Katharine Dryer, Equity Asset Class Lead, Europe and Asia, di Capital Group, ha commentato:</h2>
<p>«I buyback azionari non sono più un fenomeno limitato agli Stati Uniti, avendo raggiunto nel 2025 il livello record di 1.460 miliardi di dollari USA; oggi il 52% delle società attua programmi di riacquisto, rispetto al 36% di dieci anni fa. I buyback possono rappresentare un modo efficiente per restituire la liquidità in eccesso agli investitori una volta soddisfatte le esigenze di investimento e ricapitalizzati i bilanci.</p>
<p>I gestori attivi come Capital Group cercano di valutare i fondamentali dell&#8217;allocazione del capitale: come viene generata la liquidità, come viene reinvestita per la crescita a lungo termine e come il capitale in eccesso viene restituito attraverso un mix sostenibile di dividendi e buyback. Se valutati e programmati correttamente, i buyback possono migliorare in modo significativo i risultati per gli azionisti.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mercati azionari spumeggianti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 08:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[azionario]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[buyback]]></category>
		<category><![CDATA[Fed]]></category>
		<category><![CDATA[kairos partners]]></category>
		<category><![CDATA[obbligazionario]]></category>
		<category><![CDATA[tech]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La concentrazione delle performance rimane alta con la contribuzione dominante di pochi titoli, soprattutto Tech. Market Flash di Alberto Tocchio, Kairos Partners</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 class="v1MsoNormal"><b>A cura di Alberto Tocchio, Head of European Equity and Thematics di Kairos Partners SGR</b></h4>
<p class="v1MsoNormal">Il bilancio dei primi cinque mesi dell&#8217;anno vede <strong>mercati azionari complessivamente spumeggianti</strong>, con gli indici americani ed europei positivi anche in doppia cifra e con una Cina risvegliatasi dal torpore.</p>
<p class="v1MsoNormal"><strong>La concentrazione delle performance rimane alta con la contribuzione dominante di pochi titoli, soprattutto Tech</strong>. Bene le commodities che hanno sovraperformato l&#8217;azionario globale, con l&#8217;oro sostenuto dagli acquisti delle Banche Centrali asiatiche. Penalizzati invece i Treasuries con il trentennale a -6% da inizio anno.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-45255 alignleft" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/03/shutterstock_279620561-300x150.gif" alt="bce e fed" width="300" height="150" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/03/shutterstock_279620561-300x150.gif 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/03/shutterstock_279620561-696x348.gif 696w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2016/03/shutterstock_279620561-840x420.gif 840w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="v1MsoNormal">Lato macro, <strong>i recenti dati PMI positivi in Europa e USA hanno temporaneamente mantenuto i tassi stabili.</strong> Resta alta però l&#8217;attesa per le decisioni di<strong> Fed e Bce</strong> di inizio giugno, perché qualora l&#8217;inflazione non desse segnali preoccupanti, ci potrebbe essere spazio per i primi tagli.</p>
<p class="v1MsoNormal"><strong>È difficile essere negativi su un mercato azionario che sembra prendere forza in misura più allargata,</strong> tanto più su un <strong>obbligazionario che appare ora maggiormente stabilizzato.</strong> La situazione di bassa volatilità aiuta certamente il <em>risk-taking</em> di diverse categorie di investitori, così come la capacità di assorbimento di liquidità da parte del mercato. Un ottimo segnale arriva anche dai livelli record dei piani di <strong>buyback e dai flussi di acquisto dei retailer.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal">
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		<title>Perché oltre ai delisting stanno aumentando anche i buyback in Borsa</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/perche-oltre-ai-delisting-stanno-aumentando-anche-i-buyback-in-borsa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 06:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[azioni]]></category>
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		<category><![CDATA[small cap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 la percentuale di grandi imprese britanniche che hanno riacquistato le proprie azioni è stata estremamente elevata rispetto ai livelli storici. Schroders</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/perche-oltre-ai-delisting-stanno-aumentando-anche-i-buyback-in-borsa/">Perché oltre ai delisting stanno aumentando anche i buyback in Borsa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 class="v1MsoNormal"><span lang="EN-US">A cura di <b>Harry Goodacre, Strategist, Strategic Research Unit, Schroders</b></span></h4>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="EN-US"> </span></p>
<p class="v1MsoNormal">I <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/buyback"><strong>buyback</strong></a> continuano a diffondersi anche al di fuori degli Stati Uniti. <b>Nel 2023 la percentuale di grandi imprese britanniche che hanno riacquistato le proprie azioni è stata estremamente elevata</b> rispetto ai livelli storici, anche se l&#8217;attività è leggermente diminuita rispetto ai livelli del 2022.</p>
<figure id="attachment_128226" aria-describedby="caption-attachment-128226" style="width: 214px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-128226" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2023/09/Goodacre_Harry_Schroders-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-128226" class="wp-caption-text">Harry Goodacre</figcaption></figure>
<p class="v1MsoNormal"><b>Inoltre, i buyback sono aumentati anche tra le grandi aziende giapponesi, francesi e tedesche</b>. Gli Stati Uniti sono storicamente molto più avanti di altri mercati quando si tratta di attività di riacquisto di azioni proprie. Questo divario, però, si sta riducendo.</p>
<h5 class="v1MsoNormal"><u>I buyback, un argomento divisivo</u></h5>
<p class="v1MsoNormal">I buyback azionari dividono l&#8217;opinione pubblica. Da un lato, <b>rappresentano un modo per restituire agli azionisti la liquidità in eccesso</b>. Inoltre, possono essere più efficienti dal punto di vista fiscale per gli investitori, in quanto le plusvalenze sono tassate spesso a un&#8217;aliquota inferiore rispetto al reddito.</p>
<p class="v1MsoNormal">D&#8217;altro lato, possono essere criticati perché si prestano a manipolazioni da parte del management, se la remunerazione dei dirigenti è legata alla crescita dell&#8217;utile per azione. Alcuni sostengono che si tratti anche di un modo per il management di sostenere un prezzo depresso delle azioni e, potenzialmente, per aumentare i propri compensi. Un aumento dei riacquisti può anche segnalare l&#8217;assenza di investimenti redditizi per la società interessata.</p>
<p class="v1MsoNormal">Un&#8217;indicazione del peso nel sentiment dell&#8217;opinione pubblica dei buyback si può riscontrare nell&#8217;introduzione negli Stati Uniti di una &#8220;tassa sui buyback&#8221;, che obbliga le società a pagare un&#8217;imposta pari all&#8217;1% del valore di qualsiasi riacquisto, misura entrata in vigore l&#8217;1° gennaio 2023.</p>
<h5 class="v1MsoNormal"><u>La diffusione dei buyback nel mondo sviluppato</u></h5>
<p class="v1MsoNormal">In base ai nostri calcoli, il 38% delle grandi società statunitensi ha riacquistato almeno l&#8217;1% delle proprie azioni nel 2023 (al netto delle azioni emesse). Il dato è in calo rispetto ai livelli del 2022 e leggermente inferiore alla media dei tre anni precedenti alla pandemia di Covid-19.</p>
<p class="v1MsoNormal">Per il secondo anno consecutivo, nel 2023 le grandi società britanniche hanno quasi eguagliato gli Stati Uniti per attività di buyback. In precedenza, l&#8217;attività di riacquisto di azioni proprie degli Stati Uniti era di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri principali mercati sviluppati.</p>
<h5 class="v1MsoNormal">Inoltre, la percentuale di società britanniche che hanno effettuato un numero maggiore di riacquisti nel 2023 risulta superiore a quella degli Stati Uniti. In dettaglio, <b>il 13% delle grandi società britanniche ha riacquistato almeno il 5% delle proprie azioni lo scorso anno, contro il 9% degli Stati Uniti.</b></h5>
<p class="v1MsoNormal"><b>La tendenza all&#8217;aumento dell&#8217;attività di riacquisto da parte delle società giapponesi, francesi e tedesche, in atto da diversi anni, è proseguita anche nel 2023</b>. L&#8217;attività, invece, rimane<strong> limitata nei mercati emergenti</strong>.</p>
<p class="v1MsoNormal">Nel caso del <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/giappone"><strong>Giappone</strong>,</a> molte società sono valutate meno del valore contabile delle loro azioni e stanno accumulando liquidità. Poiché i Regolatori desiderano migliorare l&#8217;efficienza del capitale delle imprese, i riacquisti di azioni proprie possono essere considerati un uso efficace di tale liquidità. Nella misura in cui i buyback continueranno a essere sostenuti fuori dagli USA,<strong> le società statunitensi vedranno un vantaggio minore rispetto ad altre regioni per quanto riguarda la domanda di azioni e i loro utili per azione</strong>.</p>
<h5 class="v1MsoNormal"><u>Buyback meno diffusi nelle small cap</u></h5>
<p class="v1MsoNormal"><b>Le <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/small-cap">società più piccole</a> sono meno propense a intraprendere </b>attività di riacquisto <b>e più inclini a emettere nuove azioni rispetto alle società più grandi</b>. In genere le imprese più piccole crescono più rapidamente. E, quindi, hanno potenzialmente bisogno di capitale aggiuntivo. Questo potrebbe anche spiegare perché le società dei mercati emergenti sono state meno propense ai buyback.</p>
<p class="v1MsoNormal">Possiamo notare questo effetto confrontando la percentuale di società a grande capitalizzazione che hanno riacquistato l&#8217;1% delle loro azioni (al netto di qualsiasi emissione) con la percentuale del mercato complessivo che ha fatto altrettanto. La stessa analisi può essere effettuata sulla proporzione di società che aumentano il loro numero di azioni dell&#8217;1%.</p>
<h5 class="v1MsoNormal">Stando ai risultati,<b> il 38% delle grandi società statunitensi ha riacquistato almeno l&#8217;1% delle proprie azioni nel 2023, rispetto al 28% dell&#8217;universo societario più ampio</b>. Al contrario,<b> solo il 17% delle grandi società statunitensi ha aumentato il proprio numero di azioni di almeno l&#8217;1% rispetto al 31% dell&#8217;universo societario più ampio</b>.</h5>
<p class="v1MsoNormal">Questa differenza di comportamento tra le grandi società e il mercato più ampio è riscontrabile anche in altre Borse dei paesi più avanzati, dove il numero di società a piccola e media capitalizzazione supera di gran lunga quello delle grandi società.</p>
<h5 class="v1MsoNormal"><u>Buyback contribuiscono alla concentrazione dei capitali</u></h5>
<p class="v1MsoNormal">Negli ultimi anni si è parlato molto della riduzione delle azioni investibili in Borsa. Ciò avviene, tra l&#8217;altro, quando i delisting sono più numerosi delle IPO. <b>Ma anche i buyback sottraggono capitale ai mercati pubblici</b>. Effettuando un calcolo simile a quello utilizzato in precedenza, ma applicandolo al mercato azionario anziché alle singole società, possiamo farci un&#8217;idea della portata di questa riduzione del numero di azioni sul mercato (&#8220;de-equitisation&#8221;).</p>
<p class="v1MsoNormal">A differenza dell&#8217;analisi precedente, che si concentrava solo sui riacquisti netti, questa analisi cattura l&#8217;effetto combinato dei riacquisti netti e delle Ipo/delisting, come &#8220;offerta netta di capitale&#8221;.</p>
<h5 class="v1MsoNormal"><b>Nei 12 mesi fino a dicembre 2023, l&#8217;offerta netta di azioni è stata negativa negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone, in Francia e in Germania. </b>Tuttavia, l&#8217;aspetto più sorprendente è che il ritmo <b>della &#8220;de-equitisation&#8221; è stato più sostenuto nei mercati non statunitensi rispetto agli Usa</b>.</h5>
<p class="v1MsoNormal">Le fusioni e le acquisizioni spiegano in parte questo fenomeno: ad esempio, le società britanniche sono state scambiate a sconto rispetto alle società statunitensi, rendendole interessanti obiettivi di acquisizione sia da parte di società statunitensi sia dal private equity.</p>
<p class="v1MsoNormal">In conclusione, sebbene l&#8217;attenzione si sia concentrata sulla diminuzione del numero di società quotate, non dobbiamo dimenticare il contributo dei buyback alla tendenza alla <em>de-equitisation. </em></p>
<h5 class="v1MsoNormal"><b>Per il secondo anno consecutivo, il ricorso ai riacquisti di azioni proprie al di fuori degli Stati Uniti è stato molto più frequente che in passato</b>, nonostante un contesto di tassi d&#8217;interesse più elevati. Sarà interessante vedere se questa tendenza continuerà nei prossimi anni.</h5>
<p class="v1MsoNormal">Considerato improbabile il ritorno a un contesto di tassi estremamente bassi e con prospettive di crescita ancora deboli, le aziende dovranno capire come utilizzare l&#8217;eventuale liquidità in eccesso, fino a che punto i loro prezzi azionari appaiano convenienti, e se la flessibilità dei riacquisti sia più interessante dei dividendi in un contesto di incertezza.</p>
<p class="v1MsoNormal"><b>Gli acquisti societari, sia attraverso i buyback sia attraverso operazioni di M&amp;A, hanno il potenziale per sostenere i prezzi delle azioni</b>. Per gli investitori, la crescente popolarità dei buyback al di fuori degli Stati Uniti sarà una tendenza da tenere d&#8217;occhio.</p>
<p class="v1MsoNormal"><i> </i></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Buyback azionari: in crescita anche fuori dagli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.fondiesicav.it/buyback-azionari-in-crescita-anche-fuori-dagli-stati-uniti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[azioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gli investitori, la crescente popolarità dei buyback al di fuori degli Stati Uniti sarà una tendenza da tenere d'occhio. Harry Goodacre, Schroders</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/buyback-azionari-in-crescita-anche-fuori-dagli-stati-uniti/">Buyback azionari: in crescita anche fuori dagli Stati Uniti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="font-weight: 400;"><em><strong>A cura di Harry Goodacre, Strategist, Strategic Research Unit, Schroders</strong></em></h4>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_128226" aria-describedby="caption-attachment-128226" style="width: 214px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-128226" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2023/09/Goodacre_Harry_Schroders-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-128226" class="wp-caption-text">Harry Goodacre</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400;">In cinque anni, fino al 2022, <strong>le società dell&#8217;indice S&amp;P 500 hanno speso 3.900 miliardi di dollari in <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/buyback">buyback</a> di azioni proprie.</strong> Questa cifra supera i 2.500 miliardi di dollari versati in dividendi nello stesso periodo.</p>
<p style="font-weight: 400;">La nostra ricerca conferma che nel 2022 i buyback hanno continuato a essere più popolari negli Stati Uniti rispetto agli altri principali mercati. Tuttavia, <strong>il divario si è ridotto</strong>: <strong>il loro utilizzo è diventato più diffuso nel Regno Unito, in Europa e in <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/giappone">Giappone.</a> </strong>Vale la pena tenere d&#8217;occhio la loro crescente popolarità al di fuori degli Stati Uniti perché possono essere un <strong>vento favorevole per la domanda di azioni e una spinta meccanica per i numeri degli utili per azione.</strong></p>
<h5 style="font-weight: 400;"><u>Perché i buyback sono un argomento divisivo</u></h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il buyback di azioni proprie è un argomento controverso. </strong>Da un lato, rappresenta un modo per il management di <strong>restituire agli azionisti la liquidità in eccesso</strong> in modo meno vincolante rispetto a un aumento dei dividendi. Inoltre, può essere<strong> più efficiente dal punto di vista fiscale</strong> per gli investitori, in quanto le plusvalenze sono spesso tassate a un&#8217;aliquota inferiore rispetto al reddito.</p>
<p style="font-weight: 400;">D&#8217;altro canto, il fatto che si prestino a <strong>manipolazioni da parte del management può essere un aspetto critico</strong>. Un aumento dei buyback può anche <strong>segnalare l&#8217;assenza di opportunità di investimento redditizie</strong> per la società in questione. Quindi, più che un dato positivo, potrebbe essere interpretato come un dato negativo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un&#8217;indicazione dell&#8217;attenzione posta nei confronti dei buyback è data dal fatto che, dal 1° gennaio 2023, i <strong>policymaker statunitensi</strong> hanno introdotto una &#8220;<strong>tassa sui buyback</strong>&#8220;, obbligando le società a pagare un&#8217;imposta pari all&#8217;1% del valore di qualsiasi buyback.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><u>Non solo Stati Uniti</u></h5>
<p style="font-weight: 400;">In base ai nostri studi, <strong>il 45% delle grandi società statunitensi ha riacquistato almeno l&#8217;1% delle proprie azioni nel corso del 2022</strong> (al netto delle azioni emesse). Questo dato è sostanzialmente in linea con la media dei tre anni precedenti al Covid.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Risulta insolito, invece, che l&#8217;anno scorso le società britanniche abbiano quasi eguagliato gli Stati Uniti. </strong>La percentuale di società britanniche che hanno riacquistato almeno l&#8217;1% delle proprie azioni è salita a un livello record nel 2022. <strong>Anche le società giapponesi, francesi e tedesche</strong> hanno registrato un aumento dell&#8217;attività di buyback.</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I buyback sono meno comuni tra le aziende più piccole.</strong> Queste sono meno propense a intraprendere attività di buyback e più <strong>propense a emettere nuove azioni</strong> rispetto alle società più grandi. In genere, le imprese più piccole crescono più rapidamente e quindi <strong>hanno potenzialmente bisogno di capitale aggiuntivo. </strong>Questo potrebbe anche spiegare perché le società dei mercati emergenti sono state meno propense ai buyback.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><u>Buyback e &#8220;de-equitisation&#8221;</u></h5>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni si è parlato molto della <strong>riduzione del bacino di titoli azionari pubblici investibili</strong>. Ciò avviene quando le società che escono dal mercato attraverso la cancellazione dal listino (soprattutto a causa di fusioni e acquisizioni) sono più numerose di quelle che vi entrano attraverso nuove quotazioni/offerte pubbliche iniziali (Ipo).</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma anche <strong>gli stessi buyback sottraggono capitale ai mercati pubblici</strong>. In 12 mesi, fino a luglio 2023, l&#8217;offerta netta di azioni è stata negativa negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone, Francia e Germania. Tuttavia, l&#8217;aspetto più sorprendente è che <strong>il ritmo della &#8220;de-equitisation&#8221; è stato recentemente maggiore nei mercati non statunitensi </strong>rispetto agli Stati Uniti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le fusioni e le acquisizioni spiegano in parte questo fenomeno</strong>. Ad esempio, le <strong>società britanniche</strong> sono state scambiate a sconto rispetto alle società statunitensi, rendendole <strong>interessanti obiettivi di acquisizione sia per le società statunitensi che per il private equity</strong>. Anche in Giappone i delisting sono aumentati considerevolmente, e i dati dello scorso anno sono quasi triplicati rispetto a quelli di un decennio prima.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><u>Conclusioni</u></h5>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene l&#8217;attenzione si sia concentrata sulla diminuzione del numero di società quotate, <strong>non dobbiamo dimenticare il contributo dei riacquisti di azioni proprie alla tendenza alla de-equitisation</strong>. Il ricorso ai buyback è aumentato in modo significativo nel 2022 e sarà interessante vedere se questo fenomeno continuerà negli anni a venire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con i tassi d&#8217;interesse globali che si prevedono più alti più a lungo e una prospettiva di crescita ancora debole, <strong>le aziende avranno molto da considerare. Dovranno capire come utilizzare l&#8217;eventuale liquidità in eccesso</strong>, fino a che punto i loro prezzi azionari appaiano convenienti e se la flessibilità dei buyback sia più interessante dei dividendi in un contesto di incertezza.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gli acquisti societari, sia attraverso i buyback sia attraverso le fusioni e le acquisizioni, hanno il potenziale per sostenere i prezzi delle azioni</strong>. Per gli investitori, la crescente popolarità dei buyback al di fuori degli Stati Uniti sarà una tendenza da tenere d&#8217;occhio. Inoltre, finché le società non statunitensi continueranno a essere scambiate con <strong>ampi sconti di valutazione rispetto alle loro omologhe statunitensi</strong>, è probabile che figurino in primo piano <strong>nelle liste dei potenziali obiettivi di acquisizione.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/buyback-azionari-in-crescita-anche-fuori-dagli-stati-uniti/">Buyback azionari: in crescita anche fuori dagli Stati Uniti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
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		<title>Buyback a livello globale raggiungono cifra record di 1.310 mld USD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 09:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
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		<category><![CDATA[buyback]]></category>
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		<category><![CDATA[Janus Henderson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi un quarto dei riacquisti del 2022 è riconducibile ad appena dieci società, di cui nove statunitensi. Janus Henderson</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/buyback-a-livello-globale-raggiungono-cifra-record-di-1-310-mld-usd/">Buyback a livello globale raggiungono cifra record di 1.310 mld USD</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Quasi un quarto dei riacquisti del 2022 è riconducibile ad appena 10 società, di cui nove statunitensi. Janus Henderson</em></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo il supplemento speciale del Janus Henderson Global Dividend Index, n<strong>el 2022 i riacquisti di azioni hanno segnato un nuovo record e quasi eguagliato i <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/dividendi">dividendi</a> (dati più recenti).</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">I risultati aziendali pubblicati nel primo trimestre del 2023 hanno rivelato l’entità dei <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/buyback"><strong>buyback</strong></a> realizzati in tutto il mondo nel 2022. Le prime 1.200 società al mondo hanno riacquistato azioni proprie per la cifra record di 1.310 miliardi di dollari, ossia poco meno dei 1.390 miliardi di dollari che le stesse società hanno pagato in dividendi durante l’anno. Inoltre, <strong>il record precedente &#8211; stabilito nel 2021 &#8211; è stato superato di oltre il 22%.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nel 2022 il maggior contributo alla crescita è arrivato dal settore petrolifero</strong>: le società attive nel settore hanno riacquistato 135 miliardi di dollari di azioni proprie, più di quattro volte rispetto a quanto registrato nel 2021. A impiegare questa liquidità sono state quasi interamente società petrolifere dell’<strong>America settentrionale, del Regno Unito e, in misura minore, dell’Europa.</strong></p>
<h5 style="font-weight: 400;">La rapida crescita dei riacquisti di azioni è un fenomeno che viene da lontano. Incredibilmente, <strong>dal 2012 il valore dei buyback è quasi triplicato (+182%).</strong> Ed è riuscito a superare agevolmente l’incremento dei dividendi (+54%) nello stesso periodo.</h5>
<h5 style="font-weight: 400;">La loro forte crescita ha investito ogni regione, quasi ogni paese e quasi ogni settore. Il balzo maggiore è avvenuto nel 2018. Ed è derivato principalmente dal boom dei programmi di riacquisto promossi dalle società tecnologiche statunitensi.</h5>
<p style="font-weight: 400;">Questa rapida crescita ha rafforzato sensibilmente il peso dei riacquisti di azioni proprie che, in rapporto ai dividendi, è salito a livello globale dal 52% appena del 2012, con una forbice che va dal 3% dei mercati emergenti al 102% dell’America settentrionale, fino al 94% del 2022, con una forbice compresa dal 18% dei mercati emergenti al 158% dell’America settentrionale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progresso a livello settoriale è ancora più netto. Nel settore dei media, ad esempio, né Meta, proprietario di Facebook, né Alphabet, proprietario di Google, pagano dividendi, ma entrambe sono grandi acquirenti delle proprie azioni. <strong>Il valore globale dei riacquisti di azioni del settore è stato 8 volte superiore a quello dei dividendi distribuiti nel 2022.</strong></p>
<h5 style="font-weight: 400;">Di contro, nel settore dei servizi di pubblica utilità &#8211; che è caratterizzato da distribuzioni generose &#8211; i dividendi sono stati otto volte superiori ai riacquisti. Sommando riacquisti e dividendi, ovvero guardando al cosiddetto rendimento totale per gli azionisti, le differenze si riducono notevolmente.</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il grosso delle distribuzioni e dei buyback riguarda un ristretto numero di imprese</strong>. Tra i maggiori acquirenti di azioni proprie citiamo <strong>Apple</strong> che nell’esercizio 2022 vi ha destinato ben 89 miliardi di dollari, ossia quasi il 7% del totale globale. Quasi un quarto del totale complessivo dei <strong>riacquisti ha riguardato appena dieci società di cui una soltanto</strong>, <strong>Shell, fuori dagli Stati Uniti.</strong> Lo scorso anno Nestle è stato uno dei maggiori acquirenti di azioni proprie in Europa.</p>
<p><em>Ben Lofthouse, Head of Global Equity Income di Janus Henderson</em>, ha dichiarato: “La rapida crescita dei riacquisti negli ultimi tre anni riflette una forte performance degli utili e del flusso di cassa libero e la volontà di ricompensare gli azionisti senza creare aspettative indesiderate sui dividendi. Non si può sempre fare affidamento sui riacquisti per aumentare i rendimenti per gli azionisti. La loro natura discrezionale li rende più volatili &#8211; come si è visto con l’arrivo del Covid nel 2020, quando hanno subito un drastico calo. Inoltre, poiché non creano sempre valore per gli azionisti, alcuni investitori che puntano a un flusso di reddito preferiscono spesso i dividendi.</p>
<p>Il costo globale del capitale è ora significativamente più elevato rispetto agli ultimi anni. La domanda che ci si pone è quale sarà l’impatto sui riacquisti di azioni nei mesi e negli anni a venire. Quando le aziende potevano sostanzialmente accedere a finanziamenti quasi a costo zero, l’incentivo a emettere debito e riacquistare azioni era elevatissimo poiché si generava un valore immenso. Per le aziende che generano grandi quantità di liquidità, come<strong> Apple o Alphabet,</strong> non è un fattore di particolare rilevanza. Per altre, soprattutto negli Stati Uniti, che hanno fatto ricorso all’indebitamento per finanziare i riacquisti, i calcoli saranno ora molto più ponderati.”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Banche Centrali e margini aziendali alla ricerca del tasso naturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 07:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
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		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[banche centrali]]></category>
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		<category><![CDATA[Fed]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fed si trova di fronte a un bivio, dovendo scegliere se privilegiare la stabilità dei prezzi o la stabilità finanziaria. Pictet AM</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/banche-centrali-e-margini-aziendali-alla-ricerca-del-tasso-naturale/">Banche Centrali e margini aziendali alla ricerca del tasso naturale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><em><strong>La Fed si trova di fronte a un bivio, dovendo scegliere se privilegiare la stabilità dei prezzi o la stabilità finanziaria. </strong><strong>Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management</strong></em></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel momento in cui è scoppiata l’inattesa crisi finanziaria delle piccole banche USA, a seguito del fallimento della Silicon Valley Bank, l<strong>a <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/fed">Fed</a> si è trovata a un bivio dovendo scegliere se privilegiare la stabilità dei prezzi o la stabilità finanziaria</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Banca Centrale americana ha attuato rimedi ad hoc per garantire la stabilità finanziaria: linee di credito dirette e moral suasion per coinvolgere le banche sistemiche nei salvataggi; non diversamente, <strong>l’Europa ha scavalcato la legislazione sulla posizione dominante per favorire la fusione tra Credit Suisse e UBS</strong>. Decisione presa affinché potesse continuare a occuparsi in maniera prioritaria della stabilità dei prezzi attraverso la politica dei tassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una strategia che è stata correttamente recepita dal mercato, tanto che le previsioni sui tassi terminali non sono collassate: <strong>il mercato si attende che la stretta prosegua portando i tassi in Europa al 3,75% e in America al 5%</strong>. Questi livelli sono un punto intermedio tra quelli prevedibili in caso di recessione e quelli che il mercato si aspettava a fine febbraio quando le BC avevano nuovamente inasprito la retorica antiinflazionistica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il mercato attualmente incorpora circa il 2% di tagli da parte della Fed entro fine 2024 (mezzo già quest&#8217;anno e 1,5% il prossimo), che rappresenta ancora un <em>overshooting</em> in termini reali rispetto al punto di equilibrio di lungo periodo, il cosiddetto tasso neutrale.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Perciò <strong>crediamo che, in caso di recessione, vi sarebbe un&#8217;ulteriore discesa nel sentiero previsto dei tassi a due anni, mentre uno scampato pericolo vedrebbe tassi a breve più vicini a massimi di quest&#8217;anno.</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Se la parte a breve delle curve dei Mercati Sviluppati saranno soggette alla già citata incertezza sull&#8217;evoluzione ciclica, la parte lunga sembra essersi stabilizzata negli ultimi mesi (ad esempio, per i tassi swap a 5 anni tra 5 anni) attorno allo 0,5% in termini reali (corretti per lo swap d&#8217;inflazione sullo stesso arco di tempo).</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo livello coincide perfettamente con il punto centrale del range indicato dallo stesso Powell per il tasso naturale USA (livello di equilibrio, ovvero ininfluenza, della politica monetaria sull&#8217;attività economica) che si può solo stimare. Per l&#8217;Eurozona è sulla parte alta del suddetto range.</p>
<p style="font-weight: 400;">La domanda cruciale da porsi a questo punto è <strong>se il tasso naturale delle principali economie sia destinato a lievitare</strong>, ad esempio, per fattori strutturali quali la frammentazione. C&#8217;è da dire che le determinanti strutturali del tasso naturale sono principalmente le dinamiche della produttività e demografiche, per le quali il FMI si è decisamente pronunciato a favore di una continuazione del trend strutturale di riduzione.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Quindi, il tasso naturale (reale) dei Mercati Sviluppati sembra condannato a rimanere basso e ad attrarre anche quello dei Mercati Emergenti nel medio termine.</h5>
<p style="font-weight: 400;">Da questo punto di vista, <strong>la parte lunga delle curve sembra dunque offrire valore o almeno non essere cara. </strong>Tutt&#8217;al più una maggiore persistenza, transitoria o strutturale, dell&#8217;inflazione potrebbe indurre le Banche Centrali a una<strong> politica più <em>hawkish</em> e quindi a danneggiare la parte a breve e, di conseguenza, le valutazioni di altre classi di attivo (credito e azioni).</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">I rischi di una recessione indotta dalla restrizione accelerata da parte delle autorità monetarie sembrano ora essere recepiti dai mercati finanziari ripristinando – in maniera più strutturale &#8211; le correlazioni negative fra attivi a rischio – azionario in primis – e obbligazioni governative che tornano a beneficiare la diversificazione dei prodotti multi-asset.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Valutazioni USA in cerca del tasso di crescita “naturale”</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Passando all’<strong>analisi dei multipli</strong>, quando le valutazioni sono poco sopra i livelli di medio/lungo termine come nello scenario attuale, diventa cruciale avere un quadro dei possibili scenari sulla crescita degli utili. Semplificando, si può dire che i profitti dipendono essenzialmente da fatturato e margini. Un’ulteriore semplificazione ci permette di considerare la crescita reale come una stima della dinamica dei margini, l&#8217;inflazione come una stima della dinamica del fatturato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo le stime della contabilità nazionale Usa, i margini 2022 si sono attestati al 12,2%, di cui una parte considerevole è giustificata dall’andamento della tassazione sulle aziende, che in America è passata dal 40% degli anni ’60 all’odierno 14%. Le stima per il 2023 sono vicine al 12%, in uno scenario intermedio, nel quale un’ulteriore riduzione fiscale risulterebbe ovviamente improbabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quale è, dunque, <strong>il tasso di crescita “naturale” dei profitti?</strong> Per rispondere, possiamo concentrarci sulle stime di crescita ed inflazione di lungo termine della Fed comunicate a marzo: inflazione<strong><em> </em></strong>al<strong> </strong>2% e crescita reale al 1,8%. In questo scenario, la velocità di crociera di crescita dei profitti è del 2%. Il dato congiunturale è molto simile: la stima per il 2023<strong><em> </em></strong>non di discosta molto da questo 2% di lungo termine, mentre nel caso di un rallentamento che sfoci in una lieve recessione, la stima si porterebbe a -6%.</p>
<p style="font-weight: 400;">I dati di contabilità nazionale ci raccontano le tendenze macro ma sono solo parzialmente qualificanti per gli investimenti. Quando si passa da questi allo S&amp;P 500 (eliminando quindi dai dati medi le piccole capitalizzazioni e tutto quanto il mondo delle società private) le cose potrebbero cambiare nuovamente. Negli ultimi 60 anni, le dinamiche del monte utili di contabilità nazionale e quelle dell’indice S&amp;P500 sono state abbastanza convergenti, ma quando andiamo a investire sull’indice stesso, si passa alla logica dell’utile per azione, che a sua volta dipende dall’emissione o ritiro di azioni da parte delle società.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo dipende in buona parte<strong><em> </em></strong>quindi da una variabile ulteriore, ovvero quella dei <a href="https://www.fondiesicav.it/tag/buyback"><strong>buyback</strong>.</a> Il monte utile totale dello S&amp;P500 è stimabile in due trilioni per il 2023; nel 2022 un trilione viene speso dalle quotate per ricomprare azioni proprie, con un effetto potentemente inflattivo<strong><em> </em></strong>sull’utile per azione.<em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, pare evidente che gli scenari macro siano tanto rilevanti quando quelli micro. Per i destini del mercato, è quindi cruciale analizzare l’operatività finanziaria delle società, soprattutto di quelle grandi, le vere protagoniste dei buyback.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/banche-centrali-e-margini-aziendali-alla-ricerca-del-tasso-naturale/">Banche Centrali e margini aziendali alla ricerca del tasso naturale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
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		<title>L’equity nipponico favorito dall’esposizione minima verso Mosca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocki Gialanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 10:29:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
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		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[Kishida]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Altri fattori a favore sono la liquidità di cui dispongono le aziende e i piani di buyback. Daisuke Nomoto, responsabile azionario Giappone di Columbia Threadneedle </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondiesicav.it/lequity-nipponico-favorito-dallesposizione-minima-verso-mosca/">L’equity nipponico favorito dall’esposizione minima verso Mosca</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.fondiesicav.it">Fondi e Sicav</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Altri fattori a favore sono la liquidità di cui dispongono le aziende e i piani di buyback. Daisuke Nomoto, responsabile azionario Giapponese di Columbia Threadneedle Investments</em></h5>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75357 aligncenter" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/09/columbia-threadneedle-investments-logo-vector-300x200.png" alt="Columbia Threadneedle Investments logo consulente finanziario" width="248" height="165" srcset="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/09/columbia-threadneedle-investments-logo-vector-300x200.png 300w, https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2018/09/columbia-threadneedle-investments-logo-vector.png 600w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></p>
<h5><strong>La Borsa di Tokyo ha mostrato una buona tenuta a dispetto degli eventi che hanno fatto impennare la volatilità sui mercati azionari. Quali sono a vostro parere i fattori che hanno consentito all’equity nipponico di centrare questo risultato? </strong></h5>
<p>Con un&#8217;esposizione minima all&#8217;economia russa, i fattori favorevoli per il mercato giapponese includono la continua ripresa economica, il sostegno fiscale da parte del governo e l&#8217;aumento dei flussi nel mercato a causa delle preoccupazioni per l&#8217;inflazione globale.</p>
<p><strong>L&#8217;impatto economico generato dall&#8217;invasione russa è minimo per il Giappone, dato che le importazioni russe sono a una sola cifra percentuale rispetto al totale delle importazioni giapponesi.</strong> Siamo comunque consapevoli che l&#8217;economia sarà colpita indirettamente attraverso l&#8217;inflazione dato il picco dei prezzi del <a href="https://www.fondiesicav.it/?s=petrolio" target="_blank" rel="noopener">petrolio</a> e di altre materie prime – anche se ancora in misura minore rispetto all’ Europa, dove la politica energetica è più dipendente dalla Russia.</p>
<p>Il tema della riapertura sta guadagnando slancio anche grazie all&#8217;allentamento delle restrizioni Covid, mentre l’aumento dei piani di acquisto di azioni proprie sta fornendo ulteriore supporto. La serie di stimoli proposta dal premier <a href="https://www.fondiesicav.it/?s=Kishida" target="_blank" rel="noopener">Kishida</a> dovrebbe anche portare ad un aumento dei salari e, con una redditività in rialzo strutturale, gli investitori stanno riconoscendo questo momento del ciclo come un punto di ingresso interessante per le azioni giapponesi.</p>
<h5><strong>La recente transizione verso un contesto a bassa crescita economica, con un&#8217;inflazione persistente a livello globale, ha portato gli investitori a concentrarsi sulle azioni giapponesi che offrono un buon rapporto rischio/rendimento</strong>.</h5>
<p>Riportando questo a livello aziendale, il Giappone ha recentemente mostrato il profilo di miglioramento degli utili più forte a livello globale negli ultimi mesi – in primis grazie agli esportatori &#8211; e ci aspettiamo che il robusto slancio degli utili continuerà. In un contesto di valutazioni interessanti, possiamo dire che <strong>le società giapponesi hanno grandi riserve di liquidità nei loro bilanci, il che ha ulteriormente sostenuto il mercato</strong>. Questo assicura che possano mantenere o aumentare i ritorni per gli azionisti e fornire risorse per fare acquisizioni, confermando di essere un asset class interessante per gli investitori.</p>
<figure id="attachment_90194" aria-describedby="caption-attachment-90194" style="width: 214px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-90194" src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2020/03/Nomoto_Daisuke_ColumbiaThreadneedle_LR-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-90194" class="wp-caption-text">Daisuke Nomoto</figcaption></figure>
<h5><strong>Spostando l’attenzione al medio-lungo termine, quali prospettive delineate per il mercato azionario giapponese?</strong></h5>
<p>In futuro prevediamo un rallentamento del tasso di crescita economica globale, che potrebbe esercitare una certa pressione sui mercati azionari, ma <strong>non ci aspettiamo per il Giappone le stesse pressioni inflazionistiche elevate che pesano sulle altre economie.</strong></p>
<p>Sul fronte politico, siamo ottimisti sul fatto che il Partito Liberal Democratico al potere manterrà la maggioranza, il che dovrebbe aiutare il mercato a sfuggire a qualsiasi pressione al ribasso associata al rallentamento della crescita globale.</p>
<h5><strong>Continuiamo a monitorare i progressi nell&#8217;agenda del primo ministro Kishida a seguito del suo impegno a mantenere politiche fiscali e monetarie espansive per sostenere la ripresa economica.</strong></h5>
<p><strong>Il Giappone</strong> è stato spesso trascurato dagli investitori globali, in parte a causa della sua lenta crescita economica e dell&#8217;invecchiamento della popolazione. Ma <strong>offre un importante universo di investimento di società di alta qualità in grado di generare una crescita degli utili sostenibile a valutazioni ragionevoli</strong>.</p>
<p>L&#8217;innovazione rimane un obiettivo importante per i nostri portafogli Japan Equity. In termini tematici, l&#8217;automazione è una delle aree su cui puntiamo, perché aiuta a risolvere i problemi di carenza di manodopera e contribuisce alla produzione di massa di alta qualità. Pensiamo che la robotica e l&#8217;automazione si svilupperanno maggiormente nel prossimo decennio in settori come l&#8217;automazione di fabbrica e l&#8217;automazione di magazzino per l&#8217;e-commerce.</p>
<p>Le questioni geopolitiche, insieme all&#8217;inflazione e alla potenziale crescita economica più lenta, sono fattori da tenere sotto controllo. Ma stiamo approfittando della dislocazione del prezzo delle azioni per migliorare la qualità del portafoglio, per cercare di aggiungere società interessanti con buone valutazioni.</p>
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		<title>Utili e buyback continuano a supportare l&#8217;equity</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 12:25:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le stime per i prossimi mesi indicano utili in moderazione e buyback ancora in accelerazione. Norman Villamin di Union Bancaire Privée</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Le stime per i prossimi mesi indicano utili in moderazione e buyback ancora in accelerazione. Norman Villamin,</strong> c<strong>hief investment officer wealth management di Union Bancaire Privée</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il movimento dei prezzi è stato particolarmente irregolare a luglio, con nuove preoccupazioni sulle varianti del Covid e un inasprimento regolamentare in Cina. Tuttavia, i solidi risultati registrati nel secondo trimestre hanno fornito un supporto fondamentale per i mercati statunitensi ed europei.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">I risultati delle aziende sono stati rassicuranti su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico</h2>
<p style="font-weight: 400;">Non solo i ricavi hanno toccato livelli ben al di sopra delle aspettative, come previsto dagli strategist, ma la maggior parte delle aziende ha rivisto al rialzo la guidance per i prossimi trimestri in diversi settori.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dopo le prime settimane di diffusione delle trimestrali, l&#8217;88% delle aziende statunitensi che hanno comunicato i propri risultati hanno superato sia le stime per gli utili che quelle dei ricavi.</strong> Novità positive anche per gli utili, che hanno fatto registrare oltre il 22% delle stime iniziali del secondo trimestre: di conseguenza gli utili del secondo trimestre dovrebbero superare il 72% anno su anno e raggiungere l&#8217;80% anno su anno.</p>
<h2>Usa, per fine 2021 le stime potrebbero ancora essere battute</h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli Stati Uniti, le stime per il 2021 probabilmente miglioreranno ancora, e potrebbero superare il 40% anno su anno dopo la fine della stagione delle trimestrali, grazie a risultati solidi e a commenti sul piano corporate particolarmente ottimisti a livello globale. Le stime di EPS dovrebbero continuare a salire nei prossimi trimestri e si potrebbero vedere ulteriori revisioni mensili al rialzo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Novità positive sono arrivate da settori ciclici come le banche statunitensi</strong>, mentre i titoli IT hanno raggiunto buoni risultati a livello globale; tuttavia, i titoli dell&#8217;e-commerce, come Amazon e Facebook, hanno messo in guardia sul rallentamento delle entrate in futuro dopo il boom dello shopping online durante i lockdown.</p>
<h2>Sorprese positive per il Vecchio Continente</h2>
<p style="font-weight: 400;">In Europa la stagione degli utili ha inoltre portato sorprese positive, nonostante l&#8217;inizio precoce; il 69% delle aziende che hanno reso pubblici i propri risultati ha già battuto le aspettative; in termini di settori, sono emerse sorprese dalle banche ai ciclici; anche auto, beni di lusso, energia e minerari hanno sorpreso, e i prezzi delle loro azioni ne hanno beneficiato. <strong>In Europa, il rimbalzo dell&#8217;attività dovrebbe portare a un forte aumento dell’EPS</strong>, pari al 115% anno su anno, e il ritmo di crescita del 2021 dovrebbe essere rivisto al rialzo e avvicinarsi al 50% anno su anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h2 style="font-weight: 400;">Il ritmo dei buyback azionari ha accelerato e dovrebbe raggiungere livelli elevati</h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli Stati Uniti, dovrebbe superare i livelli del 2019 e potrebbe avvicinarsi ai massimi del 2018 di $940 miliardi: ciò dovrebbe sostenere le valutazioni nonostante nei prossimi trimestri ci si aspetti un contesto economico più volatile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo i solidi risultati del secondo semestre e le revisioni al rialzo per la crescita dell’EPS del 2021, nel 2022 tale slancio dovrebbe attenuarsi; il consensus sulle stime è già stato rivisto leggermente al ribasso, dal 12% al 10% anno su anno.</p>
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