Taiwan, democrazia e tecnologia

a cura di Pinuccia Parini

Che la questione di Taiwan sia una vera e propria polveriera nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, è indiscutibile, che possa deflagrare e portare a uno scontro armato, per chi scrive, è più difficile da sostenere.

Ciononostante, le dichiarazioni dell’ambasciatore cinese in Usa, Qin Gang, all’emittente pubblica statunitense National public radio (Npr) dello scorso 28 gennaio, suonano minacciose: «Se le autorità taiwanesi, incoraggiate dagli Stati Uniti, continueranno a percorrere la strada dell’indipendenza, molto probabilmente coinvolgeranno la Cina e gli Stati Uniti, i due maggiori paesi, in un conflitto militare». I toni forti della dichiarazione riflettono, probabilmente, le tensioni che continuano a essere presenti nella regione. Il 23 gennaio c’è stata un’importante incursione di ben 39 aerei da guerra cinesi nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan, la più consistente da quelle record dell’ottobre 2021.

L’ombra della Cina sul paese

La pressione della Repubblica Popolare su Taiwan affinché si giunga, con mezzi pacifici, alla riunificazione dei due paesi è uno degli obiettivi dichiarati dallo stesso presidente Xi Jinping, che non ha però mancato di rimarcare che qualsiasi aiuto da parte degli Stati Uniti, nel sostenere l’indipendenza dell’ex Formosa, sarebbe visto come inopportuno.  

Sicuramente Pechino non ha gradito la decisione dell’amministrazione Biden di fare partecipare Taiwan al Summit for democracy (dal 9 al 10 dicembre 2021), visti gli sforzi fatti per escludere il Paese dal sistema internazionale e multilaterale. Come sostengono Richard C. Bush e Ryan Hass, rispettivamente non resident senior fellow e senior fellow presso il Brookings Institute (https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2021/12/01/the-biden-administration-is-right-to-include-taiwan-in-the-summit-for-democracy/), la Cina potrebbe intensificare le interferenze nella politica di Taiwan nei prossimi due anni, tanto da condizionare le elezioni presidenziali e legislative del 2024. È quasi certo che Pechino farà di tutto per creare un terreno favorevole ai candidati più inclini a uno sviluppo delle relazioni tra i due paesi, a discapito degli oppositori a un riavvicinamento. E il 2022 sarà comunque un anno di prova per la politica di Taiwan, visto che sono in programma le elezioni locali. Inoltre, la Cina non ha neppure gradito il sostegno degli Stati Uniti e di alcuni suoi alleati a una «significativa partecipazione di Taiwan al sistema delle Nazioni Unite». Le frizioni tra le due superpotenze non sembrano, per il momento, scemare e la situazione non dovrebbe mutare nei prossimi mesi, visti gli equilibri che si stanno delineando nella situazione ucraina, con la Cina che sembra allinearsi mediaticamente alle posizioni della Russia e le elezioni americane di metà mandato di novembre, che potrebbero mantenere conflittuali i toni di Washington. 

Un’economia solida

Se da un lato Taiwan rimane nell’occhio del ciclone, strumento attraverso il quale la Cina esercita la sua volontà egemonica nella regione, dall’altro il Paese gode di un contesto economico molto solido. Lo stesso può essere affermato anche per i mercati finanziari, con l’indice Msci Taiwan che per tre anni di fila ha riportato performance superiori agli indici Msci Acwi e Msci Emerging Markets. Per quanto riguarda i dati economici, i risultati sono significativi: nel 2021 il Pil è cresciuto al tasso più elevato degli ultimi 10 anni, trainato dalle esportazioni della tecnologia: +6,8% (preliminare) rispetto a +3,11% dell’anno precedente. Il dato più forte è stato nel 2010 con +10,25%. Nel quarto trimestre del 2021 la crescita delle attività è stata ben sopra le attese del mercato e si è attestata a +4,88%, dopo un aumento del 3,7% nel periodo da luglio a settembre, ma in rallentamento rispetto al primo e secondo quarto (rispettivamente +8,92% e +7,43%). Le esportazioni di Taiwan sono salite del 29,4% nel 2021 a un livello record, con l’economia che continua a beneficiare della forte domanda globale di prodotti tecnologici e semiconduttori. Le esportazioni totali del quarto trimestre sono aumentate del 26,01% su base annua in termini di dollari Usa. 

Il consumo interno si è ripreso nel quarto trimestre, dopo essere stato influenzato dai controlli del governo per frenare l’epidemia di Covid-19. Per quanto riguarda l’economia domestica, il ciclo di investimenti interni di Taiwan, basato sul tema dell’onshoring, è tornato a crescere nel terzo trimestre del 2021, così come è salito il rapporto investimenti fissi e Pil, passato dal 24,6% del secondo trimestre al 25,5% in quello successivo (il livello più alto dal primo quarto del 2001). In forte aumento sono stati anche gli acquisti di attività fisse da parte del settore manifatturiero. Le attese sono che, nel 2022, l’economia sia destinata a perdere un po’ di vigore, ma con una spesa privata che dovrebbe essere rafforzata da un salario minimo più elevato, dall’aumento degli stipendi pubblici e da un mercato del lavoro più stretto, mentre il settore dei semiconduttori dovrebbe rimanere forte. 

export e tecnologia

In termini di composizione del Pil per settori, i servizi rappresentano il 62% e l’industria il 35%. L’economia è trainata dalle esportazioni, che pesano per circa il 70%, la cui caratterizzazione negli anni è cambiata in modo significativo, passando da una predominanza delle materie prime agricole a quella dei prodotti industriali (ora il 98% del totale), di cui il 33,1% è elettronica, mentre il 10% è costituito da prodotti audio video, di comunicazione e informazione, l’8,8% da metalli di base, il 7,1% da plastica e gomma e il 7,7% da macchinari. Guardando allo spaccato delle esportazioni per regione, i dati del 2020 rivelano che l’87,7% dei prodotti è stato acquistato dalla Cina (29,7% del totale), dagli Stati Uniti (14,7%), da Hong Kong (14,2%), dal Giappone (6,8%), da Singapore (5,5%), dalla Corea del Sud (4,4%), dal Vietnam (3%), dalla Malesia (2,7%), dai Paesi Bassi (1,8%), dalla Germania (1,7%), dalle Filippine (1,6%) e dalla Tailandia (1,5%). Inoltre, il 73,3% delle esportazioni, in termini di valore, è andato in Asia, il 16,1% nell’America del Nord e l’8% in Europa (https://www.worldstopexports.com/taiwans-top-exports/).

Nello specifico, le esportazioni di Taiwan verso la Cina continentale e Hong Kong hanno raggiunto livelli record, circa 188,9 miliardi di dollari nel 2021, trainate dalla domanda di semiconduttori. A questo risultato hanno contribuito in modo significativo le sanzioni statunitensi e la mancanza di una produzione cinese in loco adeguata di microchip. È noto che Pechino si sta prodigando per essere il più possibile autosufficiente in questo settore, ma occorre tempo perché ciò possa essere realizzato non solo in termini di capacità produttiva, ma anche di avanzamento tecnologico.

La leadership di Tsmc

Nel frattempo i titoli tecnologici a Taiwan continuano a riportare risultati più che positivi, guidati da Tsmc che, oltre a fare segnare un incremento del 16,4% degli utili netti nel quarto trimestre del 2021, si aspetta una crescita in accelerazione nei prossimi anni, grazie proprio alla domanda in forte espansione di semiconduttori. La società ha anche aumentato i suoi obiettivi per i ricavi nei prossimi anni (dal 10-15% al 15-20% di Cagr) all’interno di quello che l’azienda identifica come un «megatrend del settore pluriennale» di forte domanda di chip stimolata dalle nuove tecnologie. La società ha fissato un target di lungo termine per i suoi margini lordi del «53% e oltre», anche in questo caso rivisti al rialzo rispetto ai precedenti (50% e oltre). Nel primo trimestre del 2022 il fatturato dovrebbe attestarsi tra 16,6 e 17,2 miliardi di dollari rispetto a 12,92 miliardi riportati nello stesso periodo dell’anno precedente. Per l’intero anno la crescita, in dollari, dovrebbe attestarsi nella fascia medio-alta del 20%. Tsmc ha inoltre affermato che quest’anno la spesa in conto capitale è prevista tra 40 e 44 miliardi di dollari, dopo averne spesi 30 l’anno precedente.  Il dato è più alto delle stime degli analisti, che si aspettavano investimenti per circa 36 miliardi. Ma non è solo il colosso taiwanese che sta spingendo sull’acceleratore del capex, perché i suoi concorrenti, Samsung e Intel, si stanno muovendo nella stessa direzione: grandi investimenti negli impianti produttivi e nella miniaturizzazione di prossima generazione. 

La potenza di fuoco di Tsmc è tale da preoccupare non solo le aziende che sono in diretta competizione, ma tutte quelle industrie che, durante la pandemia, hanno sofferto per l’interruzione della catena di approvvigionamento di semiconduttori, che ha causato, nel settore automobilistico, la sospensione della produzione di veicoli. La forte dipendenza da fornitori come la società taiwanese ha incentivato diversi paesi a spingere sempre più verso l’onshoring o ad avvicinare a casa le supply chain vitali, per renderle meno vulnerabili a fattori imponderabili, quali lo scoppio di una pandemia, ma anche indesiderate ripercussioni di carattere geopolitico. Tuttavia, per il momento, il ruolo dominante di Tsmc sembra difficile da attaccare. Secondo World semiconductor trade statistics (Wsts), il mercato globale dei semiconduttori, dopo essere cresciuto del 25,6% nel 2021, è stimato in aumento dell’8,8% nel 2022. Questo dato, nonostante sia inferiore a quello dell’anno precedente, mostra lo stato di salute del settore, fattore importante per l’economia di Taiwan e per il mercato finanziario, avendo la tecnologia un peso di oltre il 70% nell’indice Msci Taiwan.

democrazia e tecnologia

Il Paese sta quindi emergendo vittorioso da questi due anni di pandemia? Difficile affermarlo in modo perentorio, ma è interessante soffermarsi anche su un altro aspetto che sta caratterizzando l’isola e merita una riflessione. Secondo Zoe Leung, director a Track 2 Diplomacy presso la George H. W. Bush Foundation for U.S.-China Relations, e Alan H. Yang, co-curatore di “The Volatility and Future of Democracies in Asia” e ceo di Taiwan-Asia Exchange Foundation in Taiwan (rif. https://thediplomat.com/2022/01/taiwan-provides-powerful-lessons-on-democratic-resilience/), il Paese ha offerto una lezione su come affrontare sfide, quale quella del Covid-19, che minacciano la tenuta delle democrazie moderne. Il modello adottato da Taiwan, secondo Leung e Young, è da guardare con attenzione. La lotta al virus ha avuto, sinora, successo, con lo stesso obiettivo adottato da Pechino, ma con modalità completamente differenti, grazie all’utilizzo del tracciamento. Gli hacker civici e la trasparenza radicale hanno combattuto, e continuano a farlo, la disinformazione, attivi nel contenere la diffusione della pandemia e fedeli ai valori democratici fondamentali.  Audrey Tang, ministro per il digitale del governo taiwanese in un’intervista rilasciata a “China Files”, ha dichiarato: «La tecnologia ha un ruolo di assistenza e di supporto. I punti più importanti restano indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale e assicurarsi che il contact tracing funzioni in modo affidabile. Il digitale ha contribuito assicurando che i cittadini avessero accesso alle mascherine, così da non causare il panico nelle prime fasi della pandemia. Nel 2021, abbiamo dato il nostro apporto per abbassare i tempi del contact tracing da 24 ore a meno di 24 minuti, tramite il sistema 1922 Sms.  Abbiamo ridotto drasticamente i tempi per raggiungere l’obiettivo di vaccinare i tre quarti della popolazione identificando le preferenze sulle case farmaceutiche dei cittadini e combinandole con i relativi rifornimenti in arrivo. Il contributo digitale serve a rendere le operazioni più veloci e più sicure. Quando le persone vedono che possono avere accesso a mascherine e vaccini in modo affidabile, non vanno nel panico. E cio è tanto importante quanto i rifornimenti» (https://www.china-files.com/taiwan-files-il-multiverso-di-taiwan-intervista-a-audrey-tang-e-altre-notizie/).Tang considera la tecnologia uno strumento per rafforzare la democrazia nel paese e, proprio per questa ragione, promuove l’utilizzo di internet come spazio di partecipazione civica, dialogo e creazione di consenso tra i cittadini.  

All’incontro tenutosi a dicembre, in occasione del Global democracy cohalition forum, il ministro ha ribadito l’impegno del Paese nella lotta contro l’autoritarismo, nella promozione della libertà e dei diritti umanitari, sottolineando anche che la giovane democrazia di Taiwan è determinata nel perseguire questi valori e che la sua resilienza è un punto di riferimento per la regione, ma non solo.

Riuscirà Taiwan a diventare, per i paesi limitrofi, un modello da seguire? Difficile pensarlo, se si guarda alla situazione attuale, ma è indubbio che ciò che sta avvenendo è un importante segnale di vivacità democratica di cui la regione non può che beneficiare.

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