Tanti bollini blu per i consulenti

a cura di Alessandro Secciani

Dopo una vita spesa come consulente finanziario, Marco Deroma, presidente di Efpa Italia, affiliata all’European financial planning association, oggi si occupa soprattutto di certificare il livello culturale e professionale dei suoi colleghi alla guida dell’associazione che fornisce ai professionisti il bollino blu che ne garantisce la competenza e l’affidabilità. Il suo excursus professionale, peraltro, lo ha portato, nel corso del tempo, a occuparsi dapprima di sviluppo della clientela, quindi di informatizzazione della rete di vendita presso la quale opera, Banca Mediolanum, per poi divenire formatore presso la Mediolanum corporate university.

E la sua conoscenza del mondo della consulenza è diretta. Classe 1960, torinese, laurea in economia, entrò in Banca Mediolanum (già Programma Italia) nel 1989, dove ha avuto modo di acquisire e sviluppare uno dei portafogli di fondi comuni più elevati del Piemonte. Dal gennaio 2009 al 2018 ha rivestito il ruolo di coordinatore dei corsi di certificazione Efpa e formazione tecnologica. Dal 2018 è presidente di Efpa Italia. Ha una passione smisurata per la montagna: socio Cai, si dedica all’escursionismo nel periodo estivo e allo sci alpino nel periodo invernale. Tra gli hobby paralleli all’attività professionale, l’information technology e le piattaforme tecnologiche di consulenza.

Innanzitutto, un po’ di storia e un po’ di numeri su Efpa Italia: come è nata, come si è evoluta, che cosa è oggi? Quanti consulenti sono stati certificati?

«Efpa Italia è una delle affiliate della European financial planning association™ (Efpa), associazione senza scopo di lucro che costituisce il più autorevole organismo professionale preposto alla definizione di standard e alla certificazione professionale di financial advisor e financial planner a livello europeo. Nello specifico, Efpa Italia promuove standard formativi di qualità, certifica/accredita percorsi formativi e organizza gli esami volti al rilascio delle diverse certificazioni. Ci sono vari livelli, studiati per le diverse conoscenze e competenze richieste in funzione dei ruoli ricoperti e delle mansioni svolte nel settore della consulenza in materia di investimenti. È stata percorsa tanta strada dalla nostra nascita e siamo ormai giunti alla vigilia delle prime 20 candeline. La fondazione nasce, infatti, nel gennaio del 2002 per iniziativa dell’Anasf e da allora il mondo della consulenza è andato incontro a una vera e propria rivoluzione cui abbiamo sempre risposto aggiornando e arricchendo la nostra offerta di certificazioni. Da ultima, l’introduzione di Efpa Esg Advisor, la certificazione completamente dedicata all’attestazione delle competenze in ambito Esg, che, in meno di un anno, è stata ottenuta da oltre 1.000 professionisti. A oggi, siamo fieri di dire che abbiamo superato le 8 mila certificazioni, un chiaro segno che i professionisti riconoscono l’importanza di investire nella propria preparazione e di rimanere sempre aggiornati».

Quali problemi vi ha dato il Covid? Siete riusciti a svolgere la vostra attività normalmente? È stato necessario in questo contesto offrire ai consulenti una formazione extra legata alla pandemia?

«L’avvento del Covid-19 e l’implementazione delle misure di distanziamento sociale hanno avuto un forte impatto sulla società a tutti i livelli. Ci siamo dovuti adattare velocemente e adeguare le nostre procedure, così da potere rispondere alle necessità dei professionisti, certificati e non. Nonostante le difficoltà, la domanda per le certificazioni non ha sofferto. Questo dà un chiaro simbolo di come sia percepita la necessità di investire nelle proprie conoscenze. Abbiamo adottato un approccio inizialmente più flessibile, aspettando che anche gli enti preposti all’erogazione della formazione potessero allinearsi a un contesto fatto di distanziamento sociale. Abbiamo inoltre adattato le procedure d’esame, affinché le sessioni potessero essere tenute da pc, con tutti gli accorgimenti necessari a garantire il corretto svolgimento delle prove. È importante sottolineare che Efpa non si occupa di formazione, ma di certificazione. L’indipendenza di questi due ambiti ci permette di assicurare standard di qualità elevati ed è un principio imprescindibile della nostra attività. In ogni modo, con il Covid-19 abbiamo deciso di intraprendere diverse iniziative in forma di webinar, per dare ulteriore supporto alla nostra community di certificati. Allo stesso tempo, abbiamo lanciato una nuova iniziativa per offrire spunti di riflessione aggiuntivi su tematiche di assoluta attualità e interesse con l’inaugurazione della sessione “Educational”, presente all’interno del nostro sito web ufficiale. Grazie alla collaborazione con enti di formazione, professionisti del settore e case di gestione, Efpa Italia ha voluto così offrire un ulteriore servizio, disponibile per consulenti certificati e non».

Nella vostra attività è stato necessario fare importanti investimenti in tecnologia?

«Abbiamo indubbiamente dovuto adattare le nostre procedure e quindi investire in tecnologia. L’avvento e il ruolo sempre più preminente della tecnologia nella consulenza era un tema che già stavamo trattando da tempo. Il Covid ha accelerato in maniera importante il processo di adozione di questi nuovi sistemi, abbattendo le remore che ancora sussistevano. Diciamo che si è data una forte spinta verso un mondo che già ci attendeva».

Ha appena accennato alla certificazione per consulente Esg. Di che cosa si tratta? Quali sono le caratteristiche principali del corso? 

«In un periodo difficile per tutti, non siamo rimasti alla finestra. La prima sessione d’esame della neonata certificazione Efpa Esg Advisor è avvenuta il 29 gennaio 2021. Il primo corso di formazione ufficiale è stato lanciato a fine novembre dalla collaborazione tra Anasf Servizi & Formazione Srl, Efpa e Sda Bocconi School of Management, permettendo così ai professionisti di approfondire i temi di investimento Esg attingendo da materiale di assoluta qualità. Nel tempo molte scuole di formazione hanno richiesto l’accreditamento di corsi propedeutici allo svolgimento dell’esame, rispondendo a una domanda tangibile da parte dell’industria. A testimonianza di ciò, basta guardare i numeri. L’affluenza alle sessioni è crescente e i professionisti che possono vantare il conseguimento della certificazione, in meno di un anno, sono oltre 1.000. Entro la fine del 2021, riteniamo che possa essere raggiunto un numero di certificati Esg superiore a 1.800, stima che abbiamo ottenuto moltiplicando le persone già iscritte all’esame per la percentuale media di superamento della prova».

Un consulente, che molto spesso lavora in architettura aperta, ha nel suo portafoglio diversi strumenti Esg. È in grado di distinguere un prodotto da un altro? Non è un lavoro semplice…

«La consulenza in materia di investimento non è un lavoro semplice, al di là dell’aspetto Esg. A un professionista è richiesto un bagaglio di conoscenza ampio, ancora di più all’interno dell’evoluzione che sta portando verso un modello di consulenza olistica. Il settore si è adattato per rispondere a questa esigenza. Detto ciò, Efpa Esg Advisor offre una visione completa dell’argomento Esg ed è rivolta a tutti i professionisti interessati ad acquisire solide conoscenze nell’ambito ambientale, sociale e di governance, sempre più necessarie e utili per la consulenza e la pianificazione finanziaria. Ciò significa anche valutare le caratteristiche dei singoli prodotti per potere proporre al proprio cliente la soluzione che maggiormente si confà alle sue specifiche esigenze».

Nelle tre componenti di Esg (ambiente, sociale, governance) da parte vostra c’è un’uguale attenzione per ognuna delle tre o puntate soprattutto a una o due componenti? Riuscire a dare una seria formazione su ambiti così diversi non è facile…

«La certificazione dà uguale peso a ciascuna componente, poiché riteniamo che la cultura Esg debba essere parte del Dna di tutti i professionisti che intendono distinguersi e offrire il meglio alla loro clientela. L’indipendenza tra certificazione e formazione trova ragion d’essere proprio per questo motivo: la certificazione deve attestare l’avvenuta acquisizione delle competenze richieste, a prescindere da quanto possa essere complessa l’erogazione della formazione atta all’apprendimento di una determinata tematica».

Le vostre certificazioni principali sono Eip, Efa ed Efp. Quali sono le differenze? E soprattutto a quali professionisti si rivolge ciascun corso?

«I livelli di certificazione di Efpa differiscono in base al grado di approfondimento delle conoscenze e competenze richieste, identificate in funzione dei ruoli e delle mansioni svolte nel settore della consulenza in materia di investimenti. Per tutte le qualifiche, gli standard delle prove d’esame sono fissati e concordati a livello nazionale su indicazione dell’Sqc (Standard and qualifications committee) europeo e continuamente monitorati e aggiornati per mantenerne elevati i livelli qualitativi. L’Eip,  European investment practitioner, è il livello di qualifica iniziale ed è indirizzato a coloro che offrono un servizio di consulenza di base. L’Efa, European financial advisor, tra le qualifiche promosse da Efpa Italia, è il grado di certificazione europeo più diffuso e riguarda l’attività di consulenza finanziaria. Infine, c’è il livello di eccellenza, l’Efp, European financial planner, che riguarda l’attività di pianificazione finanziaria nel suo complesso».

I vostri rapporti sono esclusivamente con i singoli professionisti o anche con le società mandatarie? Queste ultime ritengono utile il vostro lavoro?

«Efpa Italia si interfaccia con molteplici stakeholder all’interno dell’industria del risparmio. Oltre, certamente, ai singoli professionisti, vi sono rapporti con le reti, le scuole di formazione e le società di gestione, che si rivolgono a noi per l’accreditamento di corsi di formazione. Noi ci facciamo promotori di elevati standard di preparazione, perché riteniamo che sia un prerequisito necessario per un servizio di consulenza di qualità e questa è una visione che trova d’accordo anche le società mandatarie».

Voi avete un codice etico. Quali sono gli elementi fondamentali? Quali strumenti avete per farlo rispettare? Siete intervenuti in alcuni casi con sanzioni? Può fare alcuni esempi concreti?

«Sì, abbiamo un codice etico, definito da Efpa Europe, che regola gli standard di condotta personale e professionale che deve avere chi detiene una certificazione Efpa. La Commissione per il rispetto dei principi etico-deontologici monitora l’osservanza da parte di tutti i certificati Efpa Italia, del Codice etico della European financial planning association, in adempimento alle disposizioni contenute nella “Manifestazione di adesione” tra professionista certificato ed Efpa Italia, sottoscritta dal soggetto certificato al conseguimento della certificazione Efpa e rinnovata annualmente nel mantenimento della qualifica acquisita. Ogni affiliata ha la sua commissione che supervisiona i casi di violazione del Codice etico e di recente è stata costituita anche una commissione etica a livello di Efpa Europe. Nel tempo, si sono verificati alcuni casi che hanno richiesto un intervento. Per esempio, abbiamo adottato un provvedimento di sospensione temporanea della qualifica di professionista certificato per i soggetti sottoposti a una sospensione in via cautelare dall’attività professionale di consulente finanziario da parte dell’Ocf.  Abbiamo dunque atteso gli esiti del procedimento giudiziario».

Ancora molti consulenti non hanno la vostra certificazione. Quali sono i motivi per cui un professionista sceglie di non averla?

«Siamo il “bollino blu” della consulenza finanziaria. Un sigillo di qualità. Per questo le nostre certificazioni non possono rappresentare la fotografia di un momento, ma devono potere essere testimoni di un impegno continuo. A tal fine, essere professionista certificato Efpa comporta non solo prepararsi per l’ottenimento della qualifica, ma anche sottoporsi al mantenimento, ovvero aggiornare anno per anno la propria preparazione, a partire dall’anno solare successivo a quello del conseguimento della certificazione. Per mantenere l’attestato, è necessario che il professionista segua un totale di 30 ore di corsi accreditati da Efpa del livello di certificazione che si vuole preservare. Per il livello Efp, inoltre, si rende necessario acquisire otto ulteriori ore attribuite allo svolgimento di un elaborato, su argomenti selezionati dal Comitato scientifico tra le materie che riguardano la qualifica Efp. Chiaramente tutto ciò rappresenta un impegno e un investimento».

Voi avete una collaborazione con la Bocconi: come si sviluppa e come si svilupperà?

«Possiamo dire che la Sda Bocconi, la business school dell’Università Bocconi, è parte dei player coinvolti nel processo di formazione con cui Efpa Italia interagisce. Possiamo comunque dire che l’ateneo è stato fondamentale per l’avvio del progetto di certificazione Efpa Esg Advisor, grazie anche al forte impegno di Maria Debora Braga, docente della Sda Bocconi School of Management e membro del Comitato scientifico in Efpa Europe in rappresentanza dell’Italia. La Sda Bocconi ha infatti collaborato con l’Anasf nella realizzazione di un percorso formativo, fruibile interamente a distanza accedendo all’ambiente e-learning dell’università, che coprisse integralmente il programma del nuovo livello di certificazione. La Sda Bocconi School of Management rappresenta un’eccellenza nel panorama universitario nazionale e internazionale. È presente in molteplici classifiche del Financial Times e occupa le prime posizioni in Europa. Riteniamo che questo sia un chiaro simbolo dell’importanza che i professionisti acquisiscano formazione di livello, così come un segnale che il tema della sostenibilità non è una moda, ma uno standard in consolidamento».

Chi certifica il certificatore? In pratica perché le vostre certificazioni sono una garanzia? Da dove nasce la vostra autorevolezza?

«Non c’è un vero e proprio certificatore di certificatori. La valenza delle qualifiche Efpa è legata a tratti distintivi ben precisi, alla presenza di professori e professionisti di assoluto livello all’interno del consiglio di amministrazione e del comitato scientifico, così come agli alti standard posti da principio. Si tratta dell’attestazione, indipendente e neutrale, di un processo di formazione professionale delle figure di financial advisor e financial planner. È una certificazione di matrice europea, basata su standard comuni e condivisi, continuamente aggiornati, così da potere cogliere l’evoluzione dell’industria ed essere certi che i professionisti certificati Efpa sono consapevoli e preparati a rispondere alle nuove esigenze dei risparmiatori».

Infine, un’ultima domanda: dal vostro punto di osservazione come sono cambiati i consulenti finanziari in un decennio?

«Efpa Italia ormai da 20 anni porta avanti la sua missione. Nel corso di queste due decadi abbiamo assistito a un cambiamento radicale nella figura del consulente finanziario. Da un lato, l’evoluzione è stata dettata dall’ampliamento della regolamentazione sulla consulenza in materia di investimento. Da ultimo la Mifid2 ha dato maggiore dignità alla figura professionale del consulente, abolendo il concetto di promotore finanziario per abbracciare quello di consulente abilitato all’offerta fuori sede. In questo modo si evita di conferire l’idea di un professionista mosso da fini personali, considerando che il suo ruolo è comprendere i bisogni e le necessità del suo cliente, così da suggerire strumenti che aiutino nel raggiungimento degli obiettivi. Abbiamo visto, inoltre, l’ampliamento delle competenze che il professionista è tenuto ad avere, in un percorso che ha trasformato la consulenza da finanziaria a olistica. Era il 2013 quando ai programmi di certificazione sono stati aggiunti pianificazione fiscale e credito e finanziamenti. Ora il professionista deve avere una preparazione che abbracci tutti gli ambiti della pianificazione finanziaria, nella consapevolezza che il suo ruolo è anche farsi veicolo di educazione finanziaria per i risparmiatori».

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