Tanti settori pronti a correre

Non è ancora del tutto scontato che in autunno il Covid toglierà il disturbo, almeno nelle sue forme più eclatanti e pericolose, ma da parte degli investitori sono in atto da tempo grandi manovre per tornare a puntare su una fase di ripresa strutturale. E in questo nuovo contesto (speriamo) favorevole, diversi settori si presentano con ottime credenziali, anche perché la nuova politica fiscale avviata da Stati Uniti ed Europa promette una pioggia di denaro colossale. Ovviamente altri segmenti dell’economia rischiano di restare molto più indietro. Oltre alla solita tecnologia, i comparti più interessanti nel nuovo new normal sono tutti quelli coinvolti direttamente o indirettamente nella transizione sostenibile e nelle infrastrutture. Ma non mancano sorprese anche in ambiti considerati meno positivi

Si è da poco chiuso il primo semestre del 2021, con un andamento ottimo per l’azionario globale, che in molti casi ha segnato record storici o dell’attuale fase di rialzo. Il graduale processo di ritorno alla normalità nelle economie avanzate, man mano che sempre più persone venivano vaccinate, non sembra per il momento messo in discussione neppure dalla diffusione della variante Delta.

Quest’ultima appare più resistente ai vaccini disponibili sul mercato, ma non in grado di colpire con eccessiva virulenza chi è già inoculato. In questo contesto a mostrare una maggiore forza sono stati soprattutto il mercato azionario statunitense e quello europeo, le tradizionali aree sviluppate del mondo.

In questo insieme di borse si sono registrati total return nella fascia fra il 13% e il 18%, con l’S&P 500 che ha chiuso il gap con le altre piazze, toccando a giugno per la prima volta quota 4.300. Ad avere tutto sommato mostrato un andamento per certi versi deludente è stata l’Asia, Corea del Sud a parte, che continua a essere una delle piazze più brillanti del continente. In parte il Far East sconta un 2020 di grandi successi e la rotazione verso settori, aziende e temi più diffusi in aree come l’Europa e dalle caratteristiche marcatamente cicliche. Dall’altra il fatto di non avere mostrato un passo particolarmente rapido nel processo di vaccinazione (Cina a parte) pone la regione a rischio di un ritardo nella normalizzazione, visti anche gli interscambi con l’India, nazione al centro dell’epidemia di Delta. 

Infine, vi è la questione di una ripresa economica robusta e di un’inflazione altrettanto forte che ha indotto la Federal Reserve a un atteggiamento più cauto. Infatti, se analizziamo le prime letture dei Pmi composite di giugno, si trova un quadro coerente con le previsioni degli scorsi mesi.

Usa e Regno Unito, che notoriamente attuano politiche fiscali e monetarie più aggressive rispetto all’Eurozona, hanno visto un rallentamento rispetto a maggio, rimanendo comunque sopra quota 60. In compenso l’Eurozona ha messo a segno un’accelerazione congiunturale avvicinando il Pmi composite alla soglia di 60. Dunque, i due blocchi occidentali stanno convergendo in un ritorno alla vita con un primo accenno di percorso di recupero della normalità dopo anni di misure straordinarie.

Infatti l’ultimo Fomc ha visto Powell e soci un filo più falchi rispetto alle aspettative, con il dot plot che attualmente vede il primo rialzo dei tassi statunitensi nel 2023 a fronte del 2024 registrato in precedenza. Non sorprendentemente questi sviluppi hanno portato a un rafforzamento del dollaro e a una continua stabilizzazione dei rendimenti dei Treasury. 

A fronte di uno scenario di questo genere, vale la pena compiere un’analisi dell’azionario globale, scomponendolo negli 11 settori dell’S&P 500, ma allargando l’orizzonte su tutto il mondo, per capire quali margini di crescita ci sono ancora nell’era del (forse) post-Covid.

La corsa è infatti stata forte anche in questo 2021 e probabilmente anche il picco della rotazione verso ciclici e value è dietro le spalle. Che cosa attende dunque gli investitori? È certamente importante capirlo e offrire un’interpretazione adeguata per orientarsi in un ambiente forse meno distorto rispetto a quanto visto di recente.

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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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