Tcw: «Prevediamo una continua volatilità degli spread creditizi»

Bryan Whalen, co-chief investment officers e co-director fixed income di Tcw, partecipa al focus Bond

L’inflazione ancora elevata e il rallentamento economico sono grandi incognite per il mercato obbligazionario. Che cosa ne pensa?

«Gli investitori globali hanno trascorso il 2022 cercando di bilanciare la determinazione delle banche centrali di tutto il mondo nella lotta all’inflazione e il tasso finale dei rispettivi cicli di inasprimento. Ciò ha portato non solo a un forte aumento dei tassi d’interesse, ma anche a livelli estremi di volatilità dei tassi e a un impatto di secondo ordine sugli spread creditizi. Sebbene i tassi d’interesse possano sempre salire, ci aspettiamo che la principale preoccupazione degli investitori per il resto dell’anno sia la ricaduta economica di questi rialzi. La maggior parte delle banche centrali dei mercati sviluppati ha riconosciuto apertamente la necessità di aumentare la disoccupazione per riportare l’inflazione verso gli obiettivi e ha sottolineato il proprio impegno a raggiungerli. Prevediamo una continua volatilità degli spread creditizi che molto probabilmente spingerà i livelli oltre i massimi osservati a luglio».

Europa, Stati Uniti, Giappone e mercati emergenti: quali sono le dinamiche attese per il mercato obbligazionario?

«C’è da aspettarsi una reincorporazione del “rendimento corretto per le perdite” nel linguaggio degli investitori obbligazionari, poiché le imminenti recessioni economiche in tutto il mondo aumentano la probabilità di insolvenze da parte degli emittenti che hanno prosperato durante un periodo di bassi tassi di interesse distorti dalle banche centrali. L’elevato costo del capitale, l’aumento dei costi di input e la riduzione dei ricavi metteranno a dura prova la maggior parte dei settori dell’economia. Prevediamo, inoltre, che la scarsa liquidità possa nuovamente rappresentare una sfida per gli investitori obbligazionari, in quanto le banche e i broker sono avversi all’assunzione di rischi durante i periodi di volatilità dovuti ai cambiamenti normativi successivi alla crisi finanziaria».

Pensate che in alcune aree dei corporate gli spread siano già sufficientemente ampi? 

«In alcuni segmenti di alta qualità dei mercati del reddito fisso, come le obbligazioni societarie investment grade e i titoli garantiti da ipoteca, gli spread sono sufficientemente ampi da potere essere aggiunti a un portafoglio e, in alcuni casi, sovrappesati rispetto a un indice. Tuttavia, abbiamo già visto gli spread raggiungere livelli massimi in questi mercati? Probabilmente no, quindi incoraggiamo gli investitori a lasciare un po’ di spazio nei loro portafogli per comprarne ancora di più nei mesi successivi, oltre ad aggiungere altri segmenti del mercato che si devono ancora riprezzare in base a quello che noi consideriamo un chiaro segnale di acquisto. Un paio di esempi potrebbero essere le obbligazioni generiche ad alto rendimento e le parti più basse della struttura del capitale nei mercati Cmbs e Abs».

Intravede la possibilità che lo spread Btp-Bund possa ritornare ad allargarsi?

«Se la nostra visione è corretta e gli spread generici del credito globale si allargheranno di nuovo verso gli estremi raggiunti quest’anno, o anche di più, allora sarebbe difficile immaginare che lo spread Btp-Bund non si muova ben oltre il livello di 250 punti base. Il mercato metterà alla prova la Bce e il suo nuovo strumento anti-frammentazione (Tpi), mentre l’intera Eurozona è alle prese con l’impatto umanitario dei prezzi esorbitanti dell’energia e dei generi alimentari per tutto l’inverno e con lo stress che la necessaria risposta di politica fiscale esercita sui bilanci sovrani».  

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