Tikehau Capital: “Bene settore advertising e assicurativo”

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sugli investimenti azionari europei. Interviene Thomas Friedberger, managing director e Co-Cio di Tikehau Investment Management

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La maggior parte dei report delinea prospettive positive per l’equity europeo, tuttavia, al contrario di quanto accaduto per le Borse Usa, i listini europei non sono riusciti a recuperare le perdite accusate a febbraio. Come spiegate l’incapacità di accusare perdite più contenute rispetto agli Usa e la successiva debolezza nella fase di recupero?

Per prima cosa possiamo osservare che in Europa la Bce si trova in una posizione più difficile rispetto al passato e parrebbe che Fed e mercato se ne siano accorti. La Banca Centrale americana è riuscita ad alzare gradualmente i tassi e sta lentamente uscendo dal Qe potendo adottare politiche monetarie più aggressive grazie a un ciclo economico più forte, al tasso di disoccupazione ai minimi storici e alla riforma fiscale. La Bce fatica a preparare il mercato al tapering e, qualora il ciclo invertisse la rotta, potrebbe non avere più munizioni a disposizione per produrre quell’eventuale shock in grado di invertire nuovamente il ciclo.

Secondo: gli indici europei sono sovrappesati di titoli finanziari. Le assicurazioni europee devono fare i conti con Solvency 2 che favorisce l’esposizione su asset a basso rendimento e ne limita quella sugli asset ad alto rendimento, come appunto l’equity (quotato e non). Con l’attuale regolamentazione anche per le banche è dura riuscire a scambiare al di sopra del book value e questo limita la crescita potenziale del settore che è uno dei più rappresentati negli indici.

Terzo: certamente un euro più forte e una possibile guerra commerciale non giovano agli esportatori europei. Un vero peccato, visto che la ripresa economica dell’Europa è trainata proprio dalle esportazioni.

Infine va detto che, nel lungo periodo, la qualità nelle scelte di utilizzo dei capitali da parte dei Ceo delle aziende statunitensi è probabilmente superiore a quella dei colleghi in Europa. Quando si punta a investimenti azionari di lungo periodo, uno dei criteri più importanti è proprio la valutazione dell’allocazione dei flussi di cassa tra investimenti, dividendi/ acquisto azioni proprie o acquisizioni. Al di là delle ragioni di questo primato dei Ceo Usa questi fattori portano a dei Roe più elevati nel lungo periodo: l’azionario Usa ha il più alto Roe di lungo periodo e strutturalmente sovraperforma rispetto a quello europeo.

Cosa potrebbe portare a un’inversione di questa tendenza? Forse una crisi del debito corporate negli Stati Uniti, dove la leva è raddoppiata dal 2009, quando invece in Europa è rimasta su livelli ragionevoli. O forse lo scoppio di una bolla del settore tecnologico, in quanto il comparto pesa molto sugli indici statunitensi. Potrebbero verificarsi anche un aumento dei tassi a breve termine negli Stati Uniti: per la prima volta dal 2009, i treasuries a sei mesi hanno rendimenti maggiori rispetto a quello dell’indice S&P500. Ma nel lungo termine, non può sorprendere osservare che gli indici statunitensi superino strutturalmente l’Europa.

Quali sono i Paesi e i settori dell’equity europeo che ritenete siano in grado di offrire performance positive nell’attuale scenario globale (caratterizzato dalla forza dell’euro e dai timori per un’ondata di protezionismo)?

Anche se ci concentriamo sulla selezione di singoli titoli, in termini di settori ci piace ancora quello assicurativo ramo danni, un comparto di difficile analisi che è spesso non del tutto compreso dagli investitori. Guardiamo con interesse anche il settore dell’advertising, in quanto è economico e la disruption delle società tecnologiche è probabilmente sopravvalutata. Visto che adottiamo un atteggiamento difensivo nella nostra asset allocation, siamo positivi sui titoli dei principali beni di consumo primari, nonostante siano relativamente cari al momento.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.