Tre possibili scenari per Atene

Se sulla base delle ultime proposte la distanza fra i creditori ed il Governo greco non era cosi’ ampia, la scelta di optare per il referendum ha aumentato in misura significativa il rischio di un esito negativo della crisi greca. L’analisi dell’Ufficio Studi di BIM

Tsipras, forte dell’esito del Referendum, ma sotto pressione per la situazione economico-finanziaria del paese, ha ovviamente fretta di riaprire le trattative e vanno probabilmente in questa direzione le dimissioni del Ministro delle Finanze, Varoufakis.L’Europa da canto suo ha tutto l’interesse a prendere tempo, anche perché la drammatica situazione del sistema bancario greco è destinata a mettere in seria difficoltà Tsipras nell’arco di pochi giorni facendogli perdere potere negoziale.

Non è un caso che ieri la BCE abbia optato per la conferma del livello di liquidità di emergenza, ma abbia aumentato l’haircut sui bond in garanzia obbligando le banche greche a fornire maggiore collaterale.
In questo contesto è poco probabile che ci possano essere novità in tempi brevi, così come ci sembra difficile che vengano fatti dei progressi nel vertice dei leader europei in programma questa sera: d’altronde, dopo l’esito referendario, Tsipras non potrà, anche volendo, muoversi dalle sue posizioni, mentre eventuali concessioni dall’Europa sarebbero una enorme perdita di credibilità, con il rischio di mettere in crisi i Governi che stanno cercando di portare avanti i difficili tentativi di riforme in paesi come Spagna, Italia e Francia (non va poi dimenticato che qualsiasi forma di accordo deve essere votata dal Parlamento tedesco, in parte già contrario alla proposta bocciata dai greci). Arrivati a questo punto riteniamo si possano individuare tre possibili scenari, a cui ci sentiamo di attribuire probabilità abbastanza simili:

1) messa alle strette la politica, come spesso capita, riesce a dare il trovando un compromesso spendibile per entrambe le controparti (che magari contempli da un lato una qualche forma di ristrutturazione del debito in cambio di alcuni interventi sinora rifiutati dal Governo greco).Questa soluzione avrebbe un impatto positivo di breve termine, ma probabilmente meno nel medio periodo, trattandosi probabilmente di un compromesso di bassa qualità che essendo raggiunto in tempi stretti dopo il referendum rischierebbe di alimentare fortemente le forze populiste anti-austerity (e soprattutto anti riformatrici) in Europa.

2) L’Europa non cede dalla sua posizione e l’avvitamento della situazione economico-finanziaria della Grecia (soprattutto del sistema bancario) porta ad un cambiamento del Governo, a cui seguirebbe una ripresa delle trattative con un approccio a quel punto decisamente più accondiscendente da parte europea.Questo scenario porterebbe una buon dose di volatilità nel breve termine, ma sarebbe probabilmente più costruttivo sul medio periodo.

3) L’avvitamento della situazione economico-finanziaria che porta direttamente alla Grexit.

E’ ovviamente l’evoluzione più negativa, anche se gli effetti dell’uscita della Grecia dall’Euro non sono semplici da immaginare trattandosi di un territorio del tutto inesplorato:
Non va dimenticato che:
– l’Europa si conferma in una fase di miglioramento ciclico dell’economia e beneficia di una politica monetaria estremamente espansiva, che la BCE potrebbe ampliare ulteriormente nel caso di un’evoluzione negativa della crisi greca.- l’impatto della crisi greca è legato al potenziale effetto contagio, non sicuramente all’impatto diretto considerato che il PIL della Grecia rappresenta meno del 2% di quello dell’Eurozona e anche azzerando il valore del debito greco i ratio di debito dell’Eurozona peggiorerebbero di circa tre punti percentuali.Resta il fatto che in questa fase è difficile immaginare la misura in cui l’eventualità della Grexit possa andare ad intaccare lo scenario di ripresa e, pertanto, nell’incertezza si rende opportuno un atteggiamento di maggiore prudenza.