Il soft landing rende interessanti i Treasury a breve termine, tuttavia, vale anche  la pena coprirsi con scadenze lunghe a questi livelli di rendimento. Flora Dishnica, Investment Manager di Pictet Asset Management

 

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

Da inizio agosto una serie di fattori ha causato l’aumento dei tassi a lungo termine negli USA. Inizialmente, sono stati i timori sull’aumento delle emissioni da parte del Governo USA in una fase dove la Fed, portando avanti la riduzione del proprio bilancio, non può più essere uno dei principali compratori. C’è stato poi l’incontro della Fed a settembre, occasione in cui il Governatore Powell ha citato un concetto, che assieme alla revisione al rialzo del percorso dei tassi per il 2024, aveva innervosito ulteriormente i mercati obbligazionari: il cosiddetto “tasso neutrale” potrebbe essere più elevato di quanto stimato nel breve termine.

Il tasso neutrale è una stima del livello dei tassi reali di lungo termine (tassi nominali depurati dall’inflazione attesa), dove l’economia si trova in equilibrio, ovvero con piena occupazione e inflazione costante. In sostanza, il livello prezzato dai mercati per il tasso reale a termine, implicherebbe un’economia che viaggia a un potenziale di crescita più alto, traducendosi in rendimenti obbligazionari più elevati.

Il movimento al rialzo dei tassi di interesse nominali che abbiamo osservato si è quasi interamente svolto nella componente reale, non accompagnato da rialzi delle attese sull’inflazione, che sono rimaste ben ancorate.

Riteniamo che il ritardo del rallentamento atteso sull’economia americana assieme agli sviluppi molto incoraggianti sulle prospettive di miglioramento della produttività complessiva, grazie alla rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, possano avere scatenato sui mercati una rivalutazione del potenziale di crescita dell’economia. Per fungere da bene rifugio, è necessario decretare il passaggio a una fase di rallentamento economico, cosa che crediamo sia più verosimile e in linea con le attese di “soft landing”, lo scenario di base per buona parte del mercato.

Pertanto, il movimento osservato da Agosto riteniamo sia insostenibile e non coerente con i fondamentali macro, offrendo un’ottima occasione di acquisto.

 

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?

La forte reazione positiva delle ultime sedute parte dai bond USA e non solo a causa di una FED meno hawkish, bensì anche grazie ad una strategia di emissioni governative meno gravosa da parte del Tesoro USA (anch’essa regalo di Halloween).

Dopo oltre 5% di rialzi in un anno e mezzo, anche tenendo conto che vi sono ritardi negli effetti macroeconomici di tale restrizione monetaria, la FED ritiene che il rischio di sbagliare per eccesso sia simmetrico rispetto a quello di sbagliare per difetto. In pratica, pur senza esplicitarlo apertamente, le prospettive di ulteriori rialzi sono implicitamente ridimensionate.

Questo rende interessanti i titoli USA di breve scadenza come rendimento corrente e altrettanto le scadenze più lunghe che potranno tornare a rispondere alle dinamica di crescita e fungere da protezione qualora il rallentamento ritardato mostri segnali più preoccupanti.