Massimo Spagnol, Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management, illustra l’asset allocation obbligazionaria adottata in questa fase del mercato
I rendimenti dei Treasury statunitensi si sono avvicinati ai massimi annuali, sostenuti dalle preoccupazioni sulla credibilità della Federal Reserve e dall’elevato livello dei prezzi dell’energia, per poi ritracciare a seguito di dati sull’occupazione più deboli del previsto. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha chiuso la settimana al 4,65% (-3 punti base), mentre i tassi reali decennali si sono attestati al 2,39% (-2 punti base). I breakeven inflation rate sono rimasti invariati al 2,25%.
I Bund tedeschi sono rimasti all’interno di un intervallo di oscillazione contenuto, poiché i dati di crescita economica più solidi hanno compensato l’impatto dell’aumento dell’inflazione. Nel frattempo, gli spread dei Paesi periferici hanno continuato a mostrare una buona tenuta, sostenuti da fondamentali macroeconomici favorevoli e da condizioni tecniche di mercato positive. Nei mercati obbligazionari europei, le dinamiche sono state influenzate principalmente dall’andamento dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il rendimento del Bund decennale si è mosso in un intervallo relativamente ristretto compreso tra il 3,10% e il 3,20%, in linea con il range osservato negli ultimi mesi.
I portafogli mantengono una duration moderatamente superiore rispetto al benchmark, con una preferenza per i titoli di Stato italiani rispetto a quelli francesi. L’esposizione alla curva dei rendimenti è concentrata sulle scadenze brevi e intermedie, mentre permane un sottopeso sulle obbligazioni a lunga scadenza.
Gli spread dei Paesi periferici hanno mostrato una buona tenuta nonostante il rialzo dei rendimenti core. I BTP italiani hanno continuato a beneficiare di forte supporto, con lo spread BTP-Bund decennale stabile nell’area 75-80 punti base. Gli investitori considerano ancora interessanti le valutazioni dei titoli di Stato italiani, soprattutto nel segmento 5-10 anni, mentre la dinamica favorevole delle emissioni e il miglioramento della credibilità fiscale rappresentano ulteriori fattori di sostegno.
Il mercato continua a prezzare due rialzi dei tassi BCE nel 2026, previsti per ottobre e dicembre, con una probabilità del 46% per l’ultima mossa. I principali rischi per i titoli di Stato italiani restano rappresentati dagli sviluppi geopolitici e dall’andamento dei prezzi dell’energia.
I portafogli restano sovrappesati sui titoli di Stato italiani, affiancati da posizioni lunghe su obbligazioni dell’Unione Europea, titoli di Stato spagnoli e titoli di Stato greci, mentre mantengono un sottopeso sui titoli di Stato francesi. L’esposizione alla curva dei rendimenti continua a privilegiare le scadenze brevi e intermedie, mantenendo un sottopeso sulla parte lunga, in particolare sul segmento trentennale.
Il tono rimane costruttivo sul credito Investment Grade europeo, con il comparto Financials che continua a registrare una performance superiore rispetto al mercato. Sul fronte delle nuove emissioni, l’attività nel mercato primario dell’Eurozona è sostanzialmente terminata per le prossime tre settimane, in attesa della ripresa prevista a settembre.
I rendimenti investibili rimangono interessanti, collocandosi nell’intervallo 3,5%-3,8%, con punte vicine al 4% per alcune obbligazioni subordinate.
Manteniamo una visione positiva sul settore finanziario, in particolare sul debito Tier 2 Investment Grade, privilegiando emittenti di elevata qualità e caratterizzati da un profilo difensivo, con una preferenza per il segmento di scadenza 3-7 anni. Al contrario, continuiamo a mantenere un approccio più prudente nei confronti del comparto automotive e delle obbligazioni tecnologiche a lunga scadenza.
Tra gli strumenti subordinati, gli hybrid bond delle compagnie assicurative continuano a offrire un valore relativo interessante, grazie al profilo rischio/rendimento favorevole.
L’allocazione creditizia del portafoglio rimane sostanzialmente stabile, con circa il 55% investito in obbligazioni corporate Investment Grade, mentre l’esposizione alle obbligazioni High Yield rappresenta circa il 5% del portafoglio complessivo.

