Trionfa Macron e i mercati tirano un sospiro di sollievo

Trionfa Macron e i mercati tirano un sospiro di sollievo. Il commento di State Street, T. Rowe Price, BMO, NNip, Fidelity, Candriam e Ngam sul risultato delle elezioni presidenziali francesi

Timothy Graf, responsabile macro strategy EMEA di State Street Global Markets, e Bill Street, responsabile investimenti EMEA di State Street Global Advisors, hanno rilasciato i seguenti commenti in merito ai risultati delle elezioni presidenziali francesi.

Tim Graf: “Dato che la vittoria ampiamente attesa di Macron è stata confermata, i mercati per qualche settimana potranno tirare un sospiro di sollievo per quanto riguarda la situazione politica europea. Il risultato è nel breve termine una buona notizia per gli asset rischiosi e per l’euro, ma dato il costante vantaggio di Macron nei sondaggi relativi al secondo turno, i benefici sia per le attività rischiose che per la moneta unica saranno molto probabilmente più moderati rispetto a quelli osservati due settimane fa. Riteniamo che l’attenzione si sposterà su come il movimento politico e nuovo partito di Macron, En Marche!, si posizionerà in vista delle prossime elezioni parlamentari, previste a giugno, e sulla forza della coalizione che lo sosterrà come leader di quello che sarà probabilmente un partito di minoranza”.

Bill Street: “La vittoria di Emmanuel Macron permette ai mercati di tirare un respiro di sollievo rispetto alla politica europea. Questo risultato, insieme all’accordo preliminare riguardo al debito della Grecia raggiunto la settimana scorsa, dovrebbe offrire supporto a un rally di breve termine. Guardando al futuro, Macron dovrebbe riservare solamente sorprese positive. Nel caso in cui mantenesse lo status quo, proseguirebbe l’attuale situazione di stallo politico, ma ciò avverrebbe in un contesto caratterizzato da un ambiente esterno favorevole e da un costante miglioramento della crescita. In uno scenario più roseo, Macron potrebbe conquistare il parlamento e avviare una partnership con la Germania per lanciare riforme significative. Questo potrebbe dare un sostanziale impulso ai mercati entro la fine dell’anno, circostanza che non è stata ancora incorporata nelle valutazioni. In entrambi i casi potremmo assistere a un nuovo market pricing dovuto all’accelerazione della normalizzazione della politica monetaria della Banca Centrale Europea, soprattutto se i dati continuassero a migliorare”.

L’analisi del team di T. Rowe Price

Vincendo al ballottaggio contro Marine Le Pen, Emmanuel Macron diventa il 25º presidente della storia francese. La mancata conquista dell’Eliseo da parte del candidato di estrema destra Marine Le Pen è stata accolta dai mercati con un diffuso sollievo e verrà probabilmente accompagnata da una riduzione degli spread e da un rally delle azioni e delle valute. Come leader del nuovo movimento En Marche!, difficilmente Macron conquisterà la maggioranza all’Assemblea nazionale francese alle elezioni di giugno, ma le sue politiche centriste dovrebbero consentirgli di avere il sostegno del parlamento sia a centrodestra che a centrosinistra. La sua dichiarata posizione europeista prevedibilmente rafforzerà l’UE, rendendo forse più difficili i negoziati con il Regno Unito (che sta lasciando l’Unione), ma potrebbe rappresentare una buona notizia per alcuni Stati membri in difficoltà, come l’Italia e la Grecia.

L’esito verrà accolto in modo positivo dai mercati di tutto il mondo. Nonostante la vittoria di Macron fosse stata parzialmente scontata dopo la vittoria al primo turno, la possibilità che Marine Le Pen potesse diventare presidente continuava a generare timori sufficienti a bloccare i prezzi. Adesso che la vittoria di Macron è stata confermata, è prevedibile un ulteriore rally. “È indiscutibile che, rispetto a una presidenza della Le Pen, la presidenza di Macron sia una buona notizia per i mercati azionari europei. Si tratta di uno scenario che riduce il rischio geopolitico nella regione e dovrebbe generare opportunità economiche”, dichiara Dean Tenerelli, portfolio manager della European Equity Strategy. “Dovrebbe avere risvolti positivi anche per l’euro. Quest’anno, il principale rischio valutario è stata la prospettiva di una conquista dell’Eliseo da parte di un candidato di estrema destra e anti-UE. Ora che questo rischio è alle spalle, i mercati si focalizzeranno maggiormente sui fondamentali”.

È anche probabile che, con il rientro dei timori degli investitori sul rischio sovrano francese, gli spread si riducano. “Di recente, le obbligazioni decennali francesi offrivano interessi fino a 50 punti base in più rispetto alle obbligazioni decennali tedesche, ma prevediamo un leggero rientro di questi livelli verso la media dell’anno passato”, ha dichiarato Ken Orchard, portfolio manager del team Global Fixed Income. “Tolta la Francia dallo scenario del rischio politico, i mercati inizieranno a interessarsi di altri problemi”.

L’analisi di Michiel de Bruin, head of Global Rates di BMO Global Asset Management

Questa vittoria manda il chiaro segnale che i partiti populisti anti-Europa non sono in grado di conquistare una base solida di potere sulla scena politica dell’Europa continentale. Questo processo ha avuto inizio a dicembre 2016 con la vittoria dell’europeista Alexander Van der Bellen alle elezioni in Austria, seguita a marzo dalle elezioni in Olanda che hanno visto trionfare i partiti europeisti di centro. Ora questo trend è stato replicato in Francia con la Vittoria di Emmanuel Macron, che ha fatto una campagna elettorale in favore dell’agenda europea.

Sebbene il prossimo importante appuntamento elettorale in Europa sarà a settembre, con le elezioni parlamentari in Germania, non ci aspettiamo grandi sorprese sull’esito considerato che la Grande Coalizione tra la Cdu della Merkel e l’Spd di Schulz è in netto vantaggio. Di conseguenza le prossimi elezioni su cui si focalizzeranno i mercati saranno quelle italiane, che dovranno tenersi prima di maggio 2018. Nonostante molti osservatori temano possibili elezioni anticipate, i titoli di Stato italiani potrebbero essere i maggiori beneficiari della vittoria di Macron.

Più in generale Italia, Portogallo e Spagna stanno mostrando segnali di ripresa con solidi indicatori di crescita. In questo contesto ci aspettiamo un incremento generalizzato dei rendimenti dei titoli di stato europei con spread in contrazione, soprattutto atteso che la Bce potrebbe avere un atteggiamento più ottimistico nella prossima riunione di giugno dalla quale potrebbero emergere aspettative più favorevoli alla crescita dell’Eurozona e un possibile annuncio di una simbolica riduzione degli acquisti mensili legati al Qe, a partire da gennaio 2018. Questo annuncio potrebbe arrivare a settembre.

La view di David Moss, responsabile azionario europeo di BMO Global Asset Management

I rischi legati alla politica antieuropeista e antiglobalizzazione di Marine Le Pen erano chiari e il ripudio degli elettori francesi di questa visone è un segnale forte e positivo per i titoli azionari europei.

Mentre gli investitori attendono di vedere con chiarezza quali siano gli obiettivi dell’agenda politica di Macron, e se il suo partito riuscirà a guadagnare abbastanza seggi per riuscire a completarla, l’economia francese durante la presidenza Hollande è stata debole, motivo per cui possiamo già oggi iniziare a guardare al futuro con maggior ottimismo. La situazione per il mercato azionario europeo è in miglioramento da un po’ di tempo grazie all’aumento nella regione della crescita e della fiducia di consumatori e imprese, oggi più inclini al consumo e agli investimenti. Con valutazioni relativamente più interessanti rispetto ad altri mercati, in particolar modo rispetto a quello Usa, sono state solo politiche le ragioni che hanno frenato i mercati europei e gli investitori globali dall’aumentare l’esposizione verso i mercati dell’Eurozona, e il risultato di ieri sera ha provveduto ha rimuoverne la maggior parte.

Il commento di Valentijn van Nieuwenhuijzen, Chief Strategist and Head of Multi Asset di NN Investment Partners

Il centrista Emmanuel Macron, dopo un’accesa campagna elettorale, è riuscito ad avere la meglio sull’avversario di destra Marine Le Pen al secondo e decisivo round delle elezioni presidenziali francesi, con un margine confortevole di 32 punti. Il suo programma pro-UE e ricco di enfasi per le riforme economiche è piaciuto alla maggioranza dell’elettorato francese a differenza di quello di Le Pen. Tale esito potrebbe essere stato in gran parte determinato dalla paura degli elettori di una vittoria del candidato di destra che, in base alle previsioni, avrebbe tentato di condurre la Francia fuori dall’area dell’euro e di cambiare i rapporti del Paese con l’Unione Europea, il che sarebbe probabilmente sfociato in una “Frexit”. Le conseguenze di un tale approccio per l’economia francese sarebbero state enormi e questo scenario cupo ha probabilmente turbato molti elettori – malgrado Le Pen non avrebbe comunque potuto portare a termine le sue promesse facilmente, a causa delle restrizioni al potere presidenziale.

In Europa molti percepiranno questa vittoria come un sollievo, poiché consente alla ripresa in atto di consolidarsi. Sul fronte politico invierà un segnale positivo per una collaborazione più costruttiva all’interno dell’Europa. La vittoria di Macron conferma che il populismo, pur restando una minaccia in Europa, non rappresenta tuttavia la forza direzionale che è invece diventata nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Tale esito è quindi positivo sia per l’Europa sia per i mercati in generale.

Ad ogni modo, poiché la vittoria di Macron era ampiamente attesa, la reazione del mercato non è stata significativa, ma ci sono comunque stati dei segnali di sollievo: in un primo momento l’euro è salito in area 1,10 dollari e ha toccato i massimi di un anno contro lo yen. Tali guadagni sono però scomparsi nel corso della notte. Con una vittoria di Le Pen, invece – considerate le sue idee su come ripristinare la sovranità della Francia e la sua posizione nei confronti dell’Europa – avremmo assistito con ogni probabilità a un risk-off immediato sui mercati finanziari, poiché si sarebbe creata molta incertezza sia da un punto di vista politico, sia economico.

Al contrario, questo risultato elettorale lancia un segnale positivo in un’ottica di maggiore collaborazione costruttiva e coesione all’interno dell’Europa sul fronte politico. Il programma di Macron, inoltre, presenta un ampio numero di misure business friendly.

È importante, tuttavia, sottolineare che in Francia le elezioni presidenziali sono sempre seguite dalle elezioni parlamentari, per permettere al Presidente neo-eletto di consolidare la propria posizione con una maggioranza parlamentare. Nel caso di Le Pen questo sarebbe stato un grosso ostacolo per l’attuazione del suo programma. Anche Macron deve tenere conto di questo fattore e in che misura riuscirà a portare a compimento la sua agenda politica dipenderà dall’esito delle elezioni del parlamento francese previste per giugno. Avrà infatti bisogno della collaborazione del Parlamento per fare approvare le riforme strutturali, assolutamente necessarie. Tuttavia Macron avrà maggiori possibilità di ricevere un tale supporto parlamentare di quanto non avrebbe avuto Le Pen.

La Bce può tirare un sospiro di sollievo. L’analisi di David Simner, gestore di FF Euro Short Term Bond Fund e FF Euro Bond Fund di Fidelity International

“I sondaggi per il primo turno delle elezioni presidenziali francesi sono stati particolarmente accurati e nel ballottaggio davano la vittoria di Macron con uno scarto di ben 20 punti, perciò non sorprende che il candidato sia il nuovo presidente francese. A fronte di questa notizia rassicurante i titoli di Stato francesi potrebbero sovraperformare leggermente quelli europei. L’impatto, tuttavia, sarà limitato perché questo risultato era stato già ampiamente scontato dai mercati.I riflettori tornano ora quindi ad accendersi sulla Bce e sul dibattito riguardo al tapering. La Bce può tirare un sospiro di sollievo e concentrarsi più decisamente sull’outlook economico, cercando di capire se al miglioramento delle prospettive di crescita farà seguito un’inflazione dei salari, come farebbero pensare vari sondaggi relativi a industria e servizi. Draghi è stato molto chiaro su quali saranno i criteri alla base delle scelte di tapering: in primis, nel lungo periodo l’inflazione core dovrà essere stabilmente intorno al 2%, prezzi che al momento stanno crescendo verso questa soglia solo nel breve e grazie all’aumento del costo del barile di petrolio che si è mosso dai 25-30 dollari a 50. L’inflazione, poi, dovrà presentarsi su ampia scala, riguardare cioè tutti i Paesi dell’Eurozona ed essere, infine, un processo che si auto-sosterrà, grazie ad un incremento stabile dei salari.

A nostro avviso è improbabile che, durante i prossimi mesi, i salari nell’Eurozona cresceranno tanto da innescare un aumento significativo dei prezzi dei servizi e delle materie prime principali. La Bce non potrà pertanto cantare vittoria sulle dinamiche ribassiste dell’inflazione, soprattutto quando gli effetti positivi dell’aumento dei prezzi delle materie prime cominceranno ad affievolirsi nella seconda parte dell’anno.

Malgrado l’esito del voto in Francia abbia rimosso una parte dei rischi di ribasso per la crescita, riteniamo che il Consiglio direttivo continuerà a muoversi con cautela. Anche nell’eventualità che lo stimolo monetario venga rimosso, questo avverrà in modo molto graduale, ponendo pertanto un freno alla crescita dei rendimenti e degli spread in Europa”.

Il commento di Matt Siddle, gestore di FF European Larger Companies Fund di Fidelity International

“La vittoria di Macron nelle elezioni presidenziali francesi sarà a mio avviso accolta positivamente dai mercati, sebbene sia stata già ampiamente prevista dopo i risultati del primo turno. L’attuazione del programma dipenderà dai risultati delle elezioni legislative di giugno e dalla formazione di una solida maggioranza. Pertanto è ancora troppo presto per dire con esattezza quali saranno gli effetti del risultato oodierno, ma il punto di partenza è che l’ottimismo e gli indicatori anticipatori siano già alti.

Macron all’Eliseo è di per sé un elemento molto positivo in quanto ciò riduce sensibilmente il rischio percepito della politica in Europa. Al di là dell’ambito politico le valutazioni europee (ad esempio, P/B) sono ancora prossime ai minimi di lungo termine rispetto a mercati come gli Stati Uniti, e il rialzo del Roe è in procinto di colmare il divario con gli Usa, mentre la crescita degli utili e le stime sono attualmente superiori rispetto agli Stati Uniti. Pertanto ritengo che gli investitori globali incrementeranno certamente la loro allocazione sull’Europa ora che il principale fattore di rischio politico è stato rimosso”.

Il commento di Vincent Durel, gestore di FF France Fund di Fidelity International

L’elezione di Emmanuel Macron, nuovo presidente della repubblica francese, non è giunta inaspettata. Se il suo nuovo movimento politico En Marche otterrà la maggioranza anche alle prossime elezioni parlamentari, avrà tutte le carte in regola per mettere in pratica il suo programma economico e politico. Emmanuel Macron, centrista, riformista ed europeista, si propone di ridurre il deficit pubblico e promuovere la crescita economica, perciò la sua elezione dovrebbe attenuare i timori globali per i rischi politici in Europa, rafforzare il rating di credito francese e migliorare le prospettive economiche del Paese.

Gli utili delle aziende francesi potrebbero ricevere uno stimolo del 10% dalle misure economiche di Macron, che comprendono nuovi tagli fiscali e un piano per convertire gli attuali tagli temporanei delle imposte sociali in una riduzione permanente delle aliquote. Macron ha anche intenzione di aumentare gli investimenti di 50 miliardi di euro in cinque anni, a vantaggio del settore energetico, informatico e delle costruzioni. Inoltre, il settore delle telecomunicazioni potrebbe assistere a un rinnovato consolidamento qualora Macron decidesse, come annunciato in campagna elettorale, di ridurre (o vendere completamente) la partecipazione statale in Orange”.

Il commento di Nadège Dufossé, head of Asset Allocation, Candriam Investors Group

Emmanuel Macron ha un programma piuttosto bilanciato, con alcune misure che favoriscono le imprese e altre le famiglie. Sostiene il taglio della tassazione alle imprese e alle contribuzioni sociali dei dipendenti, con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Ha un programma di investimenti pubblici una tantum di 50 miliardi di euro e una serie di misure che mirano ad aumentare il potere di acquisto delle famiglie. Punta anche all’introduzione di un modello nordico di Flex-Security e promette di rispettare l’impegno francese nei confronti dell’UE per ribilanciare la posizione fiscale del Governo.

Le elezioni parlamentari di giugno rimangono un appuntamento chiave. Macron sarà investito presidente il 14 maggio, quando il mandato di Hollande terminerà. Nei prossimi giorni, Macron nominerà un primo ministro, al quale chiederà di formare un Governo. Il potere del presidente di nominare un Governo dipende tuttavia dal risultato delle elezioni parlamentari dell’11 giugno e 18 giugno.

I principali scenari dopo i risultati del primo round potrebbero essere:

–        Emmanuel Macron ha una maggioranza all’Assemblea Nazionale e il suo primo ministro e il Governo rimangono inalterati;

–        Nel secondo scenario, En Marche non ha la maggioranza e Macron forma una coalizione trasversale;

–        Il terzo scenario vede una coabitazione (avvenuta solo tre volte durante la Quinta Repubblica e abbastanza improbabile). In questo caso, il presidente non ha la maggioranza e deve scegliere un primo ministro tra le file dell’opposizione (molto probabilmente tra i Repubblicani), che può scegliere i membri del gabinetto senza il coinvolgimento del presidente. Il Governo è incaricato di sbrigare le faccende di politica interna, mentre il presidente condivide gli affari esteri con il Governo.

Ne sapremo di più entro il 18 maggio, quando i nomi e le appartenenze politiche dei candidati alle elezioni parlamentari saranno note e i sondaggi su di esse saranno disponibili.

Dopo il primo round delle elezioni del 24 aprile, i mercati avevano già iniziato ad anticipare l’elezione di Macron come prossimo presidente francese. Il premio al rischio politico sull’azionario Emu aveva già in parte integrato il risultato elettorale di ieri.

Una continuazione della diminuzione del premio al rischio dipenderà ora dalla pubblicazione dei primi sondaggi sulle elezioni parlamentari. Buone notizie, che impattano positivamente sulla possibilità di implementare il suo programma di riforma dopo le elezioni parlamentari, saranno ulteriormente positive per l’azionario Emu, e i flussi (oltreoceano) continueranno ad arrivare, mentre gli investitori si focalizzeranno ancora una volta sui fondamentali del Paese.

L’azionario Emu beneficia di un ciclo macroeconomico a supporto, di aspettative di crescita degli utili più alte rispetto a quelle degli Stati Uniti e di valutazioni attraenti.

 

L’Europa è pronta a ripartire. Dave Lafferty, chief market strategist di Natixis Global Asset Management

La vittoria di Macron era ampiamente attesa ecco perché l’impatto sui mercati è probabile che sarà modesto. Esso, tuttavia, stabilisce le dinamiche per un rafforzamento continuo dei margini delle azioni europee e dell’euro che ha performato bene fin dalla vittoria alle primarie.

Anche se attesa, la vittoria di Macron rappresenta un’importante vittoria nella ricerca di un’espansione duratura da parte dell’Europa. Troppo spesso, negli anni recenti, le ferite auto inflitte – dalle esitazioni della politica monetaria, alla crisi del debito greco, alla Brexit – hanno creato inutili tempeste e premi al rischio più elevati. L’Europa ha fatto un passo necessario per allontanarsi dal precipizio.

Nel breve termine, è improbabile che il risultato delle elezioni abbia un qualche significativo impatto sulla politica della BCE. Tuttavia, con la Frexit scongiurata, Draghi può concentrarsi esclusivamente sugli sviluppi dell’inflazione, senza doversi preoccupare di ulteriori questioni politiche.

Mentre il risultato è stato chiaramente un passo verso la giusta direzione, non è così chiaro se Macron sarà in grado di ottenere la maggioranza in Parlamento, il che potrebbe significativamente limitare il suo operato. La divisione in atto in Francia, e più in generale in Europa, è ancora presente. L’estremismo è stato mitigato, ma non eliminato. La Francia ha semplicemente seguito il credo medico “Primo, non fare danni”.

Tra Trump e il referendum inglese, il populismo sembra aver coinvolto tutto il mondo sviluppato. Ironicamente, l’inizio turbolento di Trump e la realtà di una “hard Brexit” hanno rappresentato un ammonimento per gli investitori di tutta Europa. Sia i candidati di estrema destra che di estrema sinistra non hanno vinto o, in ogni caso, hanno visto una minore adesione dopo le elezioni americane.

Le elezioni francesi rappresentano una vittoria per la continuità e l’integrazione dell’Unione Europea. Passato il rischio Le Pen, il prossimo ostacolo per il progetto dell’UE saranno probabilmente le banche italiane ancora penalizzate dai non performing loans e da basse livelli di capitale e che la poca stabilità politica del paese non in grado di risolvere. È difficile dire che la vittoria di Macron sia il segnale che in Europa tutto vada bene.

Le valutazioni delle azioni europee sembrano ragionevolmente attraenti in confronto a quelle americane. In combinazione con il recente momentum economico e la crescita dei profitti, lo sconto sui rischi politici potrebbe finalmente permettere alle azioni europee di superare l’azionario americano dopo essere rimaste indietro per la maggior parte del tempo nel corso degli ultimi 6 anni.

Con l’allontanamento della possibile disgregazione dell’Unione Europea, il futuro per una crescita globale sincronizzata fa maggiormente affidamento sulla riuscita della Trumponomics. Mentre i fondamentali sottostanti dell’economia globale rimangono solidi, la mancata attuazione del tanto anticipato pacchetto fiscale potrebbe portare a una correzione delle azioni americane che hanno già ottenuto un certo successo. Più importante, mentre la Francia per il momento ha evitato sconvolgimenti, un fallimento del governo statunitense o una deblace del tetto del debito possono rappresentare le prossime ferite economiche auto inflitte.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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