Turchia, le conseguenze del tentato golpe sui mercati

Secondo Karine Jesiolowski, senior investment specialist – EM Fixed Income e Koon Chow, EM Macro e FX strategist di Union Bancaire Privée – UBP, il rischio di un downgrade del paese potrebbe crescere 

Dall’incertezza politica in Turchia, creatasi in seguito al tentato golpe del 15 luglio, ci aspettiamo volatilità nel breve termine, ma un impatto limitato nel lungo periodo sugli asset fixed income dei mercati emergenti.

Inizialmente la reazione dei mercati è stata negativa, ma senza segnali di panico. L’impatto di questo fallito colpo di stato sui fondamentali dell’economia turca sarà probabilmente moderatamente negativo e potrebbe portare a un downgrade del paese. Il danno principale che ne conseguirà sarà una maggiore cautela da parte degli investitori locali e internazionali e ciò potrebbe ostacolare alcuni investimenti e la crescita del Pil.

Ci sono però dei fattori che potrebbero annullare, anche se non compensare del tutto, gli impatti negativi del fallito colpo di stato. La crescita del Pil, ad esempio, è stata più solida nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi al 4,8%, aiutata sia da una spesa del governo forte, sia dall’export. È probabile che, anche con l’impatto negativo del golpe sulla fiducia, il Pil cresca comunque intorno al 4% nel 2016 (contro le aspettative di S&P del 3,5% e di Fitch e Moody’s del 3,4%).

Il deficit delle partite correnti poi ha continuato a ridursi, aiutato da esportazioni robuste e da prezzi del petrolio relativamente contenuti, attestandosi attualmente al -3,7% del Pil. Tale dato è già migliore di quanto si aspettassero le agenzie di rating per quest’anno: S&P si attendeva un -4,3%, Fitch un -3,5% e Moody’s un -4%.

Il governo infine è riuscito a portare a termine alcune riforme quest’anno, come la legislazione sul lavoro che facilita assunzioni e licenziamenti e introduce contratti flessibili per giovani e donne, oltre ad alcune facilitazioni circa la legislazione delle imprese.

In seguito al golpe, però, potrebbero verificarsi due fattori di rischio per il paese. Innanzitutto, la fiducia delle imprese locali ed estere potrebbe abbassarsi per via dei timori circa una società turca instabile, spingendole quindi a investire meno e, nel caso di investitori stranieri, a portare meno capitali nel paese. In secondo luogo, il governo di Erdogan sta cercando di “far pulizia” di tutti i cospiratori e sostenitori del golpe e, a seconda della preparazione di coloro che sostituiranno i giudici arrestati, il bilanciamento fra i poteri potrebbe uscirne ridotto sia dal punto di vista del privato che del pubblico, con il risultato di peggiorare il sistema giudiziario.

Entrambi questi fattori di rischio per i fondamentali non si realizzeranno necessariamente. Tuttavia, se nei prossimi mesi dovessimo assistere a un rapido deterioramento della crescita del Pil o a importanti deflussi di capitali unitamente a un rapido deprezzamento della moneta (ad esempio del 10% l’anno), la probabilità e l’entità della sofferenza economica derivante da questi due fattori aumenterà e di conseguenza crescerà il rischio di un downgrade del paese.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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