Ubp: “Le small cap sono spesso le grandi imprese del futuro”

Charlie Anniss, European Small and Mid-Cap portfolio manager, Union Bancaire Privée (Ubp), partecipa all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle small cap europee

Charlie Anniss, Ubp

Nell’ultimo decennio, le small cap europee hanno battuto l’indice europeo delle large cap. Quali sono le ragioni alla base della sovraperformance?

Negli ultimi dieci anni l’Msci Europe Small Cap Index ha registrato un rendimento del 206,5% rispetto al 130,4% riportato dall’Msci Europe Index (rendimento totale al 30 ottobre 2019). Le imprese più piccole hanno beneficiato in misura sproporzionata di un contesto caratterizzato da tassi di interesse bassi, una politica monetaria accomodante, riduzione dell’avversione al rischio e forte crescita degli utili. Il segmento delle small cap risulta più orientato ai settori di beni ciclici e industriali rispetto a quanto non avvenga per le large cap. Settori come quello tecnologico, dei consumi, dei servizi alle imprese e dell’industria hanno sovraperformato. Le small cap sono meno presenti, invece, in settori fortemente regolamentati come le banche, i servizi e le telecomunicazioni, che generano rendimenti inferiori durante le fasi di espansione economica. In questo periodo, la minor esposizione al segmento bancario, le cui quotazioni azionarie sono rimaste indietro in una fase di forte pressione normativa e di risanamento del bilancio, è stata particolarmente vantaggiosa per i rendimenti relativi del segmento small cap.

Quali sono, a vostro giudizio, le prospettive del segmento small cap europeo? Quali i punti di forza e quali le debolezze?

Le imprese di dimensioni più piccole offrono agli investitori l’accesso a un segmento di mercato esposto a business innovativi, dinamici, in rapida crescita e spesso rivoluzionari. Si tratta di quelle che sono spesso le grandi imprese del futuro. Il base effect implica che sia più facile per le small cap crescere più velocemente dei propri competitor a grande capitalizzazione. Ciò, combinato al fatto che il segmento è meno esposto a settori regolamentati della “vecchia economia”, come utilities e banche, fornisce un’interessante opportunità di lungo termine. Un’altra caratteristica interessante del segmento small cap è che, nel più ampio spettro delle diverse capitalizzazioni di mercato, questo risulta il comparto meno coperto dagli analisti. Ciò significa che il flusso di informazioni societarie è meno dinamico e che il mercato è meno efficiente, elementi che lo rendono un ottimo campo d’azione per i gestori attivi. Nel medio termine, riteniamo che le small cap possano beneficiare di un contesto di allentamento delle tensioni commerciali associato a un’inversione del deterioramento degli indicatori macroeconomici.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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