Un altro anno da record per i bond

Nonostante all’inizio del 2014 i rendimenti dei titoli obbligazionari sembrassero ai piu’ non solo contenuti e pertanto poco allettanti, ma addirittura a rischio di un’inversione di tendenza, a dodici mesi di distanza ci ritroviamo a fare i conti con alcune tra le più corpose performance della storia recente.

I mercati periferici europei hanno concluso l’anno con rendimenti che definire a doppia cifra risulta addirittura riduttivo. Lisbona ha visto il proprio decennale mettere a segno un ritorno annuo superiore al 30%, seguito a breve distanza da Madrid e Roma con ritorni nell’intorno del 25%, percentuali degne delle ottime annate dei listini azionari. Il favorevole contesto si è però andato chiarendo in particolare nella seconda dell’anno, quando ai deboli dati di crescita e ai preoccupanti numeri sull’inflazione, si è rafforzato l’atteggiamento accomodante della Bce e la sua esplicita disponibilità all’impiego di misure straordinarie anche in termini di QE, uno strumento giudicato tabù fino a solo pochi mesi or sono.

La periferia euro però non è stata l’unica a regalare ritorni elevati ai propri investitori: i portafoglio che avevano tra i propri asset anche titoli tedeschi o francesi non possono certo lamentarsi viste le performance stellari che anche Bund e Oat hanno messo a segno negli ultimi dodici mesi, nonostante a inizio anno i rendimenti sembrassero decisamente poco attraenti.

A braccetto con i titoli governativi hanno corso anche tutte le obbligazioni societarie (finanziarie e corporate), in particolare quelle con elevato merito di credito. Anche i titoli High Yield europei hanno offerto ritorni interessanti ma, contrariamente a quanto abbiamo visto sugli investment grade, non sono stati caratterizzati da ampi ribassi dei tassi che si sono invece mantenuti relativamente stabili ed hanno pertanto visto allargarsi , quanto meno nella seconda parte dell’anno, gli spread con i bond governativi e in generale quelli a più elevato merito di credito.

I bond più sicuri hanno addirittura dimezzato il rendimento a scadenza, pur non riuscendo a ridurre il differenziale con i governativi di riferimento con il risultato che mentre i rendimenti sono su nuovi minimi assoluti, gli spread sono rimasti stabili sui livelli dello scorso anno, su valori che sono molto più elevati dei minimi che i mercati obbligazionari espressero tra il 2005 e la metà del 2007, poco prima che la crisi del credito desse i suoi iniziali segnali.

Dal 2005 a metà 2007 infatti lo spread di rendimento tra i titoli corporate ed i bond sovrani si aggirava mediamente intorno ai 50 punti base, con minimi addirittura intorno ai 35 punti base, molto al di sotto degli attuali 95 che si confermano solo leggermente inferiori a quelli comunque visti nella prima metà già del 2013.

In un contesto di estrema fatica dell’economia europea a realizzare un sentiero di crescita strutturale e solido affiancato da un inarrestabile calo del sentiero di inflazione appare altamente improbabile che i rendimenti possano risalire in misura significativa, a meno che non si inseriscano elementi destabilizzanti a livello di Eurozona che minino l’autorevolezza dello scudo eretto dalla Bce e riportino dunque in auge l’avversione al rischio da parte degli investitori nei confronti dei debiti sovrani di alcuni paesi ritenuti più fragili.

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