Un buon inizio d’anno per i fondi hedge global macro

Gennaio e’ stato un mese segnato dalla volatilita’ su tutte le asset class, rendendo il contesto molto impegnativo per chi investe in hedge fund. Ciononostante gli investitori global macro sono stati premiati. A cura di Anthony Lawler – portfolio manager di GAM

Gli spostamenti significativi tra le varie asset class sono stati il riflesso delle aspettative di un rallentamento della crescita globale. Tra questi c’è stato unrally nell’obbligazionario americano, del Regno Unito ed europeo, il calo del prezzo del petrolio del 7 per cento e l’andamento negativo dell’azionario. L’indice MSCI World è sceso dell’1,8 per cento mentre l’US S&P 500 ha perso il 3 per cento, in dollari. L’Europa è stata invece una felice eccezione: il mercato azionario del Vecchio Continente ha avuto un andamento fortemente positivo in termini di valute locali.

Secondo Anthony Lawler, portfolio manager di GAM, nel mese di gennaio le questioni centrali per gli investitori sono gravitate attorno al quantitative easing (QE) e alle valute: “C’è stato un grande dibattito in seguito alla sorprendente mossa dello sganciamento del Franco svizzero dall’Euro da parte della Banca centrale elvetica, ma l’impatto conseguente è stato principalmente una svalutazione una tantum per intermediari e investitori che si trovavano dal lato sbagliato della scommessa. Tuttavia le scelte che hanno maggiormente influenzato gli attori sono state proprio l’annuncio del QE da parte della Banca Centrale Europea e l’ampio rafforzamento del dollaro americano. L’annuncio del QE in Europa ha spinto fortemente il comparto azionario, quello dei titoli di stato e l’obbligazionario denominato in Euro, mentre la stessa moneta unica europea si è deprezzata per oltre il 6 per cento rispetto al dollaro americano. La nostra previsione è che le valute e i tassi continueranno a essere vantaggiosi per i gestori macro. Ci aspettiamo di continuare a vedere approcci tattici “long” nel mercato del credito e in quello azionario europeo in quanto questi due comparti beneficeranno dei flussi derivanti dal QE sia perché gli investitori hanno aumentato il livello di rischio sia perché crediamo in un potenziale di miglioramento dei fondamentali”.

In gennaio non c’è stato l’effetto di performance positive che storicamente accade in questo mese e, al contrario, negli Stati Uniti il periodo si è contraddistinto per un sentiment debole da parte degli investitori, con le azioni americane in calo e un’impennata dei risk-off assets, su tutti i buoni del Tesoro americani, i Gilt britannici e i bond sovrani dei maggiori Paesi europei. Questo clima di prudenza si è manifestato nella performance negativa degli hedge-fund al di fuori del macro, con ciascuno degli indici HFRX per le strategie event driven, equity hedge e relative value che è stato sotto performante nel mese di gennaio. Il maggiore indicatore dell’andamento degli hedge fund, l’indice HFRX Global Hedge Fund, è calato dello 0,3 per cento in termini di dollari americani.

L’andamento nel mese di gennaio è stato influenzato in parte dall’esposizione geografica data dalla divergenza dei rendimenti tra Europa e Stati Uniti, ha osservato Lawler: “All’interno delle strategie per l’azionario, i gestori si sono concentrati sull’Europa che ha dato buoni risultati, posizionandosi in anticipo rispetto all’annuncio del QE e al conseguente rally nel mercato azionario europeo, eccezion fatta per la Grecia. I gestori americani hanno dovuto invece combattere generalmente con la volatilità e i rendimenti negativi del mercato azionario nel mese di gennaio. I gestori del credito hanno invece assistito a un rally del mercato sia in Europa che negli Stati Uniti, con i titoli investment grade più sensibili ai tassi d’interesse che hanno performato meglio rispetto ai titoli high yield. Geograficamente, vediamo più valore nel credito statunitense, dove le sfide nel settore dell’energia hanno determinato una sorta di vendite a catena in titoli non-energetici nel corso degli ultimi mesi. Crediamo che questo abbia creato spazi di rendimenti attraenti al di fuori del settore dell’energia e rendimenti relativi allettanti per gli investitori globali del credito”.