Un voto sul ruolo della Francia nell’UE

Un voto sul ruolo della Francia nell’UE. Le elezioni sono prima di tutto una decisione sulla posizione che la Francia deve avere in Europa. Philippe Waechter, chief economist di Natixis AM

Le elezioni presidenziali francesi sono sostanzialmente una scelta politica sul ruolo che gli elettori francesi vogliono dare alla Francia. Il primo round di elezioni ha dimostrato che agli elettori francesi non piace l’immagine che hanno del loro paese. Nessuno dei partiti tradizionali è passato al secondo turno, a dimostrazione di una profonda necessità di cambiamento e del desiderio della società francese di scegliere il cammino che intende prendere. Questo malessere può essere riscontrato nella scelta degli elettori nei confronti dell’Europa – pro o contro – e questa decisione sostituisce tutte le considerazioni elettorali. Questo è il motivo per cui gli aspetti economici dei programmi dei diversi candidati non sono rilevanti e il risultato non dipenderà certo da questo.

La relazione con l’Europa è il principale fattore differenziale tra i due candidati al ballottagio. Se da una parte Emmanuel Macron mostra apertura al mondo e un consenso a questa dimensione globale, dall’altra parte Marine Le Pen ha un approccio completamente opposto e chiede una rinegoziazione dei Trattati Europei per rivedere la posizione della Francia all’interno delle istituzioni europee.

L’apertura di Macron potrebbe portare il Paese a una rinnovata prosperità, offrendo a tutti la possibilità di adattarsi a un mondo in evoluzione e smuovendo l’economia tanto da riuscire ad assorbire gli shock e a recuperare rapidamente, promuovendo l’occupazione. Da un punto di vista europeo, questo approccio implica un rafforzamento dei rapporti e delle interdipendenze tra i Paesi, mentre da un punto di vista economico implica un consolidamento della rete di connessioni legate alle produzioni. Il Paese potrà così fare affidamento sui propri partner per sviluppare iniziative condivise, che permettano all’Europa di crescere e alla Francia di tornare ad avere un ruolo a livello globale.

La posizione di Le Pen, al contrario, è di estrema chiusura. Se l’Europa non accetterà di rinegoziare il ruolo della Francia all’interno degli organi istituzionali, il candidato indirà un referendum per l’uscita dall’Europa e dall’area euro, facendo emergere un ulteriore fattore di complessità e di incertezza che potrebbe portare la popolazione a non poche preoccupazioni sulla situazione del Paese. Un cambio di valuta e una scissione con le istituzioni europee implicherebbero una politica volta a ridurre l’interazione con il resto dell’Europa e del mondo in generale. Il trend positivo delle produzioni nel breve non coinvolgerebbe più nello stesso modo la Francia e questo risulterebbe disastroso per il mercato del lavoro.

Come dicevamo, la dimensione politica di queste elezioni ricade sulla posizione della Francia all’interno dell’Europa. La scelta verso un’apertura e un rafforzamento dell’unione significherebbe per la Francia riuscire a gestire con successo le sfide che deve fronteggiare. La decisione di chiudersi limiterebbe l’interazione della Francia con il resto del mondo. Mi chiedo se questa seconda opzione sia qualcosa che possiamo accettare sapendo che potrebbe essere dannoso sia per la Francia che oggi conosciamo sia per le generazioni future.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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