Una bomba nel sottosuolo

A cura di Rocki Gialanella

Nel breve termine la grande quantita’ di petrolio accumulata dagli Usa potrebbe innescare una discesa delle quotazioni del petrolio. Nel medio termine i prezzi dovrebbero attestarsi intorno ai 60 Usd al barile, livello redditizio per le societa’ del fracking

Il petrolio potrebbe trovarsi vicino all’inizio di un nuovo periodo ribassista (dopo aver accumulato un rimbalzo di circa il 40% dai minimi) che sarebbe in grado di pilotare l’oro nero nuovamente verso i 45 Usd al barile. Questa la conclusione ipotizzata dall’ultimo report sulle materie prime curato da Goldman Sachs. La banca statunitense sostiene che l’eccesso di offerta del petrolio e la facilità dei produttori per accedere al credito tornerà ad affondare le quotazioni. Un elemento fondamentale nell’analisi condotta dal team di Goldman Sachs è rappresentata dalle enormi riserve che gli Stati Uniti avrebbero accumulato grazie al fracking e che sarebbero pronte ad inondare il mercato mondiale del greggio.

Secondo Goldman Sachs questa situazione è reale: l’eccesso di offerta di greggio nonostante le aspettative per la domanda siano migliorate. In altre parole, si stanno producendo più barili rispetto a quanti ne vengono consumati. Questa situazione potrebbe prolungarsi se i produttori statunitensi cominceranno a immettere nel mercato i barili rimasti nel sottosuolo in attesa di una ripresa dei prezzi (come quella vista di recente). Attualmente il West Texas, petrolio di riferimento per il mercato Usa, è vicino ai 58 dollari al barile.

Stando ai contenuti del report, al giorno d’oggi esiste un’accumulazione notevole di pozzi perforati ma ancora incompleti. Questi pozzi ospitano più di 100 milioni di barili di petrolio che sono pronti per essere incorporarti alla produzione diaria della prima potenza economica del pianeta. Questo fenomeno (accumulare petrolio nel sottosuolo) è conosciuto come ‘fracklog’.

Le prospettive ribassiste per le quotazioni petrolifere disegnate da Goldman Sachs si devono alla combinazione di due fattori: l’eccesso di produzione e l’eccesso di capitali e liquidità. Secondo il team, il prezzo del greggio viene attualmente pilotato al rialzo dalla speculazione: l’impennata delle ultime settimane si deve alla diminuzione del numero di pozzi attivi e a quello delle nuove perforazioni. Tuttavia, per i mesi a venire sarà molto importante monitorare una variabile che assume -a detta dei curatori del rapporto- un’importanza fondamentale: la produzione Usa continuerà a crescere, anche nel 2016. I pozzi incompleti potrebbero aggiungere alla produzione circa 250.000 barili giornalieri.

Unitamente all’ipotesi di una calo delle quotazioni nel breve termine, il report delinea un trend a medio termine che dovrebbe pilotare le quotazioni a circa 60 Usd al barile nel corso del 2016. Questo livello potrebbe rappresentare il valore di equilibrio perché il barile cominci a diventare redditizio per la maggior parte delle imprese che si occupano del fracking negli Usa.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.