Una mina chiamata debito emergente privato

A cura di Rocki Gialanella

Il debito degli EM sta vivendo una fase turbolenta ma le condizioni attuali appaiono molto diverse da quelle che scatenarono la crisi asiatica nel 1997. Molti EM hanno ampi margini di manovra per abbassare i tassi d’interesse

La volatilità e l’incertezza che si sono impossessate dei mercati mondiali hanno trasformato l’avversione al rischio nello strumento principale per blindare i patrimoni. Questa tendenza fa salire la pressione sui mercati emergenti, la cui crescita economica tende ad indebolirsi e il cui debito privato -cresciuto del 35% in rapporto al Pil a partire dal 2007- soffre. Attualmente, il debito privato in questi paesi ha raggiunto quasi il 130% del Pil. Smontare questa montagna per riportarla su livelli accettabili sarà una delle sfide del futuro. Nettamente più probabile è che l’avversione al rischio possa toccare livelli tali da irrigidire le condizioni creditizie e provocare delle crisi in alcune economie emergenti.

In seguito alla lezione appresa in occasione della crisi asiatica del 1997, molti paesi emergenti hanno accumulato riserve di capitale e rafforzato le attività di supervisione del mercato finanziario. Per quanto riguarda il debito pubblico degli EM, la situazione continua a rimanere sostenibile, caratterizzata da entrate fiscali capaci di reggere il peso delle nuove e vecchie emissioni. Allo stesso tempo, si è verificato un aumento delle riserve detenute in usd. La situazione è differente sul versante della gestione dei crediti emessi nell’ambito del settore privato.

La rivalutazione accumulata dal dollaro statunitense nell’ultimo anno riflette e conferma l’avversione al rischio manifestata da molti investitori e mette in luce i timori sulla credibilità di molti EM e delle rispettive politiche economiche.

I paesi alle prese con i maggiori squilibri macroeconomici, incluso un tasso d’inflazione elevato, elevati deficit delle partite correnti e volumi di indebitamento privati, sono stati obbligati ad adottare politiche monetarie restrittive durante gli ultimi due anni a causa dell’indebolimento delle rispettive economie e valute. In America latina, per esempio, la Banca Centrale brasiliana è intervenuta più volte sui tassi e quella del Messico è pronta a farlo dopo che il peso messicano ha perso circa il 18% del suo valore dall’inizio dell’anno.

Tuttavia, rispetto al passato, gli esperti sostengono che non siamo in presenza di fenomeni di sopravvalutazione di divise emergenti. Attualmente, solo l’India e l’Indonesia registrano difficoltà nella gestione della bilancia delle partite correnti. La crisi asiatica del 1997 fu seguita da forti rialzi dei tassi d’interesse e dall’introduzione delle misure di austerità dettate dal Fondo Monetario Internazionale. In questo momento, molti paesi asiatici (Cina, India, Corea e Tailandia), hanno a disposizione margini di manovra per tagliare i tassi d’interesse.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.