Una spiegazione alternativa per il calo del petrolio

A cura di Rocki Gialanella

La Bank for International Settlements pone l’accento sull’elevato indebitamento delle societa’ petrolifere e sulle conseguenze dirette ed indirette che questa situazione comporta per l’evoluzione dei prezzi

La forte caduta del prezzo del petrolio ha rianimato le preoccupazioni per le sorti dell’economia mondiale. Il barile di brent, unità di riferimento per il mercato europeo, quota attualmente poco più di 61 Usd rispetto ai 110 Usd di circa nove mesi fa. Questa pesante discesa ha trovato diverse spiegazioni. Alcuni credono sia diretta conseguenza di una crescita mondiale più lenta, in particolare in Cina, uno dei maggiori consumatori di materie prime. Altri pensano che si tratti di una reazione dei paesi produttori alla nuova politica energetica statunitense. L’obiettivo dell’Opec e degli altri paesi produttori consisterebbe nel rinviare l’indipendenza energetica Usa.

La BIS (Bank for International Settlements) offre una spiegazione alternativa al fenomeno. Quest’importante istituzione sottolinea il peso che riveste l’elevato indebitamento delle compagnie petrolifere sulle dinamiche seguite dal prezzo del petrolio e il fatto che il greggio si sia trasformato in un asset finanziario. La BIS ha da poco pubblicato un report in cui mette a confronto l’attuale crisi petrolifera con altre fasi di turbolenza. Nel 2008, la caduta dei prezzi del petrolio derivò da un cortocircuito tra domanda e offerta causato dalla crisi mondiale”; nel 1996 si verificò una consistente espansione dell’offerta di greggio. Queste situazioni sono in contrasto con quanto accaduto nel 2014: l’offerta di petrolio ha rispettato le previsioni e la domanda è stata di poco inferiore alle attese. La BIS crede che l’evoluzione delle quotazioni degli ultimi mesi e la forte volatilità dei prezzi siano entrambi elementi riconducibili al comportamento classico degli asset finanziari. E come per tutti gli assets, anche il petrolio viene condizionato dai cambiamenti intervenuti nelle aspettative future del mercato. In tal senso, la decisione dell’Opec di non tagliare la produzione è stato un fattore chiave per pilotare la discesa.

Gli esperti della BIS credono che ci siano altri fattori che hanno esacerbato il crollo della quotazione. Un elemento considerato di fondamentale importanza dalla banca è l’aumento dell’indebitamento delle società petrolifere negli ultimi anni. La maggiore predisposizione degli investitori a finanziare le società con l’avallo delle riserve di greggio e dei crescenti utili delle società, ha spinto le petrolifere ad incrementare il proprio livello di indebitamento. L’enorme peso del debito del settore può aver svolto un ruolo primario nella discesa del prezzo del greggio a causa della maggiore esposizione delle oil companies a rischi di liquidità e insolvenza: la caduta dei prezzi del barile riduce il valore degli asset che garantiscono i crediti concessi alle imprese. Queste tensioni si vedono, per esempio, nel differenziale pagato dalle società petrolifere con rating junk, passato dai 330 punti base di giugno 2014 agli 800 punti di due settimane fa.

In questo contesto di elevato debito, una caduta del prezzo del petrolio indebolisce i bilanci dei produttori e irrigidisce le condizioni creditizie, facendo aumentare le probabilità di assistere a ribassi addizionali dei prezzi perché le società saranno costrette a vendere asset (influenzando l’offerta futura), sottolinea la BIS. Inoltre, il calo dei prezzi riduce il flusso di cassa delle società petrolifere e rende le imprese più deboli sul versante della gestione della liquidità, facendo lievitare il rischio di inadempimento delle obbligazioni emesse. La necessità di pagare regolarmente le cedole può spingere le società a mantenere inalterata la produzione al fine di generare i necessari flussi di cassa. Tuttavia, in questo modo si rinvia il taglio dell’offerta di cui si ha bisogno per fronteggiare il calo dei prezzi.

Un altro fattore che – secondo la Bis- può amplificare la discesa dei prezzi è che molte società non Usa hanno emesso bond in Usd. Le società petrolifere dei mercati emergenti si sono indebitate molto in Usd ed ora, in presenza di un dollaro forte e di condizioni creditizie meno favorevoli, potrebbe trovarsi in grave difficoltà.

La BIS pone infine l’accento su un fattore più tecnico che starebbe alterando la dinamica del mercato. Negli ultimi anni, le società hanno utilizzato contratti swaps per coprirsi dalla volatilità degli introiti. La controparte in questi contratti era rappresentata da agenti specializzati in contratti swaps. Attualmente, dinanzi all’accresciuta volatilità dei mercati e all’elevato indebitamento delle società petrolifere, questi agenti si stanno ritirando dal mercato e stanno costringendo le società ad ricorrere direttamente al mercato dei derivati per coprire i rischi.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.