Una valuta senza padrone

Una valuta senza padrone. Il Bitcoin sta cercando di ritagliarsi un ruolo nel mercato, tuttavia, per ora resta un veicolo poco adatto all’investitore retail

I bitcoin sono una valuta elettronica, esistente solo in forma virtuale, introdotta nel gennaio del 2009 da un informatico del quale è noto solo lo pseudonimo: Satoshi Nakamoto. L’idea alla base dei bitcoin è quella di creare una valuta che fosse indipendente da ogni tipo di autorità e che permettesse di effettuare pagamenti elettronici a livello globale senza controlli, in maniera istantanea e anonima.

Una breve analisi dell’andamento delle quotazioni sperimentate dal Bitcoin negli ultimi anni, ci conferma che si tratta, almeno per ora, di un veicolo altamente speculativo e poco adatto al piccolo investitore. Alla fine del 2013 la valuta ha superato per la prima volta quota 1.000 usd (1137 usd), per poi sprofondare fino a quota 200 usd nel 2015.
La valuta ha iniziato il 2017 superando la soglia dei 1.000 usd per unità (livello registrato solo nel 2013) e accumula una rivalutazione del 215,4% negli ultimi dodici mesi (marzo 2016-marzo 2017). Dall’inizio dell’anno fino a metà marzo, la quotazione del Bitcoin è lievitata del 27%.

In poco tempo il Bitcoin è diventata la più famosa tra le valute elettroniche e ciò che li rende unici è l’assenza di un organo che ne controlla e ne regola l’immissione nel mercato, come di solito fa una banca centrale.

Per questo i bitcoin sono stati denominati una ‘valuta senza padrone’ e, come ogni tipo di moneta, possono essere utilizzati come mezzo di pagamento. La differenza con la moneta tradizionale è che questa viene garantita da un governo, da un’autorità centrale che tranquillizza compratori e venditori. Per quanto riguarda i Bitcoin questa tranquillità non si ha, e questo limita in certo senso la sua espansione. Questa è la ragione principale che ha spinto gli operatori interessati allo sviluppo del Bitcoin a chiedere alle autorità statunitensi l’autorizzazione al lancio di un Etf che consentisse di investire su questa nuova divisa.

Un paio di settimane fa, questa cripto-moneta che simboleggia l’internet del valore, si è trovata dinanzi ad un evento molto importante per il suo futuro. La Sec (Securities and Exchange Commission), l’organismo chiamato a vigilare sul buon funzionamento del mercato dei capitali negli Usa, è stata chiamata a pronunciarsi ul lancio del primo Etf legato all’evoluzione del bitcoin. Per una divisa digitale, il cui funzionamento non è facile da capire, poter fare affidamento su uno strumento regolamentato contribuisce a dare un livello di sicurezza fondamentale a garantire la crescita della sua popolarità. Dato l’interesse crescente dimostrato dagli investitori per gli Exchange traded funds, il lancio di un fondo a gestione passiva focalizzato sul bitcoin avrebbe svolto un ruolo di catalizzatore primario per potenziali nuovi investitori (sia quelli interessati alle potenzialità delle performance conseguibili nel breve termine, sia quelli attratti dalla possibilità di aumentare il livello di diversificazione dei propri portafogli, magari mediante l’acquisto di un asset la cui quotazione non si muove nella stessa direzione seguita dai bond e dalle azioni.

Alcune ore prima della comunicazione emessa dalla Sec, i future che puntavano sull’approvazione dell’Etf indicavano una probabilità di successo del 60% per il lancio del nuovo Etf. L’organismo di controllo dei mercati Usa ha espresso un parere negativo e la quotazione del Bitcoin è scesa del 18% in una sola giornata. Nei giorni successivi alla bocciatura della Sec, la quotazione ha recuperato il terreno perso. Nonostante questo passo falso, sono in molti a ritenere che si tratti solo di una questione di tempo e che la Sec potrebbe dare il lasciapassare già nel prossimo autunno.

Come nasce un bitcoin?
Non è semplice spiegarlo. La valuta ha un’origine digitale e nasce da un’operazione chiamata mining, che deriva dalla locuzione gold mining, ovvero l’estrazione dell’oro.
In sostanza si deve essere in grado, tramite algoritmi, di fare in modo che il pagamento avvenga con certezza e che i soldi non diventino doppi (restando solo nelle mani di chi vende) L’esperto di mining deve essere quindi in grado di evitare il fenomeno che viene detto double spending, doppia spesa (quel procedimento per cui il bitcoin non solo paga la merce o il servizio che si vuole acquistare, ma rimane anche nel portafogli della persona, sdoppiandosi).
Inizialmente chiunque poteva partecipare a questa attività di produzione. Ora l’aumento della difficoltà di calcolo permette la partecipazione solo a chi possiede dell’hardware specializzato. La rete che gestisce i metodi di pagamento è la stessa alla quale si partecipa per produrre bitcoin: tramite l’attività di mining si impiega un ingente potenza di calcolo elettronico al fine di decriptare gli algoritmi alla base dei bitcoin così da generare nuova moneta, distribuita agli agenti di calcolo secondo il contributo offerto da ciascuno.

L’utilizzo della moneta digitale
Il problema dell’utilizzo dei bitcoin come mezzo di pagamento sta nel trovare controparti che accettino questa moneta, cosa ancora piuttosto difficile. In generale le transazioni tramite bitcoin offrono i seguenti vantaggi: libertà di pagamento: è possibile trasferire bitcoin in ogni momento da ogni parte del mondo, senza limitazioni, burocrazie o controlli esterni; commissioni di pagamento personalizzabili: non ci sono commissioni per la ricezione di bitcoin, mentre per il pagamento è possibile scegliere quale commissione applicarsi sulla base della velocità di conferma di pagamento che si vuole ottenere; meno rischi per i commercianti: le transazioni effettuate tramite bitcoin non contengono informazioni personali, permettendo così un commercio più aperto nei confronti di altri mercati e riducendo i pericoli di frode o di furto dell’identità; trasparenza: ogni transazione è disponibile e consultabile nella rete Bitcoin, protetta e sicura, così da lasciare traccia di ogni transazione avvenuta, senza le informazioni personali dei soggetti coinvolti.
La sicurezza è uno degli elementi principali dei Bitcoin ma questo non vuol dire che gli wallet (i portafogli virtuali) dei bitcoin non possono essere hackerati. Se questo dovesse accadere non esiste alcun tipo di assicurazione o garanzia.

Gli svantaggi
Molte attività non accettano i bitcoin, rendendo difficile il loro impiego e, in generale, ostacolandone la diffusione. Il business ancora limitato legato ai bitcoin, inoltre, li rende una valuta estremamente sensibile ai singoli eventi e per questo motivo ancora molto volatile. Infine la scarsa maturità rende ancora i servizi legati ai bitcoin in via di sviluppo, con la presenza di pochi strumenti, caratteristiche limitate e meno possibilità di quanto offerto ad oggi dalle valute concorrenti (in attesa dell’arrivo del primo Etf).

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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