Un’estate calda per le azioni

Alcuni settori resisteranno meglio di altri, come i tecnologici e la sanità. Le prospettive del settore azionario di Janus

Ancora una volta, l’estate arriva accompagnata dalla volatilità in Europa. Dopo 43 anni, il matrimonio tra la Gran Bretagna e i suoi vicini continentali volge verso pratiche di divorzio lunghe e complesse, con una notevole posta in gioco. Il giorno in cui sono stati annunciati i risultati della Brexit, le azioni globali hanno perso un valore record di Usd 2.100 miliardi, per poi recuperare negli ultimi giorni del mese. Il crollo e il successivo rimbalzo sono i probabili precursori di un’estate all’insegna della volatilità per le azioni e molte altre classi di attivi. Al di là dell’incertezza in Gran Bretagna e nel continente, con l’indebolimento delle valute e delle borse, la Brexit ha ripercussioni anche per la Cina e il Giappone, oltre che per le società statunitensi sensibili al rafforzamento del dollaro.

Prevediamo uno scenario in cui i portafogli meno esposti alla volatilità e con un beta inferiore dovrebbero essere in grado di resistere in termini relativi. Nel corso dell’ultimo anno, le azioni più volatili hanno generato contributi straordinariamente deludenti per gli investitori attivi. La Brexit è un altro segnale che la diffusione del populismo nell’elettorato, il quale ha risentito della crisi finanziaria globale e ritiene di non aver partecipato appieno alla ripresa.

Il modesto miglioramento delle economie e i bilanci pubblici più solidi sono un magro conforto per le molte persone che, con difficoltà, cercano di tornare al tenore di vita pre-crisi. In questo scenario, caratterizzato anche dalla crisi migratoria e dallo spettro del terrorismo – due elementi erroneamente collegati – è possibile che ulteriori turbolenze politiche producano tensioni sui mercati.

È più facile lasciare l’Unione Europea che lasciare l’euro, ma il successo dei partiti populisti in Europa suggerisce che potremmo assistere a inviti ad abbandonare entrambi nei prossimi mesi. Il prossimo anno vedrà susseguirsi diversi importanti appuntamenti elettorali in Europa. Basta fare un passo indietro rispetto alla situazione politica, e il quadro migliora. La fiducia dei consumatori e l’attività stanno generalmente resistendo. Le imprese vantano nuovamente bilanci abbondanti. Le società stanno utilizzando la loro liquidità per acquistare azioni o pagare dividendi e, cautamente, si dedicano ad acquisizioni ed espansioni. Numerosi problemi che affliggevano i mercati all’inizio dell’anno sono ora meno assillanti. Il petrolio è in ripresa e la Cina sembra essere avviata su un trend meno incerto. La politica della Fed resta comunque difficile da prevedere, ma dovrebbe continuare a dipendere dai dati. Un incremento dei tassi rappresenterebbe un netto segnale di forza dell’economia e sarebbe quindi positivo per i mercati azionari. Per gli investitori attivi l’invito è di mantenere la posizione in questo periodo di volatilità. Non crediamo sia il momento adatto per cercare di puntare ai titoli difensivi o per aumentare il portafoglio al punto di diventare la brutta replica di un indice.

È troppo difficile prevedere quando i mercati si calmeranno e quando i fondamentali prenderanno il sopravvento. Gli ultimi anni hanno favorito l’investimento passivo. Un mercato difensivo può penalizzare gli investitori attivi, soprattutto quelli orientati alla crescita o quelli che hanno investito in società più piccole della media. Quando i mercati si placheranno, l’investimento attivo potrà recuperare. Alcuni settori possono resistere meglio di altri. Le prospettive per i tecnologici e la sanità non sono cambiate molto dopo il voto sulla Brexit. Lo spostamento sul cloud e la sfida che comporta alle legacy tecnologiche proseguono e forniscono interessanti opportunità d’investimento. L’innovazione nel campo della medicina e i cambiamenti demografici che abbiamo descritto spesso in precedenza continuano. Entrambi i settori sono meno costosi a seguito delle tensioni, ma non meno interessanti. Per altri settori, il futuro sarà più difficile. I finanziari, che hanno perso molto terreno dopo la Brexit, devono fare i conti con condizioni economiche, incertezze delle imprese in materia di prestiti, tassi d’interesse negativi e riduzione dei margini. Le banche britanniche poi devono operare in un quadro regolamentare incerto. Gli industriali potrebbero essere frenati dalla forza del dollaro Usa e dalla debolezza dei mercati globali. La strada della crisi sembra un po’ troppo battuta negli ultimi tempi. Resta ancora da vedere se la Brexit sarà come Cipro – un evento clamoroso con poche conseguenze nel lungo termine – oppure come Lehman – che ha innescato il panico a livello globale con strascichi che proseguono ancora oggi.

Propendiamo più per la prima ipotesi, ma questo non significa che l’estate non sarà difficile per le azioni. Una strategia azionaria attiva potrebbe incorrere in maggiori difficoltà nel breve termine perché tradizionalmente meno esposta alle large cap, al rendimento e a caratteristiche generalmente difensive rispetto ad altri indici. Nel lungo termine, la crescita e l’innovazione dovrebbero assumere di nuovo un ruolo più importante in un’economica globale stagnante. La nostra attenzione verso queste società non cambia. Se l’estate del nostro scontento sarà sfolgorante, quindi, sarà perché gli investitori si concentreranno maggiormente sui fondamentali, trascurando le incertezze politiche. Riconosciamo la fragilità della ripresa economica e la difficoltà delle politiche monetarie, ma la nostra ipotesi principale resta positiva per le azioni. Nelle precedenti fasi di difficoltà dei mercati, agli scenari difensivi hanno fatto seguito mercati azionari più forti, che avvantaggiano i gestori attivi in grado di tollerare la volatilità, la crescita e multipli superiori alla media. Il nostro voto (e il nostro denaro) va in quella direzione.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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