Uno zero poco sostenibile

Una dinamica deflattiva sarebbe particolarmente pericolosa per quelle economie con grossi debiti pubblici e privati (tipico di tutte le economie sviluppate). Analisi sulla Guerra delle Valute di John Hardy, Head of FX Strategy di Saxo Bank

In un mondo caratterizzato da una crescita debole e da rischi deflazionistici, il tema di una guerra tra valute diventa sempre più attuale. Questo perché la svalutazione della moneta è l’unica via attraverso la quale i banchieri centrali sentono di poter scongiurare i rischi di deflazione e stimolare la crescita. Il problema di questa “svalutazione competitiva”, diventa però subito chiaro nel momento in cui troppi giocatori sentono la necessità di indebolire le proprie valute.

Cosa succederà in futuro è difficile a dirsi. Se portiamo il tema della guerra delle valute alle sue estreme conseguenze, il rischio è che questa degeneri in una guerra di difesa commerciale (e forse anche in conflitti veri e propri). Questa possibilità aumenterebbe notevolmente se la Cina dovesse fatalmente rivalutare lo Yuan, portando un’ulteriore ondata deflattiva in tutto il mondo.

Anche se la Cina non dovesse svalutare la propria moneta, ho il sospetto che il mondo rimarrà impantanato in questo contesto di tassi molto bassi in quanto è davvero difficile generare inflazione quando i prezzi delle materie prime sono così bassi, la crescita è debole e vi è un tremendo eccesso di produzione in Asia. Inoltre, non dimentichiamo che la FED ha interrotto il suo programma di acquisti di asset, arrestando la festa di liquidità che regnava dal 2010.

La guerra delle valute è quindi destinata a continuare. Sospetto che la FED non sarà in grado di normalizzare la politica senza arrivare ad un eccessivo rafforzamento del dollaro o in una nuova fase di debolezza del mercato (o entrambi). La FED si troverebbe costretta a rientrare nel gioco delle valute e, da allora, sia che questo accada nei prossimi sei mesi o che non avvenga per altri due anni, temo che raggiungeremo un punto in cui ci renderemo conto che le politiche della banca centrale degli ultimi 5-6 anni sono state un fallimento. Riscopriremo l’ampiezza di questo problema quando QE e tassi a zero produrranno rischi per la stabilità finanziaria se i mercati valutari dovessero diventare overinflazionati e crollare quando la fede nella politica della banca centrale verrà meno.

Quindi quale sarebbe la migliore soluzione? Potrebbe essere la ri-normalizzazione dei tassi di interesse e la ristrutturazione dei debiti, con le dolorose conseguenze che questa causerebbe. Il rovescio della medaglia sarebbe una brutta e profonda recessione, dove i giocatori più indebitati e i più deboli sarebbero portati al fallimento. Il vantaggio sarebbe una successiva fase di forte crescita del capitale correttamente allocato. Ma questa soluzione è la meno invitante politicamente e, pertanto, lo scenario meno probabile.

Sarà invece più probabile un’esplosione dei mercati valutari, che metterà le banche centrali con le spalle al muro. A questo punto, i politici di tutto il mondo prenderanno le redini delle banche centrali e vedremo un enorme stimolo fiscale, in cui verrebbe stampata moneta in modo da stimolare la domanda di nuove opere pubbliche e nuovi progetti finanziari dai governi (il cosiddetto “helicopter money”- metafora che riprende l’immagine usata dal premio Nobel Friedman per descrivere un aumento dell’offerta di moneta che piove dal cielo). L’inflazione non tornerà in un contesto di tassi negativi e quantitative easing, bensì con una vendetta una volta che ci renderemo conto che il paradigma attuale è destinato a fallire e vedremo un cambiamento di rotta verso l’elicottero”.