Usa: decisione sui tassi e proiezioni economiche del FOMC

Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

L’agenda macro di oggi, mercoledì 22 settembre, si presenta particolarmente
interessante. In mattinata ci sarà la riunione del consiglio generale della BCE
seguito successivamente, nel primo pomeriggio, dalla riunione della BOE in
materia di decisione sul tasso di interesse e allentamento quantititivo totale
della Gran Bretagna. Saranno inoltre pubblicati sul fronte americano i dati sulle
partite correnti del secondo trimestre, seguiti dai dati sule richieste iniziali dei
sussidi di disoccupazione ed infine ritornando all’Eurozona, siamo in attesa dei
dati sulla fiducia dei conumatori.

Sul fronte europeo, secondo quanto comunicato dall’Institut national de la
statistique et des études économiques (Insee, l’ente nazionale di statistica di
Parigi), in settembre l’indice della fiducia delle aziende cala in Francia a 102 pts
dai 103 pts della lettura finale di agosto, in linea con il consensus. L’indice è
elaborato attraverso un’indagine condotta tra circa 4.000 imprenditori francesi di
un’ampia gamma di settori.

Sul fronte asiatico, l’indice dei prezzi core del Giappone stilato dalla Bank of
Japan (BoJ) è salito dell’1,9% annuo in agosto, in ulteriore accelerazione rispetto
all’1,8% di luglio e in linea con il consensus. La settimana scorsa il ministero
nipponico di Affari Interni e Comunicazione aveva comunicato che la crescita
dell’indice dei prezzi core del Sol Levante (al netto degli alimenti freschi e
benchmark su cui la BoJ ha il target del 2%) è cresciuto in agosto al 2,8% annuo
dal 2,4% di luglio, sui massimi dal 2,9% dell’ottobre 2014.

Sul fronte statunitense, come ampiamente previsto dal mercato la Federal
Reserve (Fed) aumenta ancora i tassi d’interesse Usa di 75 bps, portandoli in un
range compreso tra il 3,00% e il 3,25% (sui livelli più elevati dal 2008). Lo aveva
già fatto in occasione dei meeting del Federal Open Market Committee (Fomc) di
giugno e luglio. La stretta monetaria della Fed è però tutt’altro che finita: l’istituto
di Washington prevede infatti di portare il costo del denaro al 4,25% – 4,50% per
fine anno (contro il 3,25% -3,50% delle stime di giugno) e al 4,50% – 4,75% nel
2023.

Il cross euro/dollaro vale 0,9826 in calo di 0,05%, mentre il cambio euro/yen si
attesta su 143,20 in rialzo dell’1,01% e il cambio usd/jpy scambia a 145,71 in
rialzo di 1,02%.

Derivati sul greggio in ribasso. Il futures sul Brent perde lo 0,02% a USD 89,81
il barile, mentre WTI Usa scende dello 0,12% a USD 82,84.

Stamane il Bund future ha aperto a 141,12 il Btp future a 115,54. Lo spread
Btp/Bund riparte da 226 pts, con il rendimento del nostro Btp decennale al
4,154%.

Apertura negativa per le borse europee, con Piazza Affari che perde più di un
punto percentuale. Complessivamente negativi i titoli bancari. In ribasso
Ferrari, Leonardo, Moncler, Tenaris e Stellantis. In ribasso invece Telecom e
Atlantia.

Azionariato asiatico negativo stamane con il Nikkei 225 della borsa di Tokyo
che scende dello 0,58%, Hong Kong del 2,01%, Shanghai dello 0,28%, Seoul
dello 0,63%, e Sidney dell’1,56%. Come ampiamente previsto la Federal
Reserve (Fed) ha aumentato ancora i tassi d’interesse Usa di 75 bps, portandoli
in un range compreso tra il 3,00% e il 3,25%. A deprimere i mercati, però, è
stata soprattutto l’ammissione da parte del chairman Jerome Powell che una
recessione potrebbe essere il prezzo da pagare per riportare l’inflazione su
livelli accettabili. In attesa delle pronunce di diversi altri istituti centrali (da
quello della Svizzera alla Bank of England), come previsto intanto la Bank of
Japan (BoJ) ha lasciato ancora i tassi d’interesse sullo 0,10% in negativo.

La Borsa di New York ha chiuso la seduta in deciso ribasso. Il Dow Jones ha
perso l’1,70 %, l’S&P 500 l’1,71%, mentre il Nasdaq Composite l’1,62%. Tra i
titoli in evidenza General Mills +5,68%. Il gruppo alimentare ha comunicato
risultati per il primo trimestre dell’esercizio 2023 segnati da una crescita dei
profitti netti da USD 627 mln, pari a USD 1,02 per azione, a USD 820 mln, e
USD 1,35. Su base rettificata l’eps si è attestato a USD 1,11 contro gli USD 1,00
del consensus. Nei tre mesi allo scorso 28 agosto il colosso dei cereali (che
vanta in portafoglio marchi come Cheerios, Betty Crocker ma anche i gelati
Häagen-Dazs) ha registrato un progresso delle vendite del 3,9% annuo a USD
4,72 mld, in linea con le attese del mercato. Performance che è stata trainata
dalle attività in Nordamerica (10% la crescita organica nel retail, 19% quella
nel segmento pet food), a fronte di un crollo del 30% per le vendite sui mercati
internazionali.