Tra Usa ed Europa, potenzialità maggiori nel Vecchio Continente

Adrian Hilton, gestore obbligazionario europeo e Andrea Carzana, gestore azionario europeo di Columbia Threadneedle intervengono all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle incertezze politiche dell’Eurozona

Le incertezze legate alle prossime elezioni politiche che si terranno in alcuni paesi dell’Eurozona stanno penalizzando solo i titoli di stato francesi e quelli dei paesi ‘periferici’. Credete che la volatilità degli spread possa offrire opportunità di acquisto per i bond? Se sì su quali duration?

Adrian Hilton, gestore obbligazionario europeo: Le obbligazioni dei paesi della periferia dell’Europa rimangono sotto pressione con l’avvicinarsi delle elezioni in Olanda e Francia. I titoli di stato francesi, gli Oat, sono saliti da 20 punti base sul tratto a dieci anni a oltre 70 punti base nel corso degli ultimi sei mesi. Il candidato alle presidenziali, François Fillon, sembra aver utilizzato fondi parlamentari a favore dei membri della sua famiglia e il suo vantaggio è sceso a favore dell’ala destra, con il supporto alla candidata anti-Ue Marine Le Pen che appare robusto.

Il restringimento degli spread negli ultimi anni ha implicato una forte riduzione della ridenominazione del rischio. Riteniamo giustificata qualche correzione, soprattutto per la crescente popolarità di partiti anti-euro in numerosi paesi dell’Eurozona.

Un fattore altrettanto importante dell’ampliamento è la previsione dell’acquisto ridotto dei paesi “non core” con il programma di Qe della Bce a partire da aprile. E il mercato si sta già muovendo per scontare un eventuale tapering del programma dalla fine del 2017, erodendo ulteriormente il supporto per la periferia.

Secondo noi i rischi politici sono una realtà ma non vanno esagerati. Continuiamo a credere che le possibilità di una “Frexit” rimangano molto basse, ad esempio, e un’ulteriore riduzione potrebbe rendere interessanti i bond francesi su base relativa. Riconosciamo inoltre i seri problemi strutturali esistenti, in particolare in Italia dove il contesto politico attualmente non è favorevole alle riforme strutturali richieste per garantire una crescita sostenibile nel lungo termine. Rimaniamo dunque pessimisti sulle prospettive delle obbligazioni italiane rispetto alle obbligazioni dell’Eurozona.

Al contrario, i listini azionari hanno dimostrato una buona tenuta. Le Borse del Vecchio Continente godono di fondamentali solidi, scontano una fase di maggiore crescita e recupero dell’inflazione o si tratta solo dell’effetto traino esercitato dai record di Wall Street?

Andrea Carzana, gestore azionario europeo: Tra il 2015 e il 2016 l’Europa è passata da inflow netto ad outflow netto. Oggi questa dinamica dei deflussi si sta riducendo. Gli indicatori macro sono positivi ma resta l’incognita politica. Se questa incertezza politica si attenuerà ci saranno spazi interessanti. L’Europa ha uno sconto del 20% in materia di price/earning rispetto agli Usa. Soprattutto sul dividend yield gli Usa hanno il 2% e l’Europa ha un 3,4%. Anche su questo fronte sta raggiungendo livelli di valutazione difficili da ignorare. I fondamentali non sono molto economici ma il quadro è decisamente cambiato rispetto a dieci anni fa. Le banche si sono ricapitalizzate in questi anni, le grandi aziende industriali hanno realizzato ingenti tagli di costi e opere di razionalizzazione. Quando tornerà la crescita, la valutazione sarà di nuovo interessante perché gli utili sono molto bassi. Tra Usa ed Europa vediamo maggiori potenzialità nel Vecchio Continente. Gli Usa sono avanti in termini di crescita e di tassi e le problematiche politiche sono minori. Il mercato si è focalizzato solo sugli aspetti positivi fino a oggi, ma potrebbero emergere delle incognite strada facendo, ossia durante l’amministrazione Trump. Se  Wall Street correggerà, l’Europa ne sarà influenzata ma dipende dai settori. Il vero punto interrogativo è se in Europa questa crescita sia sostenibile.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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